Il gas naturale copre un terzo dell’energia industriale UE, ma la domanda resta rigida.

Poco più di un mese fa, il rapporto diffuso dall’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER) e rilanciato da Il Sole 24 Ore ha dato una misura precisa a un problema più volte citato e raramente quantificato: il gas naturale rappresenta un terzo (il 33%) dell’intero consumo energetico finale dell’industria dell’Unione europea. E oltre il 40% del consumo totale di gas industriale fa capo a tre soli settori hard to abate. Tra questi, l’industria chimica e petrolchimica assorbe da sola il 22% del consumo di gas industriale complessivo dell’UE.

Un terzo dell’energia industriale UE è gas: la fotografia ACER

Il 33% va letto come consumo energetico finale: non capacità installata, ma energia effettivamente consumata nei processi industriali. La concentrazione è il secondo elemento. Il gas non è distribuito in modo uniforme: i tre settori hard to abate individuati da ACER sono chimico-petrolchimico, siderurgico-metallurgico e minerali non metallici, che insieme assorbono oltre il 40% del gas industriale. Il settore chimico-petrolchimico, da solo, pesa per il 22% del consumo complessivo. Queste quote, rilevate a settembre 2026, indicano che la domanda europea di gas industriale resta in larga parte rigida, legata a processi senza alternative facili nell’immediato. Il costo, più della quantità, è il nodo.

Il paradosso Gnl: importiamo il 58% dagli USA e paghiamo il gas 3-5 volte di più

La dipendenza diventa un problema di prezzo perché l’Europa non ha risorse domestiche sufficienti. Secondo ACER, il gas liquefatto proveniente dagli Stati Uniti copre il 58% delle importazioni europee totali di Gnl. È una quota che racconta un paradosso: una dipendenza così marcata dal Gnl statunitense convive con un prezzo che Eurelectric stima da tre a cinque volte superiore a quello degli Stati Uniti. Eurelectric calcola che la mancanza di risorse naturali e la dipendenza dalle importazioni rendano il gas in Europa da tre a cinque volte più costoso che negli Stati Uniti. Non è una differenza marginale: per un’industria che consuma gas in grandi quantità, un costo del gas tre-cinque volte superiore si traduce in uno svantaggio competitivo permanente.

La domanda industriale ha già pagato una parte rilevante del conto. Circa il 45% della riduzione della domanda di gas nell’UE è arrivata dalla domanda industriale sensibile ai prezzi. In altre parole, quando i prezzi sono saliti, una parte importante dell’aggiustamento è passata dalla produzione industriale, con potenziali effetti su quote di mercato e occupazione. Ridurre la domanda non è sempre un segnale di efficienza o di transizione: può significare produzione persa o spostata altrove.

Elettrificare sì, ma non per tutti: il divario 74-31 e la partita del carbonio

L’elettrificazione è la via d’uscita più citata, ma i numeri di Eurelectric mostrano quanto sia asimmetrica. L’industria leggera presenta un potenziale di elettrificazione diretta del 74%; per l’industria pesante hard to abate il tasso scende al 31%. È una forbice ampia: i settori che possono elettrificare quasi tre quarti dei processi convivono con quelli che, sulla base delle tecnologie attuali, possono elettrificarne meno di un terzo. Non è una questione di volontà, ma di chimica e di metallurgia: i processi ad alta temperatura e quelli che usano il gas come materia prima, non solo come fonte di calore, hanno margini molto più stretti.

ACER aggiunge che le opzioni di decarbonizzazione variano ampiamente tra i settori industriali, mentre il prezzo del carbonio e la concorrenza globale determinano il ritmo e la fattibilità della transizione industriale europea. In questo quadro, il prezzo del carbonio non è un dettaglio regolatorio: è il segnale che può rendere conveniente elettrificare il 74% dell’industria leggera, ma anche il costo che può spingere fuori dall’UE le produzioni più esposte alla concorrenza globale. La transizione, insomma, non procederà alla stessa velocità nei diversi comparti.

Il numero da guardare nei prossimi mesi non è solo il prezzo del gas, ma la distanza tra il 74% di elettrificazione possibile per l’industria leggera e il 31% per quella pesante. Finché quella forbice resterà aperta, l’autonomia strategica europea rischia di restare un titolo, non una strategia. E il gas, anche da tre a cinque volte più caro che negli Stati Uniti, continuerà a pesare per un terzo sull’energia finale dell’industria dell’UE.