Le soglie premiano la scala dei progetti, ma nei Caraibi il divario resta profondo

Non è una call aperta a chiunque abbia un impianto. Per l’Energy Transition Accelerator Financing (ETAF) la spesa in conto capitale richiesta è di almeno 25 milioni di dollari per le partnership private o pubblico-private (PPP) e di 10 milioni di dollari per i progetti del settore pubblico. Secondo l’annuncio della call ETAF, le proposte presentate entro lo scorso 1° settembre ricevono priorità; a inizio ottobre la finestra prioritaria è chiusa e resta da misurare chi è riuscito a entrare nel meccanismo di de-risking della Climate Investment Platform.

La corsa ai 4 miliardi è già partita. E la prima domanda non è tecnologica né geografica, ma finanziaria: il progetto ha abbastanza spesa in conto capitale per sedersi al tavolo?

La fabbrica dei 4 miliardi: come funziona la CIP/ETAF

La Climate Investment Platform (CIP) è un’iniziativa congiunta di IRENA, UNDP e SEforALL, in collaborazione con il Green Climate Fund. Il suo mandato è aumentare la mobilitazione di capitali e gli investimenti in energia rinnovabile nei paesi in via di sviluppo. Finora la macchina ha sbloccato circa 567 milioni di dollari in co-finanziamento.

L’altro ramo del meccanismo, l’ETAF, mette a disposizione progetti di energia rinnovabile pronti per l’investimento di media-grande scala con accesso a strumenti finanziari per un totale di 4 miliardi di dollari impegnati da 15 partner globali di finanziamento e de-risking. Non è un fondo che premia la buona idea: è una piattaforma che lavora su progetti già strutturati, dove scala tecnica e finanziaria sono il prerequisito.

Il filtro dei 25 (e 10) milioni: chi entra e chi resta fuori

I 4 miliardi esistono, ma la porta non è uguale per tutti. Per l’ETAF i requisiti di spesa in conto capitale sono di almeno 25 milioni di dollari per le partnership private o pubblico-private e di 10 milioni per il settore pubblico. In pratica: una PPP sotto i 25 milioni non entra nella pipeline; un progetto pubblico sotto i 10 milioni resta fuori. La piattaforma seleziona progetti già pronti per l’investimento e di taglia media-grande, e la soglia di capex è il primo filtro duro, prima ancora della tecnologia o del paese.

Quel filtro ha una conseguenza sulle alternative. Chi non raggiunge le soglie ETAF guarda altrove: una facility da 110 milioni di dollari della Banca Mondiale, la Caribbean Resilient Renewable Energy Infrastructure Investment Facility, lanciata già nell’aprile 2025, resta un canale più piccolo ma accessibile a progetti che l’ETAF esclude in partenza. La distanza tra 110 milioni e 4 miliardi non è solo di plafond: è la differenza tra due logiche di ingresso.

Due terzi contro 11,6%: il paradosso dei Caraibi

Per chi sviluppa o gestisce impianti, il messaggio è concreto: sotto i 25 milioni di capex PPP o sotto i 10 milioni pubblici la porta ETAF non si apre, e nei Caraibi l’alternativa realistica resta la facility della Banca Mondiale da 110 milioni. La corsa ai 4 miliardi, in definitiva, premia la scala e non l’urgenza; e il dato del 2022, con i Caraibi all’11,6% mentre la media regionale è già a circa due terzi, continua a indicare dove il divario è più profondo.