La discarica McKean produrrà 407.000 MMBtu di gas rinnovabile all’anno, con operazioni commerciali in 24 mesi.
Quando accendi i fornelli o alzi il termostato, difficilmente pensi alla discarica sotto la collina. Eppure, da settembre 2026, una parte del gas che scorre nelle tubature della Pennsylvania può arrivare proprio dai rifiuti in decomposizione. L’azienda statunitense di gestione rifiuti Casella Waste Systems e Waga Energy hanno avviato le operazioni in un impianto di produzione di gas naturale rinnovabile presso la discarica McKean, in Pennsylvania.
Dalla decomposizione al gasdotto: come funziona McKean
L’impianto si trova presso la discarica di Mount Jewett, sempre in Pennsylvania. Qui la tecnologia Wagabox di Waga Energy trasforma il gas di discarica in RNG di qualità per gasdotti, quello che viene chiamato anche biometano. In pratica, il metano che si sprigiona dalla decomposizione dei rifiuti viene catturato e portato a un livello di purezza compatibile con le condutture domestiche.
Il passaggio successivo è quello che rende il progetto concreto: il gas prodotto nel sito McKean viene iniettato direttamente nella rete di distribuzione di National Fuel Gas. Non serve un deposito separato o un uso sperimentale: il biometano entra nella stessa rete che alimenta cucine e caldaie. Ma quanto gas può davvero produrre una discarica e chi ci guadagna?
Un impianto da 407.000 MMBtu all’anno e un accordo da 1,3 milioni
I numeri danno un’idea della scala. L’impianto McKean ha una capacità installata di 2.000 SCFM e può generare fino a 407.000 MMBtu (120 GWh) di gas rinnovabile all’anno. Non è una produzione simbolica: è un flusso pensato per essere immesso stabilmente in rete, con volumi che si misurano in centinaia di migliaia di MMBtu.
Dietro il singolo impianto c’è un accordo commerciale più ampio. Waga Energy ha firmato con Casella Waste Systems, Inc. per costruire e gestire tre unità di produzione di gas naturale rinnovabile negli Stati Uniti. Il contratto prevede una capacità di produzione iniziale di circa 1.300.000 MMBtu (380 GWh). L’accordo prevede che Waga Energy finanzi interamente la costruzione delle tre unità, utilizzi la tecnologia brevettata WAGABOX® e le possieda e gestisca per 20 anni. Casella e Waga Energy condivideranno i ricavi generati dalle unità una volta operative, con l’avvio delle operazioni commerciali previsto in circa 24 mesi.
Questi due numeri — 407.000 MMBtu per il sito McKean e 1.300.000 MMBtu per il pacchetto di tre unità — raccontano un modello di business in cui lo sviluppatore mette il capitale e gestisce l’impianto per due decenni, mentre il gestore della discarica partecipa ai ricavi. Per chi osserva il settore, è un segnale: se un progetto viene finanziato per intero e pianificato su vent’anni, i margini attesi non sono quelli di una scommessa.
Cosa può aspettarsi chi paga la bolletta (e chi investe)
La domanda pratica è se tutto questo cambia qualcosa per chi sceglie un fornitore o valuta un investimento. Il mercato dà una prima risposta: secondo Wood Mackenzie, il settore del gas da discarica convertito in RNG si sta consolidando attorno a pochi sviluppatori. Waga, dal canto suo, aveva firmato accordi per 13 progetti negli Stati Uniti, con un totale di 50 unità di produzione RNG in funzione o in costruzione nel mondo.
Per il consumatore la differenza non si vede nella bolletta, ma nella provenienza di una parte del gas: il biometano da discarica è già un’opzione reale nel mix energetico, non una promessa futura. Per chi investe o fa impresa, il consolidamento segnala che la tecnologia è uscita dalla fase pionieristica: i progetti si contano a decine, si finanziano interamente e si gestiscono per vent’anni.
La prossima bolletta del gas potrebbe non dirlo, ma dietro c’è già una filiera che trasforma i rifiuti in energia: per chi sceglie un fornitore o valuta un investimento, il biometano da discarica non è più una promessa ma una voce concreta.




