Fotovoltaico 2025: 70% della nuova capacità, ma gli scenari lo trattano ancora come marginale.

È un’obiezione che si sente spesso, al bar come in una riunione di condominio dove si discute se mettere i pannelli sul tetto: «il solare va bene, ma resterà sempre una quota piccola». I dati dell’anno scorso raccontano un’altra storia. Nel 2025 circa il 70% di tutta la nuova capacità di generazione installata nel mondo era fotovoltaica: sette nuovi impianti su dieci, misurati in potenza, funzionavano con il sole. Lo riporta un articolo pubblicato lo scorso agosto da pv magazine, che ricostruisce cinquant’anni di ricerca sugli scenari energetici e arriva a una conclusione netta: entro il 2050 il fotovoltaico potrebbe fornire circa il 61% dell’elettricità mondiale. Non è una certezza, ma è una stima che vale la pena conoscere prima di prendere decisioni su tetto, bolletta o investimenti.

Sette impianti su dieci: il solare non è più una nicchia

Partiamo da quello che è già successo, non dalle previsioni. Nel corso del 2025 nel mondo sono stati aggiunti quasi 700 gigawatt di nuovi impianti fotovoltaici, e il totale installato ha raggiunto circa 3 terawatt. Per avere un’idea: in un solo anno si è costruita poco meno di un quarto di tutta la potenza solare accumulata fino a quel momento.

Anche l’energia effettivamente prodotta è cresciuta molto. Secondo i dati sulla produzione elettrica globale del 2025, la generazione solare è passata da 2.143 terawattora nel 2024 a 2.778 terawattora l’anno scorso, con un aumento del 30% in dodici mesi. Non si tratta quindi solo di pannelli montati e poco usati: l’elettricità che arriva dal sole è aumentata davvero, e in fretta. Resta una domanda: se il mercato reale si muove così, perché tanti scenari usati per orientare le politiche energetiche continuano a disegnare un futuro in cui il solare ha un ruolo secondario?

Gli studi che guardano il futuro con le lenti del passato

La risposta, secondo l’analisi, sta nelle ipotesi con cui vengono costruiti i modelli. Gli scenari energetici sono strumenti complessi: simulano come potrebbe evolvere la produzione di elettricità nei prossimi decenni sulla base di costi, tecnologie disponibili e domanda. Se le ipotesi di partenza sono superate, anche i risultati lo saranno. E una delle conclusioni centrali di un’analisi sul ruolo del fotovoltaico negli scenari energetici è proprio questa: molti studi sottostimano in modo sistematico l’energia solare.

Il primo problema riguarda i costi. Circa il 18% degli studi esaminati ipotizza ancora che nel 2050 un impianto fotovoltaico su scala industriale costerà più di 500 euro per kilowatt. Se un modello parte dall’idea che il solare resterà caro, tenderà a scegliere altre tecnologie per coprire la domanda, e il fotovoltaico finirà per pesare poco nel risultato finale. È un po’ come pianificare l’acquisto di un computer oggi usando i listini di vent’anni fa: la conclusione sarà che conviene comprarne pochi.

Il secondo problema è più tecnico ma ha conseguenze concrete. Solo il 16% degli studi sui sistemi energetici interamente rinnovabili distingue, almeno nelle linee di base, tra grandi impianti a terra e impianti sui tetti. Sono due cose molto diverse per costi, dimensioni, collocazione e per chi li possiede: da una parte i parchi solari delle aziende energetiche, dall’altra i pannelli sopra una casa, un capannone o un condominio. Trattarli come un’unica categoria significa perdere per strada una parte importante di come il solare si diffonde davvero. Vale la pena ricordare che questo filone di ricerca non è nato ieri: gli studi sui sistemi al 100% rinnovabili, come ricostruisce una rassegna sulla storia di queste ricerche, sono cominciati a metà degli anni Settanta, spinti dall’impennata dei prezzi del petrolio. In mezzo secolo il quadro tecnologico è cambiato radicalmente, ma non tutte le ipotesi dei modelli hanno tenuto il passo.

Il 61% al 2050 e cosa cambia per chi decide oggi

Se si correggono queste distorsioni, quanta elettricità potrebbe arrivare dal sole? L’analisi propone una stima basata su una relazione osservata nei dati tra le ore di pieno carico degli impianti (cioè, semplificando, quanto rendono in un anno rispetto alla loro potenza massima) e la quota di fotovoltaico nel sistema elettrico. Ne risulta che entro il 2050 il solare potrebbe coprire circa il 61% dell’elettricità mondiale. È bene leggerlo per quello che è: uno scenario costruito su una relazione empirica, non una promessa. Ma è uno scenario molto diverso da quello di chi immagina il solare come una fonte di contorno.

Cosa significa per una famiglia o un’impresa? Non che qualunque impianto convenga sempre e ovunque: la resa dipende dall’esposizione del tetto, dai consumi, da quanta energia si riesce a usare mentre il sole splende, e ogni caso va valutato con numeri propri. Significa piuttosto che nei prossimi anni il peso del fotovoltaico nel sistema elettrico è destinato con buona probabilità ad aumentare, e che le scelte di lungo periodo, da un impianto sul capannone a un piano energetico aziendale, dovrebbero tenerne conto. Il criterio pratico è semplice: quando qualcuno sostiene che il solare resterà marginale, conviene chiedersi su quali ipotesi di costo e su quali tipologie di impianto si basa quella previsione.

Il solare è già oggi la tecnologia che cresce di più, e gli scenari che lo relegano a comprimario rischiano di orientare male investimenti e decisioni pubbliche. Chi sta valutando un impianto, un contratto di fornitura o una strategia energetica può ragionevolmente aspettarsi che il fotovoltaico conti sempre di più, e farebbe bene a diffidare delle previsioni costruite su costi e categorie che i numeri del 2025 hanno già superato.