La capacità installata britannica supererà il tetto della domanda di Dynamic Containment, saturando il mercato FCR
Entro la fine dell’anno, secondo Timera Energy, la capacità installata di batterie nel Regno Unito supererà il limite superiore della domanda di Dynamic Containment, che nell’ultimo anno si è mantenuta per lo più tra 0,8 e 1,6 GW. Il mercato che doveva assorbire questa flotta è già saturo. Lo scorso 21 settembre Helmut Spindler, general manager per trading e ottimizzazione di Volue, ha detto a ESS News che il denaro facile è finito.
Il paradosso del mercato saturo
Il ragionamento parte da un paradosso misurabile in gigawatt. Mettere semplicemente una batteria nel mercato FCR è ciò che tutti facevano in Germania e nel Regno Unito, dove il servizio è chiamato Dynamic Containment. Quel mercato è diventato saturo. I mercati di frequenza-risposta erano stati progettati per mantenere stabile la rete, non per assorbire una flotta di batterie in rapida crescita: quando più sistemi di stoccaggio competono per gli stessi contratti, i rendimenti si riducono. La domanda della rete britannica per i servizi DC — somma di DCL e DCH — è rimasta nell’ultimo anno prevalentemente tra 0,8 e 1,6 GW. Con la capacità installata destinata a superare il tetto di 1,6 GW entro la fine dell’anno, l’offerta di batterie supera la domanda del servizio che finora ne ha sostenuto i ricavi.
Non è soltanto una questione britannica. Spindler ricorda che lo schema FCR, o Dynamic Containment, era la porta d’ingresso per tutti. In Germania, però, il quadro dei ricavi si è già spostato altrove: nel corso del 2026 il trading intraday continuo si è ripetutamente classificato tra i flussi di ricavi standalone più forti. Se il mercato della frequenza non paga più, il denaro si sposta dove contano volatilità e rapidità di esecuzione.
Due batterie identiche, due destini
La risposta di Volue non è comprare batterie migliori, ma controllare le decisioni di trading. Nel white paper intitolato “From Asset to Algorithm”, pubblicato a settembre, l’azienda sostiene che, con più batterie connesse e costi di sistema ridotti, gli asset hardware raramente sono la fonte della differenziazione. Il divario di valore, secondo Volue, si crea ora nella sala di trading piuttosto che nella fase di approvvigionamento. Sono il trading e l’ottimizzazione, non l’acquisto dell’hardware, a determinare i rendimenti delle batterie.
È qui che il discorso diventa concreto. Spindler spiega che la maggior parte del denaro sta nella decisione di allocare la capacità tra i mercati; poi c’è l’esecuzione intraday, con trading continuo tramite algoritmi, non una volta al giorno. Volue arriva a sostenere, e Timera Energy lo riporta, che due batterie identiche possono ottenere rendimenti molto diversi a seconda di chi controlla la strategia di trading. Per chi opera nell’arbitraggio energetico, raccogliere i ricavi lungo l’intera pila di valore dei BESS richiede competenze forti di trading e ottimizzazione, ed è questo a differenziare gli operatori. Chi possiede solo la batteria, senza la sala di controllo, resta esposto alla stessa merce e agli stessi prezzi.
La prossima compressione
Il monito di Volue non si ferma qui. L’azienda prevede che il valore continuerà a spostarsi verso il trading all’ingrosso e in particolare verso l’intraday continuo, ma avverte che la stessa compressione dei margini finirà per seguirlo anche lì. Il mercato della frequenza ha già mostrato la sequenza: prima i rendimenti facili, poi l’affollamento, infine la saturazione. La domanda resta aperta: chi sarà in grado di differenziarsi quando anche gli algoritmi diventeranno commodity?
Il mercato delle batterie non premia più chi le possiede, ma chi decide come farle lavorare. La prossima compressione dei margini non è un’ipotesi: è solo questione di tempo — e di algoritmo.




