La Svezia rifiuta il cavo da 700 MW con la Germania: mercato tedesco inefficiente e rischioso

Nel 2025 la Danimarca e la Francia hanno trascorso il 6% delle ore all’ingrosso con prezzi dell’energia negativi. Nel 2026 il fenomeno accelera. Eppure l’Europa continua a ragionare su numeri opposti: secondo l’analisi pubblicata il 26 agosto da Nomura Connects, il mercato delle rinnovabili è a un punto di svolta per la nuova domanda elettrica dei veicoli elettrici e, stima BNEF, per eolico e solare servirebbero 2.200 miliardi di euro di spesa fino al 2050. Il mercato paga per consumare, mentre il continente mette in fila target di espansione molto ambiziosi.

La macchina è partita: domanda e target al 2050

I numeri sembrano non lasciare scelta. Il consumo energetico europeo è previsto in crescita di oltre il 70%, fino a 4.980 TWh entro il 2050. A trainare la domanda sono i veicoli elettrici e le infrastrutture digitali, con tassi di crescita composti annui del 12,3% e del 9,2%. In più, l’Europa dovrà dismettere 50 GW di generazione da combustibili fossili, incluso il carbone, entro il 2030: una domanda di sostituzione immediata. Ma sono target, non fatti. Non dicono con quali reti, con quali regole e con quali tempi verranno raggiunti. E il mercato all’ingrosso, intanto, racconta un’altra storia.

Il paradosso dei prezzi negativi e il confine svedese

Se la domanda cresce a doppia cifra, la risposta del mercato non è un incentivo a produrre di più. È un segnale di eccesso. Nel 2025 la Danimarca e la Francia hanno registrato il 6% di ore con prezzi negativi all’ingrosso, quando la saturazione di solare ed eolico riduce i prezzi nei momenti di bassa domanda, come weekend e festivi. E, secondo un’inchiesta di euronews, nel 2026 il fenomeno sta accelerando in tutta Europa. Il punto non è il sollievo immediato in bolletta: i prezzi negativi possono scoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili. Chi costruisce un impianto se il prezzo può diventare zero o negativo?

Il caso svedese mostra quanto la frammentazione blocchi la soluzione. Il governo svedese ha respinto la domanda per costruire il progetto Hansa PowerBridge da 700 MW, l’interconnessione elettrica sottomarina tra Svezia e Germania. La motivazione del ministero dell’Energia svedese è esplicita: il mercato tedesco non è attualmente abbastanza efficiente, e un collegamento rischierebbe di portare prezzi più alti e un mercato elettrico più instabile nella Svezia meridionale, che ha un ampio deficit di produzione. Se la Svezia giudica inefficiente il mercato tedesco e rifiuta un cavo da 700 MW, che futuro ha l’integrazione elettrica europea?

Chi paga per la rete che manca: costi, ritardi e concorrenza

Il confine svedese è solo un caso. L’UE ha fissato l’obiettivo di triplicare la capacità dei data centre nei prossimi cinque-sette anni. Ma le infrastrutture di trasmissione transfrontaliera, osserva Bruegel, spesso non vengono costruite o arrivano in ritardo perché chi decide e paga non è necessariamente chi ne beneficia. È un problema di incentivi, non di tecnologia.

Intanto la pressione competitiva aumenta. L’IEA ha rivisto al ribasso del 27% le previsioni globali sulla capacità eolica offshore rispetto all’anno precedente. Cambiamenti politici negli Stati Uniti, pressioni macroeconomiche e sfide della catena di approvvigionamento hanno aumentato i costi e compromesso la bancabilità dei progetti in diversi mercati europei e in Giappone, causando aste sottoscritte in misura insufficiente e cancellazioni di progetti. Con l’IEA che taglia del 27% le previsioni globali sull’eolico offshore e i progetti in Europa e Giappone che perdono bancabilità, resta aperta una domanda: gli incentivi arriveranno prima che il divario diventi strutturale?

La transizione energetica europea non è frenata dalla tecnologia. È frenata da un problema di coordinamento e di segnali di prezzo. Con gli incentivi giusti, si legge nell’analisi, il mercato può realizzare il suo pieno potenziale; ma fino a quando non si risolve chi paga per le reti e chi beneficia degli investimenti, i target resteranno sulla carta e i prezzi negativi continueranno a raccontare un mercato che si auto-sabota.