Il ministero ha convocato quattordici imprese e l’associazione di categoria, ma i moduli hanno continuato a scendere

Hai presente quei preventivi per un impianto fotovoltaico che negli ultimi anni si sono rincorsi al ribasso, a volte con differenze di centinaia di euro per la stessa taglia? Dietro quei numeri non c’è solo concorrenza: c’è una politica industriale che ha portato la Cina a produrre quasi tutto il solare mondiale e, insieme, a schiacciare i prezzi. A raccontare il punto di svolta è la riunione convocata a Pechino il 3 luglio 2025, quando il ministro cinese dell’Industria e dell’Information Technology Li Lecheng ha riunito quattordici grandi aziende del fotovoltaico e l’associazione di categoria.

A distanza di oltre un anno, quel vertice dice più cose di quante ne abbia davvero risolte. È una storia di promesse ufficiali, euforia dei listini e prezzi che hanno continuato a scendere: per capire cosa aspettarsi da un pannello cinese oggi conviene ripercorrerla.

Perché un pannello cinese costa sempre meno

Il punto di partenza è un dato che spiega quasi tutto: secondo l’analisi di Ember, nel 2023 la Cina ha prodotto il 98% dei wafer solari, il 92% delle celle e l’85% dei pannelli a livello globale. Non è solo una questione di scala: è un primato che rende il prezzo del fotovoltaico una variabile quasi interamente cinese.

Ma se il prezzo scende troppo, il conto prima o poi arriva: margini distrutti, aziende in difficoltà, prodotti che rischiano di somigliarsi troppo. La risposta ufficiale è arrivata proprio da Pechino.

La riunione che doveva fermare la corsa al ribasso

Il 3 luglio 2025 Li Lecheng ha presieduto il quindicesimo simposio del settore manifatturiero, convocando quattordici imprese e l’associazione di categoria. Tra i nomi riportati dalla stampa specializzata figuravano Longi, Tongwei, GCL, Trina, JA Solar e Sungrow, oltre alla China Photovoltaic Industry Association. Sul tavolo c’erano situazioni aziendali, difficoltà e proposte di politica industriale.

Il messaggio del ministero è stato chiaro nella forma: serve uno sviluppo di alta qualità, non una gara a chi perde meno. Li Lecheng ha parlato di governare in modo integrato la “competizione disordinata sui prezzi bassi”, guidare le imprese a migliorare la qualità dei prodotti e favorire l’uscita ordinata della capacità obsoleta. L’impegno annunciato è stato anche quello di rafforzare standard e governance, continuando ad aiutare le aziende nei problemi più urgenti.

La reazione dei mercati, però, racconta un’altra storia. Il giorno stesso, nove aziende solari cinesi — tra cui Tongwei, Flat Glass ed Eging PV — hanno raggiunto il limite massimo giornaliero di rialzo. Daqo Energy ha guadagnato oltre il 15% e le azioni di GCL quotate a Hong Kong sono salite del 9%. Era il segnale che gli investitori speravano in un giro di vite capace di sostenere i prezzi e i margini.

Ma qui arriva la contraddizione. La promessa di Pechino di misure più concrete è arrivata proprio perché l’incontro non era riuscito a fermare il calo dei prezzi. Le azioni festeggiavano, i moduli continuavano a scendere. Nel frattempo, Longi spiegava la sua strada: usare la commercializzazione dei prodotti ad alta efficienza e le innovazioni differenziate per uscire dalla “guerra dei prezzi”.

Cosa può aspettarsi chi compra o investe

Se la guerra dei prezzi non si è fermata, la domanda pratica diventa: su cosa conviene puntare? Il vertice di Pechino non ha prodotto un prezzo minimo, né un tetto alla produzione. Ha prodotto soprattutto un indirizzo: meno quantità, più standard, più qualità. Per chi confronta preventivi, il segnale da osservare non è il listino di un singolo pannello, ma la velocità con cui arrivano prodotti ad alta efficienza davvero differenziati, quelli che spostano la concorrenza dal prezzo alla resa nel tempo.

Non guardare solo il prezzo: la vera scommessa è se Pechino riuscirà a imporre standard di qualità e a spingere innovazioni che rendano i moduli confrontabili per prestazioni, non per sconti. Per chi compra o investe, il segnale da seguire è la velocità con cui quelle innovazioni arriveranno sul mercato, non il rimbalzo delle azioni del 3 luglio 2025.