Due diligence rinviata al 2027, ma il passaporto digitale delle batterie resta in calendario.
Settembre 2026. Sul tavolo della cucina c’è l’ultima bolletta: il fotovoltaico produce di giorno, ma la sera l’energia la compri dalla rete. Ti stai chiedendo se una batteria domestica serva davvero. Intanto l’Europa ha chiuso il 2025 con un anno record: 27,1 GWh di nuovo stoccaggio installati, in crescita del 45%, secondo i dati di SolarPower Europe.
Quel pacco batterie nel garage
Il 45% in più non è un dettaglio tecnico: significa più batterie in circolazione, più impianti, più soggetti chiamati a rispettare regole nuove. Secondo il rapporto SolarPower Europe, il 2025 è stato spinto soprattutto dal forte dispiegamento su scala utility. Ma la domanda non è soltanto se convenga installare un accumulo: è anche cosa dicono esattamente le regole per chi quelle batterie le compra o le vende.
Due anni in più, ma il conto alla rovescia è partito
La cornice normativa si è mossa su due binari diversi. Dall’agosto 2024 le batterie immesse sul mercato dell’Unione europea devono avere la marcatura CE e una dichiarazione di conformità UE: questo obbligo è già in vigore e non è stato toccato.
Sul fronte della due diligence, invece, è arrivato un rinvio. Il regolamento (UE) 2025/1561 ha spostato in avanti di due anni l’applicazione degli obblighi di due diligence sulla catena di fornitura delle batterie. L’obiettivo è posticipare di due anni, fino al 18 agosto 2027 la data di applicazione, per dare a produttori ed esportatori più tempo di prepararsi. La ragione è concreta: organismi di verifica, linee guida e schemi di conformità non erano pronti.
Ma non tutto è fermo. Da febbraio 2027 il passaporto della batteria diventerà obbligatorio per le batterie industriali sopra i 2 kWh, inclusa la maggior parte di quelle usate nei sistemi di accumulo BESS. E non solo: il passaporto si applica anche a batterie per veicoli elettrici, e-bike, e-moped, e-scooter, accumulo domestico e batterie industriali immesse sul mercato UE. In altre parole, chi oggi compra una batteria per la casa o per un impianto industriale, da febbraio 2027 avrà a che fare con un prodotto che deve portarsi dietro la sua carta d’identità digitale. Il mercato si sta già attrezzando: lo scorso febbraio TÜV Rheinland ha lanciato un servizio dedicato di tracciabilità della catena di fornitura BESS.
Passaporto e riciclo: chi si muove adesso non rincorre
Il rinvio della due diligence non è una pausa: è una finestra. Per gli esportatori statunitensi, ad esempio, l’obbligo resta in agenda: dovranno attuare politiche di due diligence per le loro operazioni sulle batterie, e queste politiche dovranno essere verificate da un organismo notificato. Chi aspetta il 2027 per capire come funziona si troverà a rincorrere un passaporto già obbligatorio e verifiche già in calendario.
Anche il riciclo racconta lo stesso squilibrio. Alla fine del 2024 la capacità globale di riciclaggio di batterie agli ioni di litio a fine vita aveva raggiunto 879 ktpa, ma l’analisi IDTechEx segnalava l’Europa indietro rispetto a Stati Uniti e Asia-Pacifico nella costruzione della capacità di riciclaggio idrometallurgico su scala commerciale necessaria per gli obiettivi. Tradotto: anche la fase finale della vita delle batterie è un collo di bottiglia da non sottovalutare.
Il rinvio non cancella gli obblighi. Chi compra una batteria domestica oggi farebbe bene a chiedere al fornitore la marcatura CE, i dati di tracciabilità e a verificare se il prodotto è già impostato per il passaporto digitale. Chi esporta nell’UE, invece, può usare questi due anni non per rimandare, ma per mettere a punto le procedure di verifica con un organismo notificato. Febbraio e agosto 2027 non sono poi così lontani.




