Il progetto britannico prevede 600 MW di accumulo contro 400 di pannelli, con un investimento sostenuto da CVC
Quattrocento megawatt di solare, seicento di batterie. Il Beacon Fen Energy Park, nel Regno Unito, rovescia la proporzione che di solito definisce un impianto fotovoltaico: lo stoccaggio non è un’aggiunta, ma la componente più grande del progetto. La notizia è arrivata lo scorso 21 agosto, quando la fonte di settore ha riportato il Development Consent Order ottenuto da Low Carbon. Una volta costruito, il sito avrà una capacità installata di 400 MW di solare e 600 MW di accumulo a batteria co-locato.
Il dato che sorprende non è la somma — mille megawatt complessivi — ma il peso relativo delle due tecnologie. In un parco fotovoltaico tradizionale, le batterie servono a spostare verso sera l’energia prodotta nelle ore centrali della giornata. Qui il rapporto è invertito: 600 MW di accumulo contro 400 MW di pannelli. Il progetto vale più come batteria che come campo fotovoltaico. Il confronto con l’esistente dà la misura della scala: una volta completato, il sito sarà più grande di qualsiasi parco solare in funzione nel Regno Unito.
Le stime diffuse da Low Carbon aiutano a capire l’ordine di grandezza: l’impianto ha il potenziale di generare ogni anno elettricità pulita sufficiente ad alimentare circa 130.000 abitazioni britanniche, evitando circa 72.000 tonnellate di CO₂ all’anno. Va detto con chiarezza: si parla di energia prodotta stimata, non di potenza erogata in ogni istante. E si parla di un progetto approvato, non di un impianto già in funzione.
Il miliardo di CVC e la pipeline di Low Carbon
Se un progetto di questa scala arriva alla decisione governativa, è perché alle spalle c’è un motore finanziario in grado di sostenerlo. Low Carbon non è un operatore marginale: a dicembre aveva ottenuto un investimento superiore a 1 miliardo di sterline dalla società di private equity CVC, e a gennaio aveva completato un rifinanziamento del debito superiore a 500 milioni di sterline per accelerare pipeline e costruzione nel Regno Unito, in Germania e in Polonia.
La sequenza dice qualcosa sul modo in cui il capitale privato sta accelerando i progetti. Prima l’ingresso di CVC, poi il rifinanziamento, infine il permesso. Non è un progetto isolato che cerca una banca disposta a finanziarlo: è una piattaforma di sviluppo che si è già assicurata i capitali per spingere avanti più impianti in parallelo. Il fatto che il rifinanziamento serva, come scrive la fonte, ad accelerare la pipeline in tre paesi, indica che Beacon Fen va letto all’interno di una strategia, non come un singolo azzardo industriale.
L’opposizione di Sleaford e il ritmo delle approvazioni
Dalla finanza alla politica il passo è breve. Il progetto ha incontrato una consistente opposizione locale, compresa quella della deputata conservatrice Caroline Johnson, eletta per Sleaford and North Hykeham. Per chi vive sul territorio, Beacon Fen non è un numero su un foglio, ma un’infrastruttura che occupa suolo e ridisegna il paesaggio. È il terreno di scontro tipico del solare utility-scale, dove i tempi promessi dal governo si misurano con la durata reale delle contestazioni.
Beacon Fen, intanto, non è che l’ultimo tassello di una serie. Secondo i dati del governo, da luglio 2024 sono stati approvati 30 progetti di energia pulita di rilevanza nazionale, sufficienti ad alimentare l’equivalente di oltre 19 milioni di abitazioni: una media di più di una decisione al mese per oltre due anni. Nelle prime due settimane di luglio, come riportava la fonte citata, il dipartimento aveva approvato il progetto solare One Earth da 740 MW, quello East Riding da 320 MW e quello Dean Moor da 150 MW. E una settimana prima della decisione su Beacon Fen erano arrivati i via libera per i parchi solari di Peartree Hill e di Dean Moor. Sotto la guida di Ed Miliband, il DESNZ ha concesso DCO a grandi progetti solari e di stoccaggio, e l’ultimo mese del suo mandato ne ha visti diversi altri.
La domanda che resta aperta non è quanti altri gigawatt verranno approvati nei prossimi mesi, ma quanti di questi impianti riusciranno a passare dalla carta al cantiere senza impantanarsi nell’opposizione locale. Il ritmo delle approvazioni misura la volontà politica, non la capacità di costruzione: tra il permesso e il primo megawatt in rete ci sono ricorsi, varianti, tempi di connessione. Beacon Fen, con il suo gigawatt distribuito tra pannelli e batterie, è un buon modo per misurare la distanza tra le due cose.




