Monopali posati, ma la prima energia è attesa nel 2027 con i collegamenti elettrici.

A fine agosto 2026 il progetto Baltica 2 ha chiuso la campagna di posa delle fondazioni: tutti i monopali sono al loro posto, 107 per le turbine eoliche e 4 per le sottostazioni offshore. Secondo l’annuncio pubblicato sul sito del progetto Baltica, si chiude così la parte più pesante e meno visibile dell’impianto. Da qui in avanti il ritmo non lo dettano più le navi che piantano acciaio nel fondale, ma i tempi di collegamento elettrico e delle strutture accessorie.

È un passaggio che conta perché trasforma un traguardo di costruzione in una scadenza di mercato. La Polonia ha ora una data concreta da monitorare: la prima metà del 2027.

La montagna d’acciaio sotto il Baltico

Il numero da tenere a mente è 111. Tanti sono i monopali che Van Oord aveva in programma di installare e che ora risultano completati. A maggio 2026, quando la campagna era partita, l’annuncio dell’avvio dell’installazione offshore descriveva monopali di circa 100 metri di lunghezza, diametri superiori a 10 metri e un peso medio di 1.500 tonnellate. A fine agosto, a lavori conclusi, la scheda tecnica diffusa dal progetto indicava esemplari fino a 100 metri, con diametri tra 7,5 e 10,5 metri e un peso di circa 1.900 tonnellate. La differenza tra le due descrizioni non è un dettaglio: dice che la campagna ha movimentato pezzi molto diversi tra loro, con punte ben oltre la media annunciata in partenza.

Per installarli, Van Oord ha impiegato due navi specializzate, Svanen e Aeolus. L’uso di due unità non è banale: lavorare con pezzi da cento metri sul fondale richiede continuità operativa, e avere due mezzi riduce il rischio di bloccare l’intera campagna in caso di maltempo. Il risultato è che la fase di infissione, di solito la più lunga e la più esposta alle condizioni meteo, è alle spalle.

Ma piantare acciaio non basta. Sulle fondazioni andranno installate più di 400 unità di strutture secondarie: gabbie anodiche contro la corrosione, approdi per le navi di servizio e piattaforme interne ed esterne. Il dato più rilevante per Varsavia è un altro: il 75 per cento di queste unità è prodotto in stabilimenti polacchi. È una misura concreta di quanto l’eolico offshore stia spostando, oltre ai chilowattora, anche lavoro industriale dentro il Paese.

Baltic Power è già in rete: chi guadagna il vantaggio

Nel frattempo la concorrenza non è rimasta ferma. Il progetto Baltic Power ha confermato di aver installato la sua ultima turbina, la 76ª, e di aver fornito la prima energia alla rete nazionale a luglio 2026. Il confronto è istruttivo: Baltic Power ha acceso le turbine prima di Baltica 2, ma i due impianti non hanno la stessa scala. Baltica 2, con 1.498 MW di capacità, stima di poter produrre energia eolica per circa 2,4 milioni di destinatari tra famiglie, scuole, ospedali, istituzioni e imprese, secondo i dati di progetto pubblicati sul sito Baltica. La corsa baltica, insomma, non è una gara a chi accende per primo: è una gara a chi trasforma prima la capacità in elettricità davvero immessa in rete.

Il vantaggio di Baltic Power è temporale: ha già dimostrato di produrre. Baltica 2 ha dalla sua la dimensione, ma un impianto più grande è anche più esposto ai colli di bottiglia nelle fasi di collegamento. Da qui in avanti la partita si gioca sulle sottostazioni offshore, non più sui monopali.

Prima metà 2027: il numero da tenere d’occhio

La vera scadenza non è il completamento delle fondazioni, ma il primo kilowattora. Il programma del progetto prevede la prima energia da Baltica 2 nella prima metà del 2027 e la piena operatività commerciale entro la fine dello stesso anno. Fino ad allora basterà guardare a due numeri: l’installazione delle oltre 400 strutture secondarie, con quel 75 per cento prodotto in Polonia, e i tempi di posa dei collegamenti elettrici. Il primo è un indicatore industriale; il secondo è quello che deciderà se la data regge.

Baltica 2 ha vinto la fase più pesante. Ma il traguardo è la prima metà del 2027, e il mercato dovrà guardare non ai monopali, ma ai collegamenti elettrici.