La strategia prevedeva 2,5 GW al 2030, ma dal 2021 sono già stati autorizzati 12 GW
Due numeri bastano a inquadrare il caso spagnolo. La Estrategia de Inteligencia Artificial 2024 stima che al 2030 la Spagna avrà bisogno di 2,5 GW di potenza di calcolo, pari a una domanda elettrica compresa tra 3,5 e 4 GW. Dal 2021, invece, sono già stati concessi più di 12 GW di diritti di accesso e connessione alla rete per centri dati. Lo si legge nel progetto di decreto sui centri dati sostenibili diffuso il 27 agosto dal MITECO. Il confronto non è perfetto: una cosa è la potenza di calcolo, un’altra i diritti elettrici. Ma anche usando la stima elettrica più alta della strategia nazionale, i 12 GW già autorizzati equivalgono a circa il triplo della domanda che la Spagna riteneva necessaria per il 2030.
2,5 GW di stima, 12 GW di concessioni: la bolla dei data center spagnoli
Il dato sorprendente non è soltanto la distanza tra previsione e realtà, ma il fatto che sia stato il governo stesso a metterla nero su bianco. La strategia nazionale per l’intelligenza artificiale non è un documento marginale: è il quadro con cui la Spagna aveva pianificato la propria capacità di calcolo. Prevedeva 2,5 GW di potenza di computazione nel 2030, traducibili in 3,5-4 GW di domanda elettrica. Nel frattempo, però, i diritti di accesso alla rete concessi dal 2021 hanno già superato i 12 GW. In altre parole, la rete elettrica spagnola ha promesso più di quanto la strategia considerasse necessario, e con anni di anticipo.
Il progetto di decreto non si limita a prendere atto del sorpasso. Introduce un vincolo preciso: i centri dati dovranno consumare energia rinnovabile per almeno l’80%, e questo obbligo resterà in vigore fino a quando la generazione rinnovabile non supererà il 90% del mix elettrico spagnolo. È un’asticella alta, pensata per evitare che la nuova domanda si traduca in un aumento delle emissioni o in una pressione insostenibile sulla rete. Ma è anche un intervento che arriva quando molti progetti sono già in fase avanzata, non una pianificazione ordinata a monte.
La domanda che resta aperta è come la Spagna sia arrivata a questo punto pur avendo una strategia nazionale. Una parte della risposta sta nel fatto che la pianificazione elettrica e quella digitale hanno viaggiato a velocità diverse: la prima ragionava su scenari di lungo periodo, la seconda si è confrontata con richieste di connessione arrivate ben prima del 2030. Il decreto tenta di ricucire questo scarto, ma lo fa quando i permessi sono già stati concessi.
L’Irlanda come specchio: quando i data center mangiano la rete
Per capire se il caso spagnolo sia un’anomalia o un modello, basta guardare all’Irlanda. Nel 2024 il 22% del consumo elettrico irlandese è stato assorbito dai data center. EirGrid stima che la quota salirà al 31% entro il 2034 nel suo scenario di crescita mediano. Non si tratta di una proiezione teorica: è il tracciato di un paese in cui la domanda dei centri dati è diventata un fattore strutturale del sistema elettrico.
Il contesto europeo spiega perché Bruxelles guardi con attenzione a questi numeri. L’Unione europea punta a triplicare la capacità di data center entro il 2035. È un obiettivo ambizioso, ma porta con sé un problema di dipendenza: secondo il MITECO, più dell’80% dei servizi cloud e il 90% dei dati europei sono controllati da aziende statunitensi. La spinta europea su etichettatura e rinnovabili non è quindi solo ambientale: è anche un tentativo di governare una capacità che rischia di crescere fuori dal controllo delle reti nazionali.
Se l’Irlanda è l’avvertimento, la Spagna è il prossimo banco di prova. I 12 GW già concessi non sono ancora tutti consumi reali, ma rappresentano diritti che potrebbero trasformarsi in domanda effettiva. Il modo in cui verranno gestiti dirà se il decreto spagnolo arriva in tempo o se rincorre un fenomeno già avviato.
Sei mesi per mettersi in regola (o tre, se sei in attesa di rete)
Il progetto di decreto spagnolo non lascia molto margine. I centri dati in fase di autorizzazione avranno sei mesi per adeguarsi ai nuovi requisiti e dimostrarne il rispetto. Il termine scende a tre mesi se il progetto è in attesa della celebrazione di un concorso per l’accesso alla rete elettrica. In alternativa, i promotori potranno rinunciare ai diritti di accesso e connessione senza che vengano eseguite le corrispondenti garanzie.
Sullo sfondo resta la scadenza europea: l’etichettatura dei centri dati prevista dal Regolamento Delegato (UE) 2024/1364 entrerà in vigore ad agosto 2027. Il decreto spagnolo arriva prima, ma con tempi di adeguamento molto più compressi. La vera partita non sarà soltanto il rispetto dell’80% di rinnovabili, ma la velocità con cui i 12 GW già concessi diventeranno consumi reali. Da tenere d’occhio sono la quota di rinnovabili nel mix elettrico spagnolo, che deve superare il 90% per allentare il vincolo, e il ritmo delle nuove connessioni. Se le proiezioni irlandesi sono un anticipo, la Spagna ha pochi mesi per correggere la rotta.




