Ad agosto la domanda ha sfiorato i 29 TWh e il prezzo medio ha raggiunto i 180 euro al MWh
Secondo una rilevazione di Staffetta Quotidiana diffusa all’inizio di settembre, in agosto i consumi elettrici italiani si sono avvicinati molto alla soglia dei 29 TWh, con un aumento di quasi il 17%, un livello mai visto prima in quel mese. Nello stesso mese i prezzi medi dell’energia elettrica hanno raggiunto i 180 euro al MWh. Trainati dal caldo, quei numeri disegnano un agosto che non assomiglia più al mese delle fabbriche ferme e dei consumi bassi. È il segno che i consumi elettrici di agosto seguono ormai il termometro, non il calendario industriale.
Il divario competitivo rende il dato ancora più pesante. Nei giorni scorsi, AleaSoft Energy Forecasting ha rilevato che il mercato italiano ha registrato una media settimanale di 201,10 euro al MWh, il valore più alto tra i mercati considerati, mentre il mercato nordico si è fermato a 101,57 euro. Non si tratta quindi di un semplice record isolato: è un segnale di tensione che attraversa l’intero sistema elettrico italiano.
Il cortocircuito del gas (e di Hormuz)
Dietro quei numeri c’è un paradosso. Più fa caldo, più consumiamo energia per raffrescarci, e più il prezzo sale perché il gas è caro. La maggior domanda elettrica di agosto è stata coperta per circa tre quarti dalle centrali a gas. Secondo Elettricità Futura, il prezzo unico nazionale è elevato per via del mix energetico italiano sbilanciato sul gas, a sua volta penalizzato dalla crisi di Hormuz.
Il meccanismo è tanto semplice quanto fragile: quando la domanda sale, il sistema chiama in causa prima di tutto le centrali a gas. Se il gas costa caro, il prezzo dell’elettricità sale. Con la crisi di Hormuz che tiene alta la pressione sui mercati del gas, quel margine di sicurezza diventa un canale di trasmissione dei costi.
La pressione sul sistema non è arrivata solo con agosto. A luglio, secondo QualEnergia, la domanda di elettricità in Italia era stata pari a 32,4 TWh, il consumo mensile più elevato di sempre, in aumento dell’8,3% sul luglio 2025 e del 4,8% sul luglio 2024. Un mese prima, insomma, il sistema aveva già toccato il suo massimo storico mensile.
Il riflesso sulle bollette è arrivato nello stesso periodo. A luglio, secondo Istat, il rincaro è stato del +7,4% per il gas e del +10,4% per l’elettricità. La situazione, secondo la rilevazione pubblicata ai primi di agosto, era aggravata dal massiccio ricorso a condizionatori e sistemi di climatizzazione per contrastare l’ondata di caldo estremo che proseguiva oramai da maggio.
Il paradosso è esattamente questo: per combattere il caldo si accendono i condizionatori, i consumi salgono e la copertura a gas spinge i prezzi. Il risultato è un prezzo che ha già battuto i picchi di agosto. La domanda resta la stessa: quanto può reggere il sistema?
La soglia da guardare a ottobre (e oltre)
Se il picco del 2 settembre a 212 euro al MWh ha fatto notizia, è la media mensile a dire la verità. Lo scorso 2 settembre il Pun Index Gme ha toccato 212 euro al MWh, superando il picco del 5 agosto di 207 euro. Ma il numero da osservare non è il record giornaliero: la media mensile è passata da 119 euro al MWh a maggio a 132 a giugno, 157 a luglio e 180 ad agosto.
La sequenza 119-132-157-180 non è soltanto una conseguenza del caldo: mostra quanto rapidamente la media mensile abbia scalato. Se a maggio un MWh medio costava 119 euro, ad agosto lo stesso MWh ne costava 61 in più. È un balzo che non ha bisogno di picchi giornalieri per essere percepito dai mercati. La domanda resta aperta: 180 euro al MWh è la nuova base o un estremo stagionale?
Il trend non è solo climatico: con un mix così esposto al gas, ogni tensione su Hormuz si scarica in bolletta. Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è la media mensile del Pun, non il picco.




