Il piano da 4,77 miliardi dovrebbe sostenere le famiglie colpite dall’estensione ETS2, ma l’avvio slitta al 2028
Aprire la bolletta del riscaldamento in un condominio di Atene non è un gesto neutro: per quasi una famiglia greca su cinque, riscaldamento, raffreddamento, illuminazione e uso degli elettrodomestici non raggiungono un livello che garantisca uno standard di vita dignitoso. Secondo l’annuncio della Commissione europea del 27 agosto, la Grecia ha ottenuto il via libera al suo Piano sociale per il clima, il quinto nell’ambito del Fondo sociale per il clima e il primo di queste dimensioni.
Il riscaldamento che non puoi permetterti
Non serve immaginare scenari lontani: basta guardare i numeri. La Grecia ha una delle percentuali più alte di famiglie in povertà energetica in Europa, pari al 20%, il doppio della media europea. Nella pratica, quasi una famiglia su cinque non ha accesso a riscaldamento, raffreddamento, illuminazione e funzionamento degli elettrodomestici a un livello che garantisca uno standard di vita dignitoso. Queste cifre, riportate lo scorso agosto da Kathimerini, mostrano la dimensione del problema: non un tema astratto, ma una condizione che tocca la vita quotidiana di milioni di persone. E pone una domanda: come si traduce un problema così esteso in un piano concreto?
Il conto da 4,77 miliardi e l’incognita del 2028
Quei numeri non restano senza risposta. Dal 2026 al 2032 il piano della Grecia mobiliterà 4,77 miliardi di euro: il 75%, cioè 3,57 miliardi, arriverà dal Fondo sociale per il clima, mentre il restante 25% sarà coperto dalla Grecia. Per dare un’idea della scala, il Fondo sociale per il clima, attivo dal 2026 al 2032, dovrebbe mobilitare almeno 86,7 miliardi di euro a livello europeo. L’obiettivo dichiarato è ridurre i costi abitativi per le famiglie a reddito basso e medio-basso, puntando soprattutto su case più efficienti dal punto di vista energetico: meno dispersioni, bollette più leggere.
Ma qui arriva il paradosso. Più di 1,7 milioni di famiglie e 1,4 milioni di utenti dei trasporti dovrebbero essere significativamente colpiti dall’inclusione di edifici e trasporto su strada nel sistema di scambio di quote di emissione dell’UE. Il piano promette di tirar fuori, entro il 2032, circa 460.000 famiglie e 300.000 utenti dei trasporti dalla povertà energetica o di trasporto. Eppure l’avvio di quella stessa estensione – nota come ETS2 – è stato rinviato: già a novembre 2025 i co-legislatori europei hanno concordato di farla slittare di un anno, portandone la partenza al 2028 invece del 2027. Lo conferma il briefing dell’Agenzia europea dell’ambiente, secondo l’analisi pubblicata dall’EEA, lo slittamento va dal 2027 al 2028. Tradotto: il paracadute è già aperto, ma la caduta è stata posticipata. La Grecia potrà richiedere un primo pagamento alla Commissione nel primo trimestre del 2027, una volta avviata l’attuazione del piano e ottenuti i primi risultati dagli investimenti; il meccanismo che dovrebbe rendere ancora più necessario quel sostegno, però, scatterà l’anno dopo.
La Grecia come banco di prova europeo
Questo distinguo non è solo burocratico. La Grecia è il quinto paese ad avere il piano approvato, dopo Svezia, Lituania, Lettonia e Malta, ma è anche il piano nazionale più grande adottato finora nell’ambito del Fondo sociale per il clima. Come riportato da Greek Reporter, la Grecia non è soltanto tra le prime cinque, ma rappresenta il primo test di queste dimensioni. Per chi guarda da fuori, resta un appuntamento concreto: il primo pagamento potrà essere richiesto nel primo trimestre del 2027, quando si vedranno i primi risultati dagli investimenti, non le promesse sulla carta.
Ora la palla passa ai primi pagamenti. Se il piano manterrà le promesse, lo si capirà dal numero di famiglie che smetteranno di non potersi permettere il riscaldamento.




