Conto capitale assegnato a 38.390 soggetti, ma gli impianti attivi coprono meno del 10% dei 5 GW previsti.

Lo scorso 28 agosto il GSE ha pubblicato l’ottavo atto di concessione previsto dall’articolo 27 del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19 per la misura PNRR M2C2 Investimento 1.2 “Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo”. Dentro ci sono due numeri che non stanno insieme: 1.014,5 milioni di euro già concessi a 38.390 soggetti, e 523,6 MW di impianti di comunità energetiche effettivamente attivi a fine agosto. Meno del 10% dei 5 GW previsti dal DM 414/2023.

Un miliardo di euro già assegnato, 523 MW in esercizio

Le risorse totali della misura ammontano a 1.041,5 milioni di euro, secondo la scheda della facility CACER pubblicata dal GSE; il beneficio è erogato sotto forma di contributo in conto capitale. Sul portale del Mase la dotazione finanziaria della misura, a esito della riprogrammazione, risulta pari a 795,5 milioni di euro. Non è una differenza di poco conto, ma il vero divario è un altro: la distanza tra il denaro impegnato e la potenza entrata in esercizio. Al 31 agosto 2026, come riporta Solare B2B, risultavano attive 6.161 configurazioni di comunità energetiche, con circa 62.000 aderenti e 523,6 MW di impianti.

La sproporzione è il cuore del problema. Un contributo concesso entra nella contabilità del Pnrr, ma non produce energia finché l’impianto non viene realizzato e allacciato. Il beneficio è erogato in conto capitale, quindi finanzia l’investimento, non i megawattora prodotti. La somma delle concessioni doveva costituire il target da conseguire entro il 30 giugno 2026: ora quel termine è alle spalle e l’esecuzione resta ferma a circa un decimo dell’obiettivo di potenza. Restano due domande: perché il denaro non si è trasformato in impianti? E cosa succederà alle richieste ammesse?

Il paradosso: 48.750 domande e un target già scaduto

Per capire perché il denaro non si è trasformato in impianti bisogna guardare alle domande e al calendario. Secondo dati del GSE riportati da Solare B2B, tra l’8 aprile 2024 e il 30 novembre 2025 sono state presentate 48.750 richieste di accesso ai contributi Pnrr per la costituzione di comunità energetiche. Di queste, 29.820 sono state ammesse. Il problema non è la carenza di richieste: la domanda c’è, il collo di bottiglia è nella fase di realizzazione.

Non è un’anomalia solo italiana. All’inizio del 2025, secondo la Corte dei conti europea, solo il 27% dei comuni europei con oltre 10.000 abitanti ospitava una comunità energetica, contro l’obiettivo dichiarato di una per comune. Anche in Italia la distanza tra pratiche e impianti è ampia. Il target Pnrr del 30 giugno 2026 è ormai alle spalle: se al 31 agosto la potenza attiva era ferma al 10% dei 5 GW, il nodo non è la quantità di richieste accolte ma la capacità di trasformare le concessioni in megawatt.

Scorrimenti, rinunce e un divario da quasi 4,5 GW

Eppure il GSE annuncia che potranno arrivare altre concessioni: l’ottavo atto prevede ulteriori pubblicazioni per assegnare le risorse aggiuntive residue e quelle disponibili per effetto di scorrimenti e rinunce. Il GSE invierà anche un’e-mail ai contatti indicati in fase di richiesta per informare della pubblicazione dell’atto. Ma la partita vera è un’altra: quanti dei 38.390 progetti già ammessi al contributo diventeranno impianti.

Il divario attuale si misura in potenza: 523,6 MW contro 5.000 MW. Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è il miliardo già assegnato, ma la distanza tra i 6.161 impianti attivi e i 5 GW del DM 414/2023. Se il prossimo monitoraggio non mostrerà un’accelerazione dei megawatt installati, il Pnrr rischia di aver pagato la burocrazia, non la transizione.