Nel 2025 la generazione da gas è cresciuta insieme alle rinnovabili, nonostante la quota record del 52,1%.

La bolletta arriva e la domanda è sempre la stessa: questa elettricità è davvero verde? Nel Regno Unito i dati ufficiali DUKES pubblicati lo scorso agosto dicono che nel 2025 la generazione da fonti rinnovabili ha toccato un nuovo record di 153,0 TWh, in crescita del 5,9 per cento rispetto al 2024. Ma sotto la percentuale c’è un’ombra che riguarda anche noi: nel 2025 il gas non è arretrato, anzi è aumentato.

Il record che nasconde il gas

La quota di generazione elettrica da fonti rinnovabili nel 2025 è stata del 52,1 per cento: un nuovo record, 1,6 punti in più rispetto al 2024, l’anno in cui le rinnovabili avevano superato per la prima volta la metà della generazione britannica. Secondo l’analisi di Carbon Brief, eolico, solare e biomasse hanno tutti segnato nuovi record nel 2025, ma la generazione elettrica da gas è comunque aumentata.

I numeri governativi citati da RenewableUK danno un quadro simile: le rinnovabili hanno generato un record del 52,5 per cento dell’elettricità del Regno Unito nel 2025, il secondo anno consecutivo sopra il 50 per cento, rispetto al precedente massimo del 50,4 per cento del 2024. In pratica, la differenza tra il 52,1 del capitolo DUKES e il 52,5 del comunicato non cambia il punto: siamo ampiamente oltre metà, eppure nel 2025 il gas è entrato comunque nel mix.

Per chi guarda la bolletta o i titoli sui record, il paradosso sta tutto qui. Una quota verde record non significa automaticamente meno metano bruciato. Nel 2025 la torta elettrica è cresciuta e il gas è salito insieme alle rinnovabili: il 52 per cento racconta una somma, non una sostituzione. La risposta va cercata dentro i Terawattora, non nelle percentuali.

Dentro i TWh: eolico, sole e i progetti che contano

Nel 2025 la capacità rinnovabile del Regno Unito è aumentata del 5,3 per cento, circa 3,3 GW in più. Dentro ci sono nomi concreti: nuova capacità nel parco eolico offshore di Dogger Bank e a Cleve Hill, il più grande parco solare del Regno Unito. Il solare fotovoltaico ha prodotto un record di 20,1 TWh, il 34 per cento in più rispetto all’anno prima. L’eolico offshore è salito del 6,6 per cento a un nuovo record di 52,0 TWh, nonostante una velocità del vento ridotta. Nel comunicato RenewableUK, l’eolico offshore ha coperto il 17,9 per cento della generazione nel 2025, contro il 17 per cento e i 48,8 TWh del 2024.

È su questo saldo tra nuovi TWh verdi e vecchi impianti fossili che si gioca il Clean Power 2030 Action Plan, il riferimento politico rispetto al quale va letto il record DUKES del 52,1 per cento. L’analisi di Carbon Brief descrive un piano di 136 pagine in cui eolico e solare — in particolare l’eolico offshore — diventano la spina dorsale del sistema elettrico britannico. Ed è qui che entra un numero meno celebrato ma più utile per capire cosa succederà davvero: NESO dichiara di aver sbloccato 381,5 GW di capacità “ready-to-build”; la riforma delle connessioni dà priorità proprio ai progetti pronti a essere costruiti.

Il passaggio è di sostanza, non di lessico. Una cosa è la capacità installata che produce già oggi, un’altra è quella pronta solo sulla carta o in attesa di allaccio. La prima si vede nei TWh del 2025; la seconda può determinare se i record del prossimo decennio basteranno davvero a far arretrare il gas. Se nel 2025 i volumi verdi sono cresciuti e il metano è salito comunque, il confronto con gli altri Paesi europei può dire se è un problema britannico o una tendenza strutturale.

Il confronto europeo che spiega cosa aspettarsi

Il Regno Unito non è un’isola statistica. In Germania, secondo ZSW e BDEW, le rinnovabili hanno coperto quasi il 56 per cento del consumo lordo di elettricità nel 2025. Nell’Unione europea, stando a Ember, le rinnovabili hanno fornito quasi la metà dell’elettricità, il 48 per cento, mentre condizioni meteorologiche insolite hanno ridotto la produzione idroelettrica del 12 per cento e quella eolica del 2 per cento.

La controprova è utile: le percentuali salgono quasi ovunque, ma il meteo sposta i volumi anno su anno, e il gas è il termometro vero della transizione. Germania, Unione europea e Regno Unito raccontano la stessa cosa con numeri diversi: si produce più elettricità verde, ma non sempre quella verde prende il posto del fossile.

Il criterio per leggere i prossimi dati è concreto. Non conta applaudire al 52 per cento o al 56 per cento: conta chiedersi se il gas è sceso davvero. La transizione si misura in Terawattora fossili evitati, non in primati di quota. Resta da vedere se il prossimo inverno il metano arretrerà o se i nuovi record rinnovabili convivranno ancora con più gas.