La startup sostituisce il dislivello montano con una differenza di densità e testa un serbatoio galleggiante da 50 metri
Non serve una montagna per fare pompaggio idroelettrico: bastano una soluzione salina più densa dell’acqua di mare e un serbatoio galleggiante di 50 metri. Il comunicato pubblicato il 3 agosto scorso da Sizable Energy e dal NOEL segnala l’avvio di una nuova campagna di test presso il Natural Ocean Engineering Laboratory (NOEL) dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Nel dettaglio, è prevista l’installazione di componenti galleggianti assemblati in un sottosistema del diametro di 50 metri.
Densità al posto del dislivello: il trucco fisico del pompaggio offshore
L’accumulo a pompaggio classico sfrutta un dislivello montano tra due bacini. Sizable rovescia il problema: il dislivello geografico viene sostituito da una differenza di densità. L’energia in eccesso viene usata per pompare una soluzione salina, più densa dell’acqua di mare, in un serbatoio galleggiante; quando serve, il fluido viene lasciato defluire e la pressione idrostatica generata offshore restituisce l’energia accumulata. Il principio è elegante perché evita le grandi infrastrutture di un bacino in quota e sposta il pompaggio idroelettrico in mare aperto.
Il banco di prova di Reggio Calabria serve proprio a capire se il principio regge fuori dalla simulazione. Il professor Felice Arena, direttore di NOEL, ricorda che la collaborazione con Sizable Energy è iniziata nel 2023. Il rettore Giuseppe Zimbalatti aggiunge che la collaborazione tra l’Università e le imprese innovative dimostra il ruolo centrale dell’Università Mediterranea nella transizione energetica.
Dalla vasca MARIN a NOEL: il banco di prova è logistico, non chimico
Prima di Reggio Calabria, Sizable ha completato con successo i test nella vasca ondogena offshore presso il Maritime Research Institute Netherlands (MARIN). Nell’ottobre 2025 la startup aveva annunciato una raccolta da 8 milioni di dollari legata proprio al dispiegamento di Reggio Calabria. Il passaggio dalla vasca ondogena al mare aperto è il vero salto: non si tratta più di verificare la chimica o il principio fisico, ma di capire come trasportare, lanciare e fissare un sistema galleggiante di grande diametro in condizioni reali.
La campagna presso NOEL è pensata per validare la tecnologia su scala pre-industriale e affinare i metodi di lancio e installazione prima della commercializzazione. Il prototipo da 50 metri è un passo di de-risking: serve a perfezionare le procedure di varo e installazione e ad avvicinare Sizable Energy a impianti commerciali di pompaggio idroelettrico offshore. Resta aperta la questione del costo e della logistica: un conto è assemblare un sottosistema in un laboratorio oceanografico, un conto è farlo in mare aperto, con meteo e correnti reali.
In questo senso, il banco di prova è meno fisico di quanto sembri. La chimica del fluido è già stata validata; le incognite sono lancio, installazione e posizionamento. Sono esattamente le variabili che decidono se un impianto di lunga durata può reggere il confronto senza richiedere opere civili fuori scala.
Batterie litio e RheEnergise: il confronto si gioca sull’installabilità
Se i test di installazione confermano la tenuta del sistema, il prossimo banco di prova è il posizionamento di mercato. Sizable presenta la sua tecnologia come alternativa ai sistemi di accumulo a batterie (BESS) e il prototipo NOEL viene proposto come rivale delle batterie agli ioni di litio nel mercato dell’accumulo di energia di lunga durata (LDES). Non è l’unico player su questo principio: RheEnergise ha costruito una turbina specificamente per il suo High-Density Fluid, muovendosi sull’accumulo a densità elevata.
Il confronto, però, non si gioca solo sull’efficienza di conversione. Il prototipo di Reggio Calabria è ancora un passo di de-risking per perfezionare i metodi di lancio e installazione: è lì che Sizable deve dimostrare di poter competere con le batterie agli ioni di litio. La differenza tra una curiosità accademica e un prodotto commerciale sta nell’installabilità, non nel principio termodinamico.
Per chi installa o gestisce accumulo di lunga durata, il prototipo di Reggio Calabria non è una curiosità accademica: è il primo segnale concreto che il pompaggio offshore può diventare un’alternativa al litio, a patto di risolvere la logistica di lancio e installazione. Il passo successivo sarà capire a quali condizioni economiche un serbatoio galleggiante da 50 metri può reggere il confronto con un BESS già pronto alla rete.




