L’impianto di Winschoten arriva a 800 MWh e segna il passaggio dal modello Antares a quello di un portafoglio batterie
Lo scorso 31 agosto, l’accordo a lungo termine tra Return e Vattenfall ha sbloccato Sirius, un impianto di accumulo da 200 MW e 800 MWh a Winschoten, in provincia di Groningen. Il dato che sorprende non è la potenza: è la durata. Nel 2025, sull’impianto Antares a Waddinxveen, l’intesa tra le stesse società riguardava 50 MW dei 100 MW e 200 MWh complessivi, cioè due ore di scarica a piena potenza. Con Sirius si arriva a quattro ore. Nel giro di un anno il mercato olandese delle batterie ha raddoppiato l’orizzonte temporale degli impianti.
Da due ore a quattro ore: il salto di Winschoten
Sirius non è soltanto un impianto più grande. Rispetto ad Antares, la potenza raddoppia: da 100 a 200 megawatt. Ma l’energia immagazzinata quadruplica: da 200 a 800 megawattora. È questo il passaggio che cambia la natura economica del progetto. Due ore di scarica servono per i servizi di bilanciamento più rapidi; quattro ore consentono di spostare energia su un arco più ampio della giornata, quando i prezzi si muovono in modo più articolato.
Ma perché proprio adesso le batterie da quattro ore sono diventate finanziabili? La risposta non sta solo nella tecnologia, ma nel modo in cui viene pagato il servizio e nel chi lo finanzia.
Il paradosso della rete piena: finanziare la flessibilità sulla capacità residua
Sirius non è un progetto finanziato solo sulla fiducia dei prezzi di mercato. L’impianto è coperto da un accordo di tolling a prezzo fisso a lungo termine con Vattenfall. In pratica, una parte della remunerazione non dipende dal fatto che ogni giorno la batteria riesca a comprare basso e vendere alto: è contrattualizzata. Questo cambia il profilo di rischio per le banche.
Il finanziamento lo dimostra. Il progetto è sostenuto da un prestito di portafoglio fino a 400 milioni di euro, non da una linea dedicata al singolo impianto da 180 milioni. Il gruppo di istituti include ING, NatWest, Deutsche Bank, ABN AMRO e Rabobank. La differenza è sostanziale: il merito di credito non è legato a un solo impianto, ma a un portafoglio di batterie, il che consente di assorbire meglio eventuali annate deboli di un singolo sito.
L’asticella da guardare: 1,5 GW di batterie altrui
Il paradosso della rete piena non frena le ambizioni. Vattenfall ha dichiarato di voler immettere sul mercato elettrico dell’Europa nord-occidentale fino a 1,5 gigawatt di capacità di batterie su larga scala di terze parti nei prossimi anni. Un segnale è già arrivato: con GIGA Storage è stato firmato un contratto di tolling per 100 MW, un terzo della capacità del progetto Leopard, un impianto da 300 MW e 1.200 MWh a Delfzijl.
La domanda non è se arriveranno altri accordi. È quanta di quella capacità troverà spazio sulla rete olandese prima che l’accesso alla capacità residua diventi il vero collo di bottiglia. Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è 1,5 GW: se Vattenfall riuscirà a riempire quella pipeline di batterie di terzi, il modello Sirius smetterà di essere un caso e diventerà il nuovo mercato.




