La domanda globale di energia cresce più velocemente dell’offerta da fonti pulite
Nei giorni scorsi l’Energy Institute ha pubblicato la sua Statistical Review of World Energy, l’analisi che da oltre settant’anni — prima sotto l’egida di BP, poi in autonomia dal 2023 — fotografa lo stato dell’energia globale. I dati del 2025, analizzati da Carbon Brief, mettono in fila due numeri che insieme non dovrebbero stare: eolico e solare sono stati la più grande fonte di nuova energia a livello mondiale, con una crescita del 18,3% su base annua, eppure il pianeta non ha mai bruciato tanto petrolio, carbone e gas come lo scorso anno.
La fotografia del 2025
Il rapporto è impietoso nella sua precisione. Nel 2025 i combustibili fossili hanno rappresentato l’86,2% dell’approvvigionamento energetico primario globale. Sembra un dato da secolo scorso, e in parte lo è: si tratta del minimo storico, la quota più bassa mai registrata. Ma quel “minimo storico” va letto con cautela — è il punto più basso di una montagna che continua a crescere in termini assoluti. La domanda globale di elettricità è aumentata del 3%, mentre il consumo energetico complessivo è salito dell’1,7%. Due velocità diverse, una sola conseguenza: il mondo ha chiesto più energia, e per soddisfarla ha acceso tutto quello che aveva a disposizione.
Il risultato, scrive l’Energy Institute, è il quarto anno consecutivo di domanda record di combustibili fossili e di emissioni di CO₂. Non un anno isolato, non un incidente di percorso: una sequenza che va dal 2022 al 2025 e che accompagna, anno dopo anno, la corsa parallela delle rinnovabili. Eolico e solare, presi insieme, stanno aggiungendo più nuova energia alle forniture globali di quanto facciano petrolio, carbone o gas singolarmente. È un sorpasso che racconta una trasformazione reale. Ma non racconta una sostituzione.
Perché il mondo brucia più fossili mentre installa più pannelli
Il presidente dell’Energy Institute, Andy Brown, ha usato parole che suonano come un epitaffio per molte narrazioni sulla transizione: le rinnovabili «vengono aggiunte insieme alla crescita continua dei combustibili fossili, non in sostituzione». È la dinamica che spiega tutto. La domanda elettrica globale corre al 3% annuo, quasi il doppio della crescita del consumo energetico complessivo. L’elettrificazione dei consumi — veicoli, pompe di calore, processi industriali — sta aumentando la fame di elettroni, e le nuove turbine eoliche e i pannelli solari servono prima di tutto a placare quella fame aggiuntiva, non a spegnere le centrali a carbone esistenti.
Poi c’è il fattore Cina. Lo scorso anno il gigante asiatico ha generato più elettricità di Stati Uniti, Unione Europea e India messi insieme. Un dato che da solo ridimensiona qualsiasi ragionamento sulla transizione europea presa come parametro globale. La Cina installa rinnovabili a un ritmo che nessun altro Paese riesce a eguagliare — il solare fotovoltaico da solo rappresenta quasi l’80% dell’aumento globale della capacità rinnovabile, secondo le proiezioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia — ma continua anche a bruciare quantità immense di carbone. Non è un paradosso, è un’economia che cresce e che usa ogni fonte disponibile per alimentare quella crescita.
E c’è un nuovo attore sulla scena: i data center. Hanno consumato 788 TWh di elettricità nel 2025, 130 in più dell’anno precedente. Da soli rappresentano il 2% della domanda globale. L’intelligenza artificiale e i servizi cloud non sono un dettaglio: sono un carico aggiuntivo che si somma all’elettrificazione dei consumi tradizionali, spingendo verso l’alto la domanda complessiva. Ogni TWh in più è energia che va prodotta, e se le rinnovabili non bastano — o non arrivano in tempo — la differenza la fanno ancora i fossili.
E ora? La promessa mancata della transizione
Con le emissioni ancora in crescita, guardare avanti significa fare i conti con proiezioni che allargano la forbice anziché chiuderla. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che la capacità globale di energia rinnovabile raddoppierà entro il 2030, con un aumento di 4.600 GW. Un numero imponente, che però va letto insieme all’altro: nel 2025 l’energia pulita ha contribuito più di qualsiasi altra fonte all’aumento dell’offerta energetica globale, e nonostante questo i fossili hanno toccato un nuovo record assoluto. La domanda cresce più in fretta dell’offerta pulita. È un’equazione semplice, quasi banale, ma è quella che spiega perché gli obiettivi climatici continuano ad allontanarsi.
Per le imprese e per i cittadini, la lezione del 2025 è scomoda ma utile. La transizione energetica esiste, solo che non somiglia alla storia lineare che ci è stata raccontata — il carbone che esce di scena, il sole e il vento che prendono il suo posto. Somiglia piuttosto a un mercato sempre più affollato, dove ogni fonte di energia trova il suo spazio, e dove il verde non scaccia il nero ma ci convive, in un equilibrio precario che nessun target scritto sulla carta è finora riuscito a modificare. La domanda aperta, per chi deve prendere decisioni di investimento o semplicemente programmare i consumi domestici dei prossimi anni, è una sola: per quanto ancora questa convivenza forzata potrà reggere?




