Chi in campagna ha già fatto i conti con la stalla e non sa se i pannelli sul tetto convengono davvero ha un dubbio legittimo. Chi in condominio sogna una bolletta più leggera ma teme che i bandi siano soltanto annunci, anche. Dalla Spagna, a fine luglio, è arrivato un segnale concreto: la risoluzione definitiva della seconda convocatoria del programma RENOINN 2, firmata dall’IDAE lo scorso 28 luglio, assegna 433.440.381,54 euro a 524 progetti di energie rinnovabili innovative, con un investimento complessivo da realizzare di 1.186.191.236,38 euro. Non si parla di un’intenzione, ma di denaro già distribuito.
Pochi giorni prima, il 17 luglio, la dotazione della convocatoria era stata portata a 433,5 milioni di euro per l’intero territorio spagnolo: la risoluzione di fine luglio ha quindi impegnato quasi tutto il budget disponibile. Per chi si chiede se i fondi del Plan de Recuperación siano reali, questa è una risposta misurabile, non una promessa.
Un bando da 433 milioni che smonta il dubbio
I numeri chiave della seconda convocatoria RENOINN 2, finanziata con il Plan de Recuperación, Transformación y Resiliencia (PRTR), si leggono in una riga: 524 progetti selezionati, 433,44 milioni di euro di aiuti, 1,19 miliardi di euro di investimento totale atteso, 1.225,66 megawatt di nuova potenza e 2.320,72 megawattora di accumulo. Le domande si sono chiuse lo scorso 19 febbraio alle 12:00; la valutazione ha richiesto mesi e si è conclusa con la concessione di fine luglio. Il messaggio per chi ancora diffida dei bandi europei è semplice: la burocrazia esiste, ma il denaro arriva fino in fondo.
C’è un elemento che riguarda direttamente chi deve pianificare i cantieri: il termine massimo per realizzare gli investimenti sovvenzionati e le relative opere è il 30 giugno 2030. Il tempo c’è, ma non è infinito. Per un’impresa che deve progettare, autorizzare e costruire, quattro anni possono essere pochi se il progetto è complesso o se l’iter autorizzativo si allunga. In altre parole, il bando spagnolo dà risorse vere, ma pretende anche un’esecuzione concreta entro una data altrettanto vera.
La corsa a ostacoli dell’agrivoltaico europeo
Se la Spagna ha appena assegnato 524 progetti, il resto d’Europa corre su binari diversi. Il quadro diventa particolarmente frammentato quando si guarda all’agrivoltaico, la soluzione che combina pannelli e agricoltura e che interessa proprio chi in campagna deve decidere se investire. Secondo un rapporto di SolarPower Europe, solo 5 dei 18 Stati membri osservati hanno una definizione giuridica di agri-PV. E i requisiti di valutazione di impatto ambientale per l’agrisolare variano molto da un Paese all’altro.
L’Italia fa la sua parte sul fronte delle risorse, ma con una strategia tutta sua. Secondo i dati raccolti da pvcase, il nostro Paese destina 1,1 miliardi di euro allo sviluppo dell’agri-PV e 1,5 miliardi all’agrisolare, puntando a superare il gigawatt di sviluppo. Cifre ben più alte di quelle spagnole, ma in un contesto normativo che, come visto, non è allineato tra i Paesi membri. Il risultato è che lo stesso progetto può essere definito agrivoltaico in uno Stato e non esserlo in quello confinante, con tutto ciò che ne consegue per autorizzazioni e incentivi.
Cosa guardare prima di firmare un progetto
La domanda, a questo punto, non è più “esistono i fondi?” ma “quanto valgono davvero e con quali regole?”. I numeri del programma spagnolo aiutano a capire la scala reale di un’iniziativa del genere. Il sito del Plan de Recuperación segnala che, nel complesso, i progetti contribuiranno con quasi 300 megawatt di nuova generazione rinnovabile e più di 350 megawattora di accumulo. E, come riportato dal ministero spagnolo, la risoluzione definitiva include iniziative di autoconsumo collettivo da cui potranno beneficiare circa 9.000 utenti vulnerabili.
Per un cittadino o una piccola impresa che guarda a questi numeri, il punto pratico è un altro. Prima di firmare qualsiasi progetto agrivoltaico o di autoconsumo, bisogna verificare tre cose: i vincoli locali, che come mostra il caso europeo variano da comune a comune e da Paese a Paese; i tempi di esecuzione, con la scadenza del 30 giugno 2030 come riferimento nel caso spagnolo; e la definizione esatta della tecnologia che si intende installare, visto che persino l’agri-PV non ha una cornice giuridica uniforme nell’Unione. Saltare uno di questi passaggi può trasformare un’occasione in un progetto bloccato.
Chi valuta un progetto oggi non deve più chiedersi se i fondi europei siano reali: la Spagna ha appena distribuito 433 milioni a 524 progetti, quindi la risposta è sì. Deve invece chiedersi se il proprio progetto regge le regole del gioco. Verificare prima i vincoli locali e i tempi di esecuzione è la vera scelta informata, quella che evita di scoprire a metà strada che il bando c’era, ma la definizione normativa no.




