Il primato mensile convive con gli incentivi garantiti agli impianti installati tra il 2010 e il 2013
Agosto è passato, le bollette dell’energia arrivano in questi giorni. E torna la domanda: se il solare batte i record, perché la spesa non scende subito? A luglio la Germania ha immesso in rete circa 12 miliardi di kWh di elettricità solare, un primato che non era mai stato raggiunto in un solo mese. Come convivono questi due fatti? La risposta non sta nella quantità di sole, ma in un dettaglio poco raccontato: l’anno di installazione degli impianti.
Il paradosso del record che non arriva in bolletta
Secondo le valutazioni dell’IWR, a luglio 2026 la potenza solare media intorno a mezzogiorno ha superato i 40.000 MW. Per dare un’idea della crescita: 10,1 terawattora (TWh) era il record mensile precedente, registrato nel luglio 2024, quando il solare rappresentava circa il 43 per cento dei 23,6 TWh generati da fonti rinnovabili in Germania, secondo i dati del ministero dell’Economia (BMWK). Nel 2025 gli impianti fotovoltaici tedeschi hanno generato circa 87 TWh di elettricità, di cui circa 71 TWh immessi nella rete pubblica e 16,9 TWh autoconsumati direttamente dai produttori.
Il primato di luglio non nasce dal nulla: è il punto più alto di una curva che cresce da anni. Ma se la produzione corre, i costi del sostegno non seguono la stessa discesa. Il cortocircuito è tutto lì: il nuovo solare è ormai molto economico, ma in bolletta si paga ancora un’altra storia.
Dove finiscono davvero i soldi: i 30-40 centesimi del 2010
Dietro il paradosso c’è un meccanismo poco noto. Il meccanismo di sostegno previsto dall’EEG garantisce tariffe feed-in a molti operatori, pagando loro la differenza tra il valore di mercato dell’elettricità e un importo prefissato per ogni kilowattora. In pratica, chi ha installato un impianto anni fa ha diritto a un prezzo garantito per vent’anni, indipendentemente da quanto scenda il prezzo all’ingrosso.
Secondo l’IWR, alla data della pubblicazione di inizio agosto 2026, i costi differenziali dell’EEG erano determinati in misura prevalente da impianti fotovoltaici più vecchi, costruiti in particolare tra il 2010 e il 2013. Per questi impianti, le tariffe garantite arrivavano a 30-40 centesimi per kWh e scadono gradualmente solo tra il 2030 e il 2033. Nel frattempo, alla data della pubblicazione, i nuovi impianti fotovoltaici residenziali ricevevano una tariffa garantita di circa 7 centesimi per kWh immesso. Il divario è enorme: la bolletta paga ancora l’eredità del primo boom solare, non il costo del fotovoltaico di oggi.
Nel 2022, durante la crisi energetica in Europa, il governo tedesco ha modificato il meccanismo di finanziamento passando al sostegno statale diretto per ridurre i costi energetici per famiglie e altri consumatori. Anche questo intervento ha spostato l’onere, ma non ha eliminato i contratti ventennali già firmati: la scadenza resta fissata tra il 2030 e il 2033 per gli impianti più vecchi.
Il sorpasso che cambia i conti (e cosa conviene fare oggi)
Nel frattempo, il fotovoltaico non corre solo in Germania. Nel 2025 il solare ha generato 369 TWh di elettricità nell’Unione europea, pari al 13 per cento del totale, superando carbone e idroelettrico. È cresciuto in tutti i paesi UE e ha rappresentato più di un quinto dell’elettricità in Ungheria, Cipro, Grecia, Spagna e Paesi Bassi. Sempre secondo Fraunhofer, nei paesi UE la generazione fotovoltaica ha superato per la prima volta il totale combinato di lignite e carbone fossile, con 275 TWh contro 243 TWh; negli ultimi dieci anni la produzione fotovoltaica è triplicata, mentre quella da carbone è diminuita del 60 per cento.
Per chi valuta un impianto oggi, i numeri cambiano il calcolo. Con una tariffa di immissione di circa 7 centesimi per kWh, il vantaggio più concreto non è vendere energia alla rete, ma consumarla direttamente. I dati tedeschi del 2025 mostrano che su 87 TWh generati, 16,9 TWh sono stati autoconsumati dai produttori: una quota in crescita che vale più della tariffa. La traiettoria è chiara: i costi alti dell’EEG sono un’eredità in scadenza, destinata a ridursi gradualmente tra il 2030 e il 2033. Per chi ha un tetto, il vero calcolo oggi è quanto riesce a usare dell’energia che produce, non quanto incassa per l’immissione.
Il record di luglio non rende subito la bolletta più leggera, ma racconta una direzione precisa: i costi alti dell’EEG sono un’eredità in scadenza. Per chi valuta un impianto, il vero vantaggio oggi è l’autoconsumo, non la tariffa di immissione.




