Caldo record spinge il gas ai massimi, fiumi europei ai minimi estivi da trent’anni.
Non è un paradosso da manuale: durante un’ondata di caldo che avrebbe dovuto ridurre la domanda di riscaldamento, il benchmark olandese TTF ha scambiato brevemente sopra i 62 €/MWh intraday, ai livelli visti solo all’inizio della guerra con l’Iran, mentre i fiumi europei segnavano i flussi estivi più bassi da oltre trent’anni. I numeri di agosto, ripresi da un’analisi di MarketScale, raccontano esattamente questo: il caldo invece di spegnere i prezzi li ha accesi.
Lo scorso 11 agosto, secondo il Financial Times, il benchmark olandese TTF ha scambiato brevemente sopra i 62 €/MWh intraday, avvicinandosi ai massimi visti dopo l’inizio della guerra con l’Iran. Il 10 agosto aveva chiuso a 60,85 €/MWh, per poi ripiegare nei giorni successivi. Il 19 agosto, come segnalato da Montel, gli investitori avevano aumentato del 4,3% la posizione netta long sul gas TTF per timori sull’offerta; lo stesso giorno, un’interruzione non programmata a Karsto aveva tagliato i flussi di gas norvegesi di 20 milioni di metri cubi, mentre in Italia i prezzi dell’energia erano destinati a salire del 14% in vista di una nuova ondata di calore. Prima ancora che l’autunno arrivasse, il sistema mostrava i segni di una dipendenza dall’acqua e dalla geografia delle interruzioni.
Ma da dove arriva questa pressione? La risposta non è solo nei fondamentali del gas, ma nell’acqua.
La catena dei numeri: 15 miliardi di metri cubi sotto la media
E infatti i numeri raccontano una storia diversa da quella dei mercati: non è solo speculazione. Nel corso delle ondate di calore del 2026, i livelli record del Reno e del Danubio hanno costretto a riduzioni forzate di nucleare, carbone e produzione industriale in tutta Europa, come emerge da un reportage della BBC. La stessa fonte ricorda che il Reno è sceso a livelli record in diverse località in Germania e nei Paesi Bassi, in un contesto di ondate di calore prolungate. Non si tratta di un dettaglio locale: secondo i dati di Copernicus C3S, i fiumi in tutta Europa hanno registrato i flussi estivi più bassi in oltre trent’anni. Quando i fiumi sono bassi, le centrali nucleari e a carbone riducono la produzione: il gas diventa il primo sostituto.
Il meccanismo è questo: quando il caldo riduce la produzione nucleare ed eolica, i sistemi elettrici ricorrono alla generazione a gas e a olio. A dirlo è MarketScale, riprendendo un’analisi di The Conversation. Il gas diventa il margine di flessibilità, e ogni interruzione o timore sull’offerta si traduce in pressione sui prezzi. E qui si inserisce il vero problema: secondo l’analisi di Energy Aspects, l’Europa è entrata nella stagione di iniezione estiva con scorte di gas 15 miliardi di metri cubi al di sotto della media quinquennale. Un deficit che non è solo statistico: ricostituire gli stock a un livello adeguato entro il 1° novembre sarebbe rimasto difficile anche con il recupero delle forniture qatariote nel terzo trimestre del 2026.
E adesso? Il conto alla rovescia per il 1° novembre
Arriviamo così a ottobre, con il traguardo del 1° novembre alle porte. A quel punto, i numeri di agosto dicono che il sistema aveva cominciato l’estate con 15 miliardi di metri cubi di gas in meno rispetto alla media quinquennale. La domanda è semplice e non ha ancora una risposta: quanto è solido un sistema energetico che dipende ancora dal livello dei fiumi e dalla geografia delle interruzioni? Il 1° novembre è vicino, e nessuno ha ancora risposto.




