Taglio carburanti da 25 a 17 centesimi, scaduto il 5 settembre senza cali.
Un pieno, due verità
A fine agosto, mentre il governo annunciava la proroga dello sconto sulle accise fino al 5 settembre, chi si è fermato a fare il pieno in autostrada ha visto il prezzo salire. Un pieno, due verità. Nel quadro raccontato da Staffetta Quotidiana, sulla rete ordinaria iniziavano a vedersi gli effetti di tre ribassi consecutivi del diesel nel Mediterraneo e di due della benzina verde, ma in autostrada si registravano aumenti. E i distributori non si muovevano tutti nello stesso verso: secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, IP è scesa di 2 centesimi su benzina e diesel. Il gesto più banale della vita quotidiana, riempire il serbatoio, restituiva così un quadro schizofrenico: un comunicato che promette uno sconto, un cartello che sale, un altro che scende. Resta da capire quanto valesse davvero quel taglio e per quanto tempo è durato.
I conti dei 25 centesimi
Per capire se quel taglio era reale bisogna guardare i numeri, non i titoli. Lo sconto alla pompa era stato introdotto dal governo Meloni il 18 marzo scorso: in quella prima fase gli italiani pagavano 25 centesimi in meno al litro per diesel e benzina, mentre lo sconto era di 12 centesimi per il rifornimento di Gpl. Una misura generosa, tanto che la sola prima fase è costata circa 528 milioni di euro.
La proroga decisa a fine agosto, però, era molto più stretta di quanto il comunicato lasciasse intendere: riguardava il solo diesel e manteneva lo sconto a 17 centesimi al litro, per un valore di circa 130 milioni. È scaduta il 5 settembre: oggi, a fine settembre, quel taglio non c’è più. Chi in questi giorni paga il gasolio alla pompa, in altre parole, non sta più beneficiando di uno sconto sulle accise. E anche quando lo sconto era in vigore, il pieno restava caro nel confronto europeo. Secondo il bollettino della Commissione europea ripreso da Sky TG24 lo scorso 22 agosto, il costo del gasolio in Italia era aumentato del 22,2% in sei mesi; nell’Unione europea il gasolio è passato da 1,594 a 2,033 euro al litro, un balzo del 27,5%. Il taglio delle accise serviva insomma ad attutire una corsa dei prezzi che partiva da lontano, molto più che ad annullarla. Ma lo sconto, per quanto costoso, non è l’unico fattore: il prezzo finale lo decidono anche i distributori.
Chi decide il prezzo alla pompa
Se lo Stato taglia le accise, resta da chiedersi chi rinuncia al margine. Secondo quanto riportato ieri da il Post, Eni ha deciso di applicare un limite al prezzo dei carburanti; IP, Q8, Esso e Tamoil non hanno seguito la decisione e non hanno adeguato i loro prezzi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto di augurarsi che lo facciano. La partita, quindi, non è chiusa e si gioca insegna per insegna.
I numeri di Unem spiegano perché il margine conta più del decreto. Tra febbraio e agosto 2026 le quotazioni internazionali del gasolio sono salite di 47 centesimi al litro, quelle della benzina di circa 29, mentre il Brent si è fermato a 11 centesimi. Il gasolio, in pratica, ha corso molto più del petrolio: è proprio su questo scarto che si decide chi alza il cartello e chi decide di non farlo. Il prezzo che vedi alla pompa, insomma, non è solo l’effetto di un comunicato o di un decreto: dipende da quale distributore scegli. Con la proroga scaduta il 5 settembre, conviene guardare i cartelli più che i titoli.




