Entro il 4 agosto 2029 niente tariffe di rete, ma resta incerto l’allaccio

Il vero differenziale competitivo di un sistema di accumulo a batterie (BESS) oggi non è la chimica delle celle, ma una data amministrativa: il 4 agosto 2029. Da quel giorno, chi non ha l’impianto in esercizio perde l’esenzione dalle tariffe di rete in carica e scarica. Il caso che rende concreta questa corsa è il progetto da 1.000 MW/5.700 MWh di Klostermansfeld, in Sassonia-Anhalt: BW ESS ne ha avviato i lavori, ed Energy-Storage.news lo descrive come uno dei più grandi sistemi di accumulo a batterie in Europa.

La data che accende la corsa

La scala è quella di un impianto commerciale pieno, non di un prototipo: 1.000 megawatt di potenza di picco e 5.700 megawattora di capacità energetica, pari a quasi sei ore di erogazione a piena potenza. A rendere urgente la messa in servizio è la conferma del regolatore energetico tedesco: i progetti BESS che entrano in funzione entro il 4 agosto 2029 saranno esentati dalle tariffe di rete in carica e scarica. Il punto tecnico è doppio: un impianto di accumulo preleva energia dalla rete quando carica le celle e la restituisce quando scarica. In entrambe le fasi, in Germania, si pagano corrispettivi per l’uso della rete. L’esenzione azzera questa voce di costo per chi arriva in tempo, ed è per questo che la data taglia il mercato in due: chi sta dentro la finestra e chi ne resta fuori.

Il paradosso: l’esenzione spinge, il futuro frena

Quella che sembra una regola semplice nasconde un paradosso. Il quadro proposto per le tariffe di rete dopo il 2029 prevede tariffe basate sull’energia insieme a un onere basato sulla capacità per i progetti che entreranno in funzione dopo la scadenza. Tradotto in conto economico: chi arriva tardi pagherà non solo in proporzione ai volumi di energia movimentati, ma anche sulla potenza che mette a disposizione della rete. È un costo che resta in piedi anche quando l’impianto non carica né scarica, e che cambia la struttura dei ricavi più di quanto non faccia la tecnologia delle celle.

Il nodo sta nei tempi di connessione. Già all’inizio del 2026, i gestori dei sistemi di trasmissione tedeschi hanno segnalato circa 720 richieste di connessione alla rete in sospeso per progetti di stoccaggio su larga scala, molte delle quali con tempi di approvazione pluriennali. Chi presenta oggi la domanda può vedersi autorizzare dopo il 4 agosto 2029, cioè fuori dall’esenzione. L’incertezza normativa oltre il 2029, quando scadono le attuali esenzioni dalle tariffe di rete, solleva dubbi sulle strutture di costo a lungo termine per gli operatori di stoccaggio. Per un operatore tedesco la scommessa non è solo tecnica, ma probabilistica: avere capitale e sito non basta, serve chiudere l’entrata in esercizio dentro la finestra giusta.

Oltre confine: il mercato sceglie la prevedibilità

La risposta del mercato europeo è visibile nei progetti che non devono fare i conti con questo vincolo temporale. Greenvolt e Giga Storage hanno selezionato BYD e Tesla per progetti di accumulo da 2,4 GWh in Polonia e 2,8 GWh in Belgio. Sono accordi di fornitura che si firmano in mercati dove il quadro tariffario non appende la redditività a una singola data di entrata in esercizio. Mentre la Germania attende certezze sul post-2029, in Polonia e Belgio i capitali si muovono su regole più leggibili, e questo spiega perché i fornitori di celle e sistemi trovino lì un terreno meno esposto al rischio regolatorio tedesco.

Per chi resta in Germania, il dubbio è se la taglia record di Klostermansfeld — 5.700 MWh — diventerà un vantaggio competitivo o un costo irrecuperabile qualora il quadro tariffario cambi. La data del 4 agosto 2029 non toglie valore tecnico all’impianto, ma decide chi sta dentro e chi sta fuori dall’esenzione. Per chi installa o gestisce un BESS in Germania, la scelta non è più quale chimica usare, ma se vale la pena scommettere su una data. Il 4 agosto 2029 è il vero spartiacque economico.