La misura punta a sbloccare l’energia già prodotta dai consorzi, che oggi cedono e ricomprano a prezzo maggiorato
C’è chi ogni anno produce centinaia di milioni di kilowattora puliti sui canali di bonifica e poi è costretto a cederli per ricomprarli a prezzo maggiorato. La Regione Lombardia ha deciso di attaccare questo paradosso con la delibera approvata dalla Giunta lo scorso 3 agosto, che mette sul piatto 17 milioni di euro a fondo perduto per impianti rinnovabili in autoconsumo destinati ai Consorzi di bonifica.
Il paradosso di produrre energia e doverla ricomprare
Le dimensioni del problema le spiega Massimo Gargano: i Consorzi di bonifica e irrigazione «sono produttori di energia rinnovabile, idroelettrica e fotovoltaica, ma ne possono utilizzare solo la minima parte necessaria all’esercizio dell’impianto in loco; il resto della produzione la devono cedere ad un ente gestore per poi riacquistarla ad un prezzo maggiorato». Di fronte al caro energia, la richiesta di ANBI è semplice: «poter utilizzare l’energia autoprodotta anche per la gestione degli altri impianti dell’ente consortile». La delibera lombarda prova a dare una prima risposta, concentrandosi proprio sull’autoconsumo. Non si tratta, almeno sulla carta, di costruire nuova capacità a caso, ma di far lavorare meglio ciò che già produce.
La risposta della Regione e il quadro nazionale
Il provvedimento è stato proposto dall’assessore Massimo Sertori, che ha le deleghe a Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo della risorsa idrica, di concerto con l’assessore Alessandro Beduschi, titolare di Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste. L’obiettivo è realizzare impianti per la produzione, in autoconsumo, di energia elettrica da fonti rinnovabili, anche integrati con sistemi di accumulo, destinati solamente all’alimentazione delle utenze per le attività istituzionali dei Consorzi di bonifica. I 17 milioni saranno erogati a fondo perduto e potranno coprire fino all’80 per cento dei costi ammissibili, come previsto dal decreto del Mase del 4 dicembre 2024, numero 421.
«Con questo finanziamento da 17 milioni a fondo perduto – ha spiegato Sertori – favoriamo inoltre la diffusione dell’autoconsumo dell’energia prodotta e le installazioni innovative sui canali artificiali limitando l’occupazione di suolo». Sulla stessa linea Beduschi: «La delibera – sottolinea – coinvolge in un virtuoso percorso di riduzione dei costi energetici e di contestuale tutela ambientale il mondo dei Consorzi di bonifica». Il provvedimento lombardo si inserisce in un quadro nazionale più ampio. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha dato via libera al finanziamento di oltre 38 milioni di euro per tutte le Regioni italiane, da destinare a progetti esemplari di produzione di energia da fonti rinnovabili. Secondo l’analisi pubblicata da Powerzine, le risorse utilizzate per questo Fondo sono in realtà pari a poco più di 38 milioni di euro, per la precisione 38.032.031 euro. Le regioni con la quota maggiore sono Sicilia, Puglia e Lombardia, con 3,5 milioni di euro ciascuna, proprio perché a queste tre è assegnato il maggiore obiettivo di installazione di nuova capacità rinnovabile.
Il potenziale già installato: numeri che fanno gola
Per capire quanto vale la partita, basta guardare i numeri. Secondo i dati diffusi da ANBI, i consorzi di bonifica associati producono ogni anno mediamente circa 697.237.000 kilowattora da idroelettrico, attraverso 342 impianti, e circa 8.032.000 kilowattora da fotovoltaico, con 110 impianti. Non è poca roba: si tratta di una produzione stabile e già distribuita sul territorio, che però viene in gran parte ceduta e ricomprata. La delibera lombarda non crea nuova produzione dal nulla, ma prova a sbloccare ciò che già esiste, favorendo autoconsumo e installazioni innovative sui canali artificiali, limitando l’occupazione di suolo.
Per i Consorzi lombardi si apre così la possibilità concreta di ridurre i costi energetici e aumentare l’autonomia senza consumare nuovo spazio. Da qui in avanti, conviene seguire i bandi e i progetti esemplari: la transizione energetica passa anche da chi gestisce l’acqua.




