Il sistema copre il 90% del calore delle piscine, ammortamento in 8 anni con fondi europei
Chi gestisce una piscina conosce la paura di aprire la bolletta del gas: vasche da riscaldare per mesi, numeri a quattro zeri che crescono ogni inverno. A Barcellona, il Club Natació Barcelona — la casa delle piscine di pallanuoto della città — ha smesso di avere quella paura: a fine agosto QualEnergia ha ricostruito i numeri dell’impianto che ha cambiato i conti del club. Nel 2023 è entrato in funzione un sistema fotovoltaico-termico composto da 1.041 pannelli solari ibridi PVT, prodotti da Abora Solar e installati sul tetto della struttura da Construcía Instalaciones, su una superficie di circa 5.500 metri quadrati.
Il club spiega la scelta in modo semplice: ha optato per i pannelli solari ibridi perché combinano due tecnologie. Producono elettricità con il fotovoltaico e, allo stesso tempo, recuperano calore per scaldare le piscine esterne. Il risultato, secondo i dati diffusi dal Club Natació Barcelona, è un sistema che copre il 90 per cento delle necessità termiche delle piscine di pallanuoto e circa il 50 per cento della domanda energetica totale del club: in pratica, circa metà dell’energia che serve ogni anno smette di arrivare dalla rete.
La bolletta che non fa più paura
Il salto tra il prima e il dopo si misura su due cifre. Da un lato c’è la copertura del 90 per cento del fabbisogno di calore delle vasche — per una piscina di pallanuoto, il calore necessario a mantenere l’acqua alla temperatura giusta è la voce più pesante — dall’altro l’alleggerimento di metà della domanda complessiva di energia. Non è un impianto qualunque: il progetto è descritto come il più grande impianto solare ibrido privato d’Europa. Per un club sportivo che vive di acqua calda tutto l’anno, il significato pratico è immediato: la bolletta energetica smette di essere la voce che mette in difficoltà il bilancio.
Ma quanto costa davvero un impianto simile? E dopo quanti anni si ripaga? La risposta arriva dai dati dell’impianto e dal mercato.
I numeri del più grande impianto privato d’Europa
L’impianto fornisce circa 1.600.000 kWh all’anno di calore e circa 550.000 kWh all’anno di elettricità, ed evita l’emissione in atmosfera di circa 775 tonnellate di CO2 equivalente ogni anno. A rendere possibile l’intervento è arrivato anche il programma europeo: il Club Natació Barcelona ha ricevuto una sovvenzione di 1,8 milioni di euro dal programma Next Generation dell’Unione Europea, destinato a modernizzare le strutture sportive in chiave di efficienza energetica, sostenibilità e inclusione.
Il numero che interessa a chiunque gestisca un edificio energivoro è un altro: il periodo di ammortamento dell’installazione è di 8 anni. Otto anni per rientrare dell’investimento, con una parte della spesa coperta dai fondi europei. Non si tratta di un caso isolato: secondo i dati di IEA Solar Heating and Cooling, nel rapporto Solar Heat Worldwide 2025, nel 2024 la Cina ha guidato il mercato globale del calore solare industriale e la Germania è risultata in testa per i collettori ibridi fotovoltaico-termici di nuova installazione. Il fotovoltaico-termico, quindi, non è confinato a progetti sperimentali: nel 2024 era già una tecnologia installata su larga scala in Europa e in Asia.
E qui arriva la domanda scomoda: se un club sportivo in città riesce a ripagarsi l’investimento in otto anni, perché questa soluzione non è ancora ovunque?
Cosa conviene fare ora (e cosa aspettarsi)
Da qui parte la scelta concreta per chi gestisce un edificio energivoro. La domanda da porsi non è se il fotovoltaico-termico funzioni — i numeri di Barcellona e del mercato rispondono già — ma se funzioni sul proprio tetto: ogni impianto va valutato con un progetto dedicato, e non in tutti i casi la soluzione è automatica. Il punto di partenza, però, è semplice: chiedere un preventivo e confrontare investimento, tempi di rientro e fondi disponibili. Per chi gestisce piscine, palestre o edifici energivori, l’ibrido solare non è più un esperimento: fondi europei e tempi di rientro concreti lo rendono una strada da mettere sul tavolo.




