La burocrazia federale blocca 92 GW solari, mentre l’Ue punta a 45 GW di accumulo
121 miliardi di dollari di progetti rinnovabili americani sono in bilico. Non per un crollo della domanda o un’impennata dei costi, ma per un memorandum di sette pagine che ha riscritto le regole delle autorizzazioni federali.
Secondo un’analisi di Wood Mackenzie, la nuova procedura centralizzata ha messo sotto esame la pipeline solare statunitense sotto scacco federale: 92 GW di capacità, il 30% del totale in sviluppo, ora dipendono dalla firma del Segretario agli Interni Doug Burgum.
Un memorandum, un’intera pipeline in bilico
Il colpo è stato immediato. L’anno scorso, cambiamenti nei permessi e ritiro di fondi federali hanno prodotto cancellazioni nette per 7 GW, incapacità di superare le maglie più strette.
A innescare il terremoto è stato il memorandum del Dipartimento degli Interni del luglio 2025, che ha centralizzato la revisione su quasi tutti i progetti solari ed eolici e ha assegnato l’ultima parola proprio a Burgum.
L’effetto domino non si ferma alla generazione. Più di un quarto della capacità di accumulo pianificata è finita sotto le stesse regole, secondo l’impatto sull’accumulo energetico fotografato da Wood Mackenzie.
243 MW e un target da 45 GW
Dall’altra parte dell’Atlantico, la settimana scorsa ha portato due accelerazioni. La prima è fisica: in Sicilia, Iberdrola ha collegato il più grande impianto fotovoltaico italiano, 243 MW di potenza tra Catania ed Enna.
L’impianto Fenix supera il precedente record di 170 MW nel viterbese ed è stato realizzato grazie a il finanziamento della Banca europea per gli investimenti con garanzia SACE.
Poco distante, una stampante di libri diventata produttore di energia sta già producendo su un impianto agrivoltaico che mostra come il fotovoltaico possa integrarsi con l’agricoltura senza consumare suolo.
La seconda accelerazione è normativa: il Consiglio europeo ha approvato un accordo che impegna gli Stati membri ad aumentare la potenza di accumulo di almeno il 20% rispetto ai livelli del 2025, come documentato da un’analisi sul sorpasso delle batterie rispetto al nucleare.
L’obiettivo intermedio prevede di passare da circa 12 GW del 2025 a un target di 45 GW tra il 2026 e il 2028. Entro il 2030 la capacità di accumulo dovrà raggiungere circa 200 GW, rispetto ai 55 GW di inizio 2026, secondo la proiezione al 2030 della capacità di accumulo.
La BEI sta già valutando di estendere un programma pilota da 500 milioni di euro per i PPA aziendali anche allo stoccaggio. Hanno sottoscritto impegni di capacità 22 paesi, tra cui Italia, Germania e Spagna, come da l’adesione di 22 Stati membri all’accordo.
Il divario che si allarga nel 2027
Dietro questi numeri, la frattura tra le due sponde dell’Atlantico non è tecnologica ma politica.
L’Europa ha scelto di dare certezze a chi investe, ancorando i target di stoccaggio a impegni pluriennali. Gli Stati Uniti, con il memorandum del DOI, stanno costruendo un collo di bottiglia autorizzativo che potrebbe dirottare altrove i 121 miliardi di dollari in attesa.
Nei prossimi mesi il termometro sarà duplice: quanti dei 92 GW statunitensi si trasformeranno in progetti definitivamente cancellati, e se il primo bando europeo per l’accumulo da 45 GW riuscirà a evitare tensioni sulla catena di fornitura delle batterie.




