La Corte UE stabilisce che produrre energia elettrica è produrre un bene, non un servizio

Per anni, in Italia, la parola Bolkestein ha accompagnato ogni discussione sulle concessioni idroelettriche come una condanna. Lo scorso 4 settembre la Corte di giustizia dell’Unione europea ha cambiato il quadro con una sentenza storica per il settore idroelettrico italiano: la produzione di energia elettrica è produzione di un bene, non una prestazione di servizi assoggettata alla direttiva 2006/123/CE. Per le piccole derivazioni, la direttiva Bolkestein smette di applicarsi. Un colpo di scena che nessun comunicato stampa aveva previsto.

Il ribaltamento arriva dopo anni nei quali le centrali idroelettriche erano state inquadrate come un servizio soggetto alla direttiva comunitaria e agli articoli 49 e 57 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Già a maggio 2026, il servizio studi del Parlamento italiano descriveva la gestione delle centrali idroelettriche in questi termini: un servizio fornito dietro retribuzione ai sensi della direttiva Bolkestein e delle norme sulla libertà di stabilimento. Era, in fondo, il riflesso di una stagione lunga. Nel 2011 la Commissione europea aveva aperto la procedura di infrazione n. 2011/2026, contestando l’incompatibilità dell’articolo 12 del decreto legislativo n. 79 del 1999 con la direttiva 2006/123/CE e con il principio della libertà di stabilimento. La procedura venne chiusa il 23 settembre 2021, dopo diverse modifiche normative.

Nel febbraio 2024 il presidente del Consiglio dei Ministri aveva poi avviato un procedimento davanti alla Corte costituzionale per il controllo di costituzionalità dell’articolo 3 della legge regionale n. 17/2023. La questione è arrivata alla Corte di Lussemburgo e la risposta è stata netta: la produzione idroelettrica non è una prestazione di servizi. Per le piccole derivazioni il quadro ora è chiaro. Per le grandi concessioni, il cerchio non si è chiuso.

Francia e Italia: la stessa direttiva, due velocità

Il chiarimento sulle piccole derivazioni non ha spento il fuoco sulle grandi dighe. Il confronto con la Francia è indicativo. Parigi ha chiuso a fine agosto un contenzioso con la Commissione europea durato oltre un decennio sul mancato rinnovo delle concessioni idroelettriche. In Italia, secondo l’analisi pubblicata da QualEnergia.it, la partita non risultava sbloccata e restava relegata a sporadici interventi politici o delle associazioni, bloccando una lunga serie di manutenzioni previste per gli impianti esistenti.

Secondo Paolo Taglioli, direttore dell’associazione idroelettrica, dagli ultimi incontri del Governo italiano a Bruxelles è emersa la piena disponibilità a non andare a gara: «Mi risulta che dagli ultimi incontri del Governo italiano fatti a Bruxelles, anche durante l’estate, sia emersa la piena disponibilità a non andare a gara». Per Taglioli, la Francia ha fatto in modo di non andare a gara e serve una reciprocità con l’Italia; senza, si materializza il rischio di una colonizzazione del settore da parte dei grandi gruppi. Resta da capire se la sentenza di Lussemburgo diventerà una leva nel negoziato con Bruxelles.

La “quarta via” e il rischio di colonizzazione energetica

Se la Francia ha chiuso la sua partita evitando la gara, l’Italia è rimasta al tavolo con Bruxelles. Il governo, secondo quanto riportato, stava negoziando una “quarta via” che prevede l’assegnazione diretta delle concessioni al gestore uscente in cambio di un massiccio piano di investimenti. Per Granella Dolomiti Energia, la linea espressa dai giudici di Lussemburgo potrebbe a questo punto giocare un ruolo anche nella più ampia partita legata alle grandi concessioni. La sentenza riguarda formalmente le piccole derivazioni, ma il ragionamento giuridico — produzione di un bene, non servizio — finisce per proiettarsi sull’intero comparto.

Per il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, l’idroelettrico è una fonte rinnovabile programmabile, essenziale per la sicurezza e la flessibilità del sistema elettrico, e le piccole derivazioni rappresentano una componente importante di questa infrastruttura. È una pronuncia, nelle parole del dicastero, che contribuisce a restituire certezza agli operatori e alle amministrazioni.

Il prossimo indicatore da osservare è la risposta di Bruxelles alla richiesta italiana di reciprocità: se la “quarta via” verrà accettata, le piccole derivazioni potrebbero diventare il laboratorio per l’intero settore idroelettrico. In caso contrario, il blocco delle manutenzioni continuerà a pesare su una fonte rinnovabile programmabile essenziale per il sistema elettrico.