L’elettrolizzatore AEM unisce l’assenza di iridio dell’alcalino alla flessibilità del PEM, con una stima di 3,86 €/kg
All’inizio di settembre è stato pubblicato un blueprint per una catena di fornitura competitiva nel settore dell’energia oceanica. Per chi lavora sull’idrogeno pulito, però, il dettaglio che fa la differenza è un’altra chimica: la membrana a scambio anionico, o AEM. Niente iridio, niente compromessi tra alcalino e PEM.
Il blueprint dà una cornice industriale. Ma il cuore tecnico della collaborazione tra Repsol e P2H2 è l’elettrolizzatore AEM, una macchina che promette di unire due caratteristiche finora separate: l’assenza di iridio dell’alcalino tradizionale e la flessibilità del PEM.
Niente iridio, niente compromessi
L’elettrolisi alcalina tradizionale non richiede iridio. Il suo limite è un altro: non è adatta alla domanda fluttuante imposta dagli impianti fotovoltaici ed eolici. L’elettrolisi AEM, invece, combina l’approccio senza iridio dell’elettrolisi alcalina con la flessibilità del PEM. Senza bisogno di iridio, gli elettrolizzatori AEM hanno il potenziale di ridurre fortemente il costo di produzione dell’idrogeno.
In un impianto reale questo significa poter seguire le rampe di produzione di un parco fotovoltaico o eolico senza pagare materiali critici. È un vantaggio che si gioca sull’accoppiamento tra chimica e rinnovabili variabili, non su una singola prestazione di laboratorio. Resta però una domanda aperta: quanto costa davvero produrre un chilogrammo di idrogeno con questa tecnologia?
I numeri: 3,86 €/kg, con un percorso a 2,82
Dai risultati del progetto pilota, P2H2 e Repsol stanno esplorando percorsi per una dimostrazione su scala maggiore a livello da 500 kilowatt a megawatt. L’obiettivo dichiarato da Repsol è installare da 600 a 800 megawatt di capacità di idrogeno rinnovabile entro il 2030.
Sul fronte economico, P2H2 stima un costo livellato dell’idrogeno di circa 3,86 €/kg, una riduzione del ~16% rispetto alle tecnologie elettrolizzatrici esistenti. In scenari ottimizzati con accordi ibridi di acquisto di energia rinnovabile, la tecnologia potrebbe raggiungere circa 2,82 €/kg.
La differenza tra le due cifre non è un dettaglio. I 3,86 €/kg sono una proiezione legata alle condizioni del pilota e alla struttura dei costi attuali; i 2,82 €/kg richiedono accordi ibridi di acquisto di energia rinnovabile che riducano il costo dell’elettricità in ingresso. In entrambi i casi, sono stime di P2H2, non prezzi verificati su impianti commerciali. Il percorso è comunque definito: prima un pilota, poi una dimostrazione da 500 kW a MW, infine una capacità installata nell’ordine delle centinaia di megawatt entro il 2030.
La gara è già partita: P2H2 contro Enapter
La promessa economica, però, vale solo se arriva prima la scala. Secondo CB Insights, Power to Hydrogen (P2H2) è un attore leader nello spazio degli elettrolizzatori AEM e un principale concorrente del leader di mercato Enapter. Power to Hydrogen offre soluzioni di elettrolisi dell’idrogeno nel settore dell’energia pulita.
Enapter, dal canto suo, ha già dispiegato un elettrolizzatore AEM commerciale da 1 MW, l’AEM Nexus 1000, dotato di 420 stack AEM modulari e capace di produrre fino a 450 kg di idrogeno al giorno. Non è un prototipo: è un’unità commerciale già dispiegata.
Per chi installa o gestisce impianti di idrogeno, la vera partita non è la chimica ma la capacità di portare l’AEM a scala commerciale. La riduzione del ~16% sul costo livellato è reale solo se la produzione regge il passo della concorrenza: P2H2 ha una stima e un percorso di scale-up, Enapter ha già un megawatt installato.




