La linea di Genova può produrre oltre 300 MW di stack all’anno.
Un container da 1 MW che produce circa 500 chili di idrogeno al giorno. È il dato più concreto dell’annuncio con cui a metà settembre Ansaldo Green Tech ha comunicato di aver completato, nel proprio stabilimento di Genova, la nuova linea ad alto volume di stack per elettrolizzatori AEM (Anion Exchange Membrane). Il secondo dato riguarda la scala: la linea ha una capacità produttiva superiore a 300 MW all’anno. La notizia ha ormai circa un mese, e a questa distanza conviene leggerla meno come annuncio e più come una serie di numeri da mettere a confronto.
Cinquanta chili in più al giorno
Per capire se 500 chili al giorno siano tanti o pochi serve un termine di paragone. Il più vicino risale al 2023, quando la tedesca Enapter aveva presentato quello che definiva il primo elettrolizzatore AEM di classe megawatt al mondo. Era un sistema da 1 MW, la stessa taglia del container genovese, che produceva circa 450 chili di idrogeno al giorno. A parità di potenza, quindi, la soluzione di Ansaldo dichiara una cinquantina di chili in più al giorno. Entrambe le cifre però sono indicate come approssimative («circa») e provengono dai produttori, non da misurazioni indipendenti nelle stesse condizioni operative. Sono confronti da prendere con cautela, non classifiche.
Nell’offerta descritta dall’azienda il container da 1 MW è il punto di partenza. Si arriva poi a sistemi multi-MW basati su un’architettura aperta. I due numeri dell’annuncio misurano cose diverse. I 500 chili al giorno riguardano la resa di un singolo impianto. I 300 MW l’anno indicano invece la potenza complessiva di stack che la fabbrica può produrre in dodici mesi, cioè quanta capacità di elettrolisi può uscire da Genova. Non dicono quanta ne verrà installata, né quanto idrogeno verrà prodotto davvero. Secondo l’azienda la linea rappresenta «un passo significativo nell’industrializzazione» della sua tecnologia. Resta da capire chi abbia reso possibile un passo di questa dimensione.
La fabbrica costruita con denaro pubblico
La risposta sta in buona parte nei finanziamenti pubblici. La linea è stata realizzata nell’ambito del progetto «Turnkey Electrochemical Plants for H2 Production», sostenuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dal programma europeo IPCEI Hydrogen. Nel complesso l’iniziativa beneficia di oltre 300 milioni di euro di fondi pubblici destinati allo sviluppo e alla produzione industriale di elettrolizzatori AEM. Una cifra più precisa compare in un altro comunicato del gruppo Ansaldo Energia, che parla di un contributo del governo italiano di 317 milioni di euro, erogato tramite il Ministero delle Imprese e del Made in Italy nel quadro del progetto IANUS.
Anche il calendario è definito. Secondo il registro dei progetti IPCEI Hydrogen della Commissione europea, il progetto è partito a gennaio 2023 e ha come data di completamento gennaio 2029. Lo stesso registro indica due obiettivi distinti: un asset produttivo da 300 MW l’anno e una flotta installata da 350 MW. Messi uno accanto all’altro, i due numeri fanno sorgere una domanda. Una fabbrica capace di produrre oltre 300 MW di stack in un solo anno è legata a un progetto che, in circa sei anni, prevede di installare in tutto 350 MW. La capacità produttiva è quindi dimensionata ben oltre l’installato che il progetto stesso si propone di raggiungere.
Troppe fabbriche, poco idrogeno
Per questo la linea genovese non va giudicata soprattutto sul dato dei megawatt di fabbrica, che indica un potenziale, né sui 50 chili in più al giorno rispetto al riferimento di Enapter del 2023. Contano sul piano tecnico, ma pesano poco se gli impianti non escono dallo stabilimento. Il punto è trasformare megawatt producibili in megawatt ordinati e poi installati. Prima viene la potenza della fabbrica, poi la potenza installata sul campo, e solo alla fine l’idrogeno prodotto, che è quello di cui il mercato ha bisogno.
Il sostegno pubblico, PNRR, IPCEI Hydrogen e i 317 milioni del progetto IANUS, ha reso possibile costruire la capacità. Non può garantire che venga usata. In un settore con più offerta che domanda, l’offerta italiana si aggiunge alle altre e dovrà conquistare clienti in concorrenza con produttori che hanno lo stesso problema.
Il dato da seguire da qui a gennaio 2029 è quindi la flotta installata, più della produzione annua di Genova. Il registro europeo fissa l’obiettivo a 350 MW. Se il numero di impianti effettivamente installati salirà verso quella soglia, la fabbrica avrà trovato una domanda. Se resterà piatto, i 300 MW l’anno della nuova linea saranno una capacità in attesa di ordini.




