Produzione rinnovabile +40%, ma il 70% dei progetti è sospeso in attesa di autorizzazioni

A fine agosto il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha rivendicato un numero che suona come una promessa: la produzione elettrica da fonti rinnovabili, ha detto, «negli ultimi tre anni è cresciuta del 40%» e andrebbe aumentata ancora «sbloccando i tanti progetti che sono ancora osteggiati dalle Regioni». Il dato, secondo l’annuncio del ministro delle Imprese, racconta però solo una parte della transizione italiana. Pochi mesi prima, a gennaio, Legambiente aveva fotografato la realtà opposta: su 1.781 progetti rinnovabili in fase di valutazione, oltre il 70% era sospeso in attesa di qualche autorizzazione. È il paradosso di una transizione che accelera nelle slide e frena nei territori.

Il +40% che non basta: un paradosso con il freno tirato

Per capire quanto sia solida la cifra rivendicata da Urso, conviene partire da un numero meno edificante. Nel 2025, secondo Ember, il 49% dell’elettricità italiana è stato generato da fonti a basse emissioni di carbonio, contro una media europea del 71%. L’obiettivo italiano — ricorda ancora Ember — è arrivare al 69% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030.

La forbice è ampia. L’Italia resta una ventina di punti sotto la media dell’Unione sul fronte low-carbon e l’obiettivo del 69% di elettricità da rinnovabili entro il 2030 è un traguardo che richiede un’accelerazione decisa. Un +40% su tre anni può essere un passo avanti, ma non dice nulla sulla velocità necessaria da qui al 2030. E il quadro degli atti, sempre ad agosto, era meno lineare delle dichiarazioni: il Dl Carburanti estendeva fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi sull’accisa del gasolio, per un valore di circa 137 milioni di euro.

Se i numeri nazionali sono già fragili, il quadro si complica ancora di più nei territori dove i progetti dovrebbero nascere.

Chi non fa i compiti: Sardegna, Calabria e 4mila concessioni ferme

Scendendo ai territori, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha indicato la Sardegna come «la prima Regione che non sta facendo i compiti a casa» e la Calabria come la seconda. Il nodo, per il numero uno degli industriali, è tutto nelle autorizzazioni: ha ricordato che ci sono 4mila concessioni ferme e che bisogna capire perché sono bloccate.

Eppure il problema non è solo regionale. A gennaio 2026, secondo Legambiente, su 1.781 progetti in fase di valutazione oltre il 70% era sospeso in attesa di qualche autorizzazione. Il che significa che, al di là delle responsabilità singole di Sardegna e Calabria, il freno autorizzativo riguarda la gran parte dei progetti rinnovabili in coda.

Cosa resta aperto: il decreto di fine ottobre e la scadenza del 2030

Con i progetti bloccati e le Regioni sotto accusa, la palla torna al governo. A fine ottobre è atteso un decreto imprese, di cui Urso aveva già accennato al Meeting di Rimini, con sostegni — non meglio specificati — a rinnovabili e accumuli di energia, semplificazione amministrativa per gli investimenti produttivi aziendali e misure su intelligenza artificiale e robotica applicata all’industria.

Il punto, come spesso accade, non è l’annuncio ma l’attuazione. Il 49% di elettricità a basse emissioni del 2025, sotto la media Ue del 71%, e il target del 69% di rinnovabili al 2030 misurano una distanza che nessun decreto può colmare da solo, se non accompagnato da autorizzazioni più rapide e da una reale semplificazione. Riuscirà il provvedimento di fine ottobre a sbloccare davvero i progetti fermi, o il 69% al 2030 resterà un numero sulla carta?

Il +40% festeggiato dal ministro non cancella i numeri scomodi: l’Italia è sotto la media europea e migliaia di progetti sono ostaggio della burocrazia. La domanda che resta è se il decreto di fine ottobre sarà l’inizio di uno sblocco o l’ennesima promessa.