Il gruppo tedesco torna all’utile dopo il 2022, ma la qualità delle pale e il calo dell’onshore pesano sul futuro

All’inizio di agosto, il gruppo Siemens Energy ha presentato i conti del terzo trimestre dell’esercizio 2026. Dentro i numeri c’è una notizia che Siemens Gamesa aspettava da tempo: il ritorno a un risultato positivo per la prima volta dall’esercizio 2022, come documentato nel resoconto pubblicato da reNEWS. Il gruppo ha chiuso un trimestre record: ordini per 17,9 miliardi di euro e un utile prima delle voci speciali di 1,6 miliardi. La notizia è vera, ma racconta solo metà della storia.

Un utile ritrovato, ma non per tutti

I numeri del trimestre raccontano una storia diversa da quella dei titoli. Nel documento sugli utili si legge che il business eolico è tornato a produrre un risultato positivo in un trimestre per la prima volta dal 2022. Siemens Gamesa ha contribuito in modo significativo al miglioramento, come riportato da Windtech International. Intanto il gruppo Siemens Energy ha archiviato un trimestre da record: ordini per 17,9 miliardi di euro e un utile prima delle voci speciali di 1,6 miliardi.

Ma cosa succede se si guarda sotto la superficie del conto economico?

Il rovescio della medaglia: pale, cuscinetti e ordini che calano

La redditività ritrovata si scontra con due segnali che nessun comunicato può nascondere. Il primo riguarda la qualità. In una nota di Siemens Energy, l’azienda spiega che la parte più consistente dei problemi di qualità che possono emergere dopo un certo numero di ore di funzionamento riguarda determinate pale del rotore e cuscinetti principali nelle piattaforme 4.X e 5.X. Non si tratta di un dettaglio secondario.

Il secondo segnale arriva dal mercato onshore. Nel comunicato di GE Vernova, gli ordini sono scesi a 1,2 miliardi di dollari, in calo del 40 per cento su base organica, con una spiegazione secca: minori volumi di apparecchiature per l’eolico onshore. Anche i ricavi sono arretrati del 10 per cento, dell’11 su base organica, sempre per la debolezza dell’onshore. Se l’onshore perde terreno e i problemi tecnici restano, chi paga davvero il conto?

Chi vince, chi perde e cosa resta in bilico

Se l’onshore arretra, resta da capire chi raccoglie i frutti del turnaround. I numeri dicono che il primo beneficiario è il gruppo Siemens Energy: ordini record e un utile prima delle voci speciali di 1,6 miliardi. Siemens Gamesa, che ha contribuito in modo significativo al miglioramento, può rivendicare il ritorno all’utile, ma lo fa mentre il mercato onshore mostra segnali di cedimento. La partita vera si gioca sul 2026. Nel comunicato ufficiale dei risultati, Siemens Gamesa viene descritta come «sulla buona strada per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2026». È una promessa, non ancora un risultato.

Il ritorno all’utile non è una vittoria, ma un punto di partenza. Senza una risposta ai problemi di qualità e alla caduta dell’onshore, il break-even del 2026 rischia di restare un obiettivo fragile.