Acquisita tra 2018 e 2019, già nel 2024 la casa madre doveva iniettare capitale.
A fine agosto Shell ha completato la cessione del 100% di Sonnen, azienda tedesca dell’accumulo residenziale, a Tiven, asset manager internazionale e family office. Lo conferma la stessa Shell. Il paradosso è che la vendita arriva mentre il mercato dell’accumulo mostra segnali di potenziale ripresa. I numeri, però, raccontano un’altra storia: secondo la ricostruzione di QualEnergia.it, basata sul quotidiano economico-finanziario tedesco Handelsblatt, l’acquisto non ha dato i frutti sperati. E le cifre lo mostrano.
Da 550 milioni a un miliardo di perdita: la parabola di Sonnen
Secondo Handelsblatt, Shell aveva investito circa 550 milioni di euro in due operazioni, tra il 2018 e il 2019, per arrivare al controllo totale dell’azienda. Una fonte specializzata, ESS News, indica una cifra inferiore, quasi 500 milioni nel solo 2019. La differenza tra le due ricostruzioni è secondaria rispetto al saldo finale: sempre Handelsblatt descrive la rivendita come una perdita da un miliardo di euro per Shell.
Non è difficile capire perché. Già nel 2024 la casa madre aveva dovuto iniettare nuovo capitale semplicemente per mantenere operativa Sonnen. In altre parole, l’azienda non generava abbastanza valore da reggersi da sola: bruciava cassa e assorbiva risorse. Il capitale investito cinque anni prima non è mai tornato indietro. Tra il 2018 e il 2019, quando Shell scommetteva sulle batterie domestiche, l’accumulo residenziale sembrava una porta d’ingresso promettente nella transizione energetica. Oggi, per il gruppo, quella porta si è chiusa con una minusvalenza clamorosa.
Il nuovo padrone e la strategia di Shell: ristrutturare per rivendere
La domanda inevitabile dopo un buco del genere è: perché un colosso del petrolio abbandona proprio ora la transizione energetica? La risposta, in realtà, sta nella strategia. Shell non sta solo uscendo da Sonnen: riduce gli investimenti a basse emissioni di carbonio per concentrarsi sulle operazioni upstream e sul trading. Il 3 agosto ha annunciato la vendita della sua unità europea di rinnovabili onshore a TotalEnergies, come riportato da Business Times. La cessione delle rinnovabili onshore va nella stessa direzione: ridurre l’esposizione a settori che non offrono i margini del petrolio e del gas.
Il profilo del compratore di Sonnen conferma l’impressione. Tiven non è un gruppo industriale che vuole sviluppare batterie; verrà assistita da AURELIUS WaterRise, come precisa Energy-Storage.news, e, secondo Handelsblatt, prevede di ristrutturare Sonnen e prepararla per la rivendita. In pratica, la scommessa industriale si trasforma in un’operazione di turnaround finanziario: comprare, ristrutturare, rivendere. Non sorprende che Shell abbia scelto di uscire: il ritorno non c’era, e ogni anno di permanenza aggiungeva costi senza prospettive di ripresa.
Senec e l’accumulo tedesco: chi resta in piedi?
Se Shell esce e Tiven punta a rivendere, non è l’unico segnale di sofferenza nel settore. A metà luglio pv magazine riferiva che EnBW ha chiuso senza successo la ricerca di un investitore per Senec, fornitore di sistemi di accumulo con sede a Lipsia. La conseguenza, secondo lo stesso articolo, è che Senec si concentrerà sul business dei clienti esistenti, con un ridimensionamento dell’organico. Se nemmeno un gruppo come EnBW riesce a trovare un partner, il mercato sta scontando un problema di redditività di fondo.
Il quadro è strutturale, non aziendale. Già a dicembre 2025 pv magazine riportava l’ammissione che un produttore tedesco non può battere i prezzi dei fornitori asiatici. Non è una questione di qualità: è una questione di scala e di costi. Per chi produce batterie in Germania, competere con i volumi asiatici è sempre più difficile. La pressione sui margini, unita alla difficoltà di trovare acquirenti industriali, rende il ridimensionamento più probabile di un rilancio.
Che cosa osservare, allora, nei prossimi mesi? Il numero da tenere d’occhio è il tasso di ridimensionamento degli attivi di accumulo residenziale europei. Se continuerà a salire, la ritirata di Shell e la ristrutturazione di Senec non saranno più casi isolati,
ma i primi segnali di una selezione destinata a cambiare il mercato.




