La legge provinciale 6/2026 ammette fotovoltaico a terra e agrivoltaico solo a distanze precise e per agricoltori
Un agricoltore trentino guarda il proprio meleto e si chiede se può mettere i pannelli tra i filari. La risposta della Provincia è arrivata il 7 agosto 2026 con la legge provinciale n. 6: un “sì, ma”, pieno di paletti da leggere con attenzione prima di firmare qualsiasi preventivo. Con l’assestamento di bilancio 2026-2028 la Provincia di Trento ha rimesso ordine nella disciplina sulle rinnovabili, intervenendo sulle aree idonee e introducendo regole specifiche per fotovoltaico a terra e agrivoltaico sui terreni agricoli. Dietro questa possibilità, però, ci sono numeri e vincoli precisi.
Il dubbio sul campo: si può mettere il fotovoltaico sul terreno agricolo?
Partiamo da una situazione che molti imprenditori agricoli trentini conoscono bene. La risposta non è un divieto assoluto, ma un permesso condizionato. Nei terreni agricoli il fotovoltaico a terra può essere installato, tra gli altri casi, entro 100 metri dalle aree industriali edificate e 50 dalle autostrade. L’agrivoltaico è ammesso anche fuori da queste fasce se preserva le attività agricole o pastorali, ma con criteri molto stringenti per i siti di interesse e di pregio. In pratica, chi ha un frutteto o un pascolo non può considerare il terreno automaticamente idoneo: deve verificare prima dove si trova e come l’impianto convive con l’attività agricola.
I paletti di Trento: distanze, resa minima e limite del 40% della SAU
La Provincia autonoma di Trento ha introdotto modifiche significative alla legge provinciale 4/2022, con particolare riferimento alle aree idonee per impianti alimentati da fonti rinnovabili. Con la Lp n. 6 del 7 agosto 2026, il Consiglio provinciale ha aggiornato, ampliandolo, l’elenco delle aree idonee all’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, contenuto nell’allegato B della Lp 2/2022. Questo vuol dire che alcune superfici prima escluse ora rientrano, ma non senza condizioni.
Il quadro nazionale resta quello del decreto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica del 21 giugno 2024, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 luglio 2024, che disciplina l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili. Dentro questo perimetro, la Provincia ha aggiunto i suoi filtri. Per l’agrivoltaico nelle aree agricole scattano criteri stringenti: una producibilità minima dei pannelli di 1.400 kWh/kW certificata da perizia asseverata e un’occupazione massima del 40% della superficie agricola utilizzata (SAU), con rimozione immediata dell’impianto in caso di mancato rispetto dei criteri o cessazione dell’attività aziendale. Il fotovoltaico in area agricola può essere effettuato esclusivamente da agricoltori: niente sviluppatori terzi, quindi, e attenzione alla resa effettiva che il sito può garantire.
Cosa conviene fare ora: il confronto con il Piemonte e le aree idonee nazionali
Ora che i criteri sono chiari, conviene guardare cosa succede altrove. Il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato a maggioranza una legge sulle aree idonee per il fotovoltaico; entro il 2030, secondo l’obiettivo fissato dal governo, il Piemonte arriverà a quasi 5 Gigawatt di energia prodotta con fonti rinnovabili. Il confronto non è solo simbolico: dice che ogni Regione sta costruendo un proprio equilibrio tra tutela del suolo e nuovi impianti.
A livello nazionale, nelle more dell’individuazione delle aree idonee da parte delle Regioni con propria legge, ai sensi del comma 3 dell’art. 11-bis del D. Lgs n. 190/2024, sono considerate aree idonee all’installazione di impianti fotovoltaici, fermo restando quanto previsto all’art. 11-ter del decreto, quelle individuate dall’art. 11-bis del medesimo D. Lgs n. 190/2024. Per chi ha un terreno in Trento questo significa che, finché la normativa provinciale non viene ulteriormente modificata, la convenienza dipende dalla capacità di rispettare contemporaneamente distanze, resa minima e limite di superficie.
Per chi ha un terreno in Trento, la prima mossa non è chiedere un preventivo, ma verificare se ricade nelle fasce consentite e se l’agrivoltaico con una resa minima di 1.400 kWh/kW e un’occupazione massima del 40% della SAU è davvero sostenibile. Non è un via libera, ma nemmeno una chiusura: è un filtro che premia chi produce energia senza rinunciare alla terra.




