Il consumo di gas è salito del 2,0% e la dipendenza dall’estero è tornata sopra i tre quarti dell’energia
È settembre, riaccendi il riscaldamento e ti aspetti una bolletta un po’ più leggera. Nel 2025 il prezzo del Brent ha registrato una media di 69,1 dollari al barile, in riduzione di circa il 14% rispetto al 2024: la classica notizia che fa ben sperare. Ma i dati della situazione energetica nazionale raccontano un’altra storia: in Italia il consumo di gas è salito del 2% e la dipendenza dall’estero è tornata sopra i tre quarti dell’energia. Dove finisce, allora, il risparmio del barile?
Il paradosso della bolletta
Il punto di partenza sembra favorevole. A fronte di un petrolio che costa meno, però, la richiesta italiana di gas non è scesa: nel 2025 i consumi sono stati di 63,4 miliardi di metri cubi, in aumento del 2,0% rispetto all’anno precedente. Anche la richiesta di energia elettrica è rimasta sostanzialmente ferma a 312,3 TWh, appena +0,1%. Il paradosso è che il barile conta fino a un certo punto: quello che paghi in bolletta dipende soprattutto dal gas e dal mix che alimenta la rete, non solo dal prezzo internazionale del petrolio.
A livello globale, peraltro, nemmeno il carbone arretra: l’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che la domanda mondiale resti stabile sia nel 2025 sia nel 2026. Il petrolio, insomma, è solo una parte del sistema: per capire perché la bolletta non respira bisogna guardare non i listini, ma la struttura di quello che consumiamo davvero.
Tre quarti dell’energia arriva da fuori
Nel 2025 la disponibilità energetica lorda dell’Italia si è attestata a 139.775 ktep, in calo dell’1,7% rispetto ai 142.165 ktep del 2024. Consumare meno, però, non ci ha resi più indipendenti: le importazioni nette sono tornate a rappresentare oltre tre quarti dell’energia immessa nel sistema energetico, con la dipendenza dall’estero risalita di 1,7 punti percentuali. In pratica, tre quarti di quello che accendiamo, riscaldiamo o produciamo arriva da fuori confine: è il vero costo nascosto che non compare nelle notizie sul prezzo del barile.
Il gas è il punto più esposto. L’Italia non è un attore qualunque in Europa: secondo la U.S. International Trade Administration è il terzo mercato europeo del gas naturale dopo Germania e Regno Unito, e il secondo importatore del continente dopo la Germania. A questo si aggiunge un campanello d’allarme: il MASE segnala che il trend di rallentamento dell’efficientamento energetico persiste per il terzo anno consecutivo. Smettere di migliorare l’efficienza proprio mentre il gas resta al centro del sistema non aiuta la bolletta,
anzi la rende più rigida.
E non è solo una questione di gas. Nel 2025, secondo Ember, l’Italia ha coperto il 51% della sua elettricità con combustibili fossili. Con una richiesta elettrica sostanzialmente stabile, quella quota non è un incidente di un anno eccezionale: è la fotografia di un mix che resta appeso a petrolio, gas e carbone. Controllare il mix, a questo punto, non è una questione ideologica ma di portafoglio: se metà della tua elettricità viene dal fossile, una parte della bolletta oscilla con prezzi internazionali che non controlli. Se tre quarti dell’energia arrivano da oltre confine, cosa può fare concretamente chi firma un contratto luce o gas?
La scelta che non dipende dal barile
La domanda non è retorica. Se la bolletta è legata al gas e il gas a filiere estere, la prima decisione non è cambiare fornitore: è capire quale mix energetico stai finanziando con il contratto che firmi. Un fornitore diverso non cambia la struttura degli approvvigionamenti: può solo offrirti lo stesso problema distribuito in modo diverso, magari con un prezzo di partenza più basso ma con la stessa esposizione ai fossili e alle importazioni.
Il calo del barile non alleggerisce da solo il conto, perché il sistema resta costruito per tre quarti sull’import e per metà sul fossile. Prima di confrontare le offerte luce e gas, verifica quanto il tuo contratto è esposto al fossile e all’import: non aspettarti che il Brent faccia il lavoro al posto tuo. L’elettrificazione conviene solo se accompagnata da un mix più autonomo; altrimenti è un cambio di bolletta, non di dipendenza.




