Il costruttore certifica la turbina al 70% di idrogeno, ma in laboratorio il combustore aveva già raggiunto il 100%

Lo scorso 1° settembre, l’annuncio ufficiale di Ansaldo Energia ha reso noti due passaggi sulla flessibilità dei combustibili. Secondo TÜV SÜD, il GT36 ha ottenuto la certificazione di Hydrogen Readiness. Secondo DNV, il sistema di combustione AE94.3A ha superato la validazione con olio vegetale idrotrattato. Sembra un avanzamento lineare. Non lo è del tutto: al momento dell’annuncio il GT36 era offerto con una capacità di idrogeno fino al 70% in volume, mentre il progetto FLEX4H2 sostenuto dall’UE aveva già dimostrato un combustore ottimizzato per l’idrogeno in grado di operare al 100% di idrogeno nei test ad alta pressione di Colonia.

Certificato al 70%, dimostrato al 100%: il paradosso di Ansaldo

Il dato commerciale resta più prudente di quello tecnico. La certificazione di TÜV SÜD riguarda la Hydrogen Readiness del GT36; nella scheda del produttore la macchina è proposta con capacità di idrogeno fino al 70% in volume. È una distanza che salta all’occhio se si confronta con quanto già visto in laboratorio. Nell’ambito del progetto FLEX4H2, Ansaldo Energia ha dimostrato con successo la capacità di un combustore ottimizzato per l’idrogeno della turbina a gas GT36 di funzionare con combustibile al 100% idrogeno. I test ad alta pressione erano stati condotti a Colonia. Il valore aggiunto è che si tratta di certificazioni indipendenti, non di autodichiarazioni: un passaggio che conta quando si vende una turbina. Perché, allora, fermare l’offerta al 70% quando il 100% è già stato osservato? La risposta sta nella strategia, non nella tecnologia.

Nel frattempo, l’altro risultato annunciato il 1° settembre riguarda l’HVO. La campagna di test indipendente condotta da DNV si è svolta al Sesta Lab di Radicondoli, in Italia, e ha confermato la stabilità della combustione sull’intero intervallo operativo, senza eventi di flashback né interruzioni durante il funzionamento a HVO pieno. Anche qui il dato è positivo, ma va letto come una tappa, non come l’arrivo.

La strada lunga: HVO, Brindisi e l’esperienza che manca ai rivali

La spiegazione più coerente è l’approccio incrementale. Ansaldo Energia si è impegnata a raggiungere l’obiettivo di capacità al 100% di idrogeno per i suoi motori a gas entro il 2030. Nel frattempo la macchina più avanzata, il GT36, viene offerta fino al 70% in volume. Non è un dettaglio secondario: l’impianto EniPower di Brindisi, equipaggiato con macchine AE94.3A, ha alle spalle 15 anni di esperienza nella combustione di idrogeno come parte del mix di combustibile, fino al 25% a seconda della disponibilità. Il 70% non è quindi un limite teorico, ma una soglia commerciale: indica ciò che Ansaldo si sente di garantire ai clienti in termini di affidabilità e manutenzione.

Il confronto con Brindisi aiuta a capire la logica. Quindici anni di esercizio con idrogeno in miscela, fino al 25%, hanno costruito una base operativa che manca a molti rivali. Il passaggio dal 25% di Brindisi al 70% del GT36, e poi al 100%, non è però lineare: richiede combustori dedicati, prove ad alta pressione e certificazioni indipendenti. In questo quadro l’HVO non è un ripiego. Siemens Energy indica che idrogeno, metanolo, ammoniaca, HVO e altri carburanti biogenici possono ridurre in modo significativo le emissioni di carbonio. Ansaldo sta consolidando ciò che può vendere con margini di sicurezza: prima l’HVO e il 70% a idrogeno, poi l’obiettivo del 100% entro il 2030.

Il gap del 2026: GE Vernova e Mitsubishi alzano la posta

Se Ansaldo punta al 2030, i concorrenti hanno una tabella più corta. GE Vernova punta a rendere commercialmente disponibili soluzioni DLN alimentate al 100% di idrogeno già dal 2026. Mitsubishi Power ha eseguito il primo test al mondo di generazione elettrica su una turbina a gas di grande taglia utilizzando una miscela di carburante al 30% di idrogeno, connessa alla rete elettrica locale e con idrogeno prodotto e stoccato nello stesso sito, il Takasago Hydrogen Park. Aveva inoltre pianificato una dimostrazione di combustione al 100% di idrogeno nel 2024. La base di confronto non è omogenea: la certificazione di Ansaldo riguarda l’offerta dichiarata, mentre i target dei rivali sono annunci e dimostrazioni. Del resto, chi compra una turbina oggi valuta anche la traiettoria al 2030.

Resta il fatto che il numero da monitorare non è il 70% certificato, ma la data del 100%. Se GE Vernova e Mitsubishi manterranno le promesse sul 2026, il 2030 di Ansaldo rischia di arrivare in ritardo.