Le banche hanno rifinanziato gli impianti esistenti, ma l’obiettivo di quasi raddoppiare la produzione richiede nuovo capitale di progetto
Lo scorso 9 settembre Bankinter Investment e Plenium Partners hanno ottenuto da ING e UniCredit un pacchetto da 76 milioni di euro per rifinanziare un portafoglio di impianti di biometano in Italia. Non per costruirne di nuovi: per rifinanziare impianti già in funzione. È il dettaglio tecnico-finanziario che racconta la fase in cui è entrato il biometano italiano. Le due banche agiscono come global coordinator, mandated lead arranger e bookrunner; ING ricopre anche il ruolo di facility agent.
Rifinanziare, non costruire
Finanziare la costruzione di un impianto significa scommettere su un progetto che deve ancora dimostrare di produrre in modo stabile e di mantenere i rendimenti promessi. Rifinanziare un portafoglio esistente è un’operazione diversa: le banche guardano i flussi di cassa reali, la qualità degli asset e i contratti in essere. Il passaggio dal rischio di progetto al rischio di esercizio è ciò che distingue un settore nella fase di avvio da uno nella fase di gestione. Per le banche, un asset in esercizio produce dati di performance verificabili: volumi di gas immessi in rete, disponibilità degli impianti, costi di manutenzione. Su questi numeri si costruisce un rifinanziamento; su una promessa di produzione si costruisce soltanto un finanziamento di progetto.
Se ING e UniCredit sostengono questo debito su un portafoglio già operativo, vuol dire che gli impianti italiani di biometano hanno superato l’esame: sono asset bancabili, non più scommesse. Non è un passaggio scontato. Il biometano resta un’attività industriale con costi di esercizio e manutenzione reali. Ma tenere in vita gli impianti esistenti non basta. La domanda successiva è: quanta nuova capacità serve davvero?
La promessa italiana: 2,3 miliardi di metri cubi in più all’anno
La risposta è nel programma italiano, che punta a implementare ulteriori 2,3 miliardi di metri cubi di biometano all’anno, quasi raddoppiando la produzione nazionale attuale. È un salto che non si realizza rifinanziando il costruito: richiede nuovi impianti, nuove autorizzazioni, nuove connessioni alla rete e, soprattutto, nuovo capitale di progetto.
Qui sta il paradosso. Il sistema bancario ha appena dimostrato di saper gestire il biometano esistente, ma il capitale per la crescita è un’altra categoria di rischio: più lungo, più esposto ai tempi delle autorizzazioni e alla variabilità dei costi di realizzazione. La scala del divario aiuta a capire il problema: 2,3 miliardi di metri cubi all’anno non sono un obiettivo marginale, sono quasi il raddoppio della produzione nazionale attuale. Operazioni di rifinanziamento e project financing da poche decine di milioni di euro per pochi impianti alla volta non bastano a colmare un salto di questa portata.
Già a settembre 2025 UniCredit ha strutturato un project financing da 80 milioni di euro per la costruzione di un portafoglio di quattro impianti di biometano in Sicilia e Basilicata, operazione finalizzata da The Arpinge Group. È un segnale concreto, ma quattro impianti restano una frazione minima rispetto all’obiettivo nazionale. Il capitale per la crescita non si muove da solo: chi sta finanziando davvero i nuovi impianti?
La mappa europea del capitale del biometano
A osservare i flussi di finanziamento, la geografia del biometano si sta definendo. Secondo l’European Biogas Association, la Spagna guida gli investimenti pianificati nel biometano con 4,8 miliardi di euro, seguita da Danimarca (3,14 miliardi), Regno Unito (2,4 miliardi) e Francia (1,7 miliardi). L’Italia non compare tra i primi mercati per investimenti pianificati.
Il dato spagnolo è il più eloquente: 4,8 miliardi di euro di investimenti pianificati indicano che il mercato iberico ha convinto gli investitori a scommettere sulla costruzione di nuova capacità, non solo sulla gestione di impianti esistenti. È esattamente il tipo di capitale che l’Italia deve ancora attrarre, se vuole passare dal rifinanziamento del costruito alla realizzazione dell’obiettivo nazionale.
Il biometano italiano ha dimostrato di essere bancabile. Ora deve dimostrare di saper attrarre il capitale per crescere davvero, non solo per rifinanziare il costruito.




