Il consorzio idrico marsicano condivide energia da dieci impianti grazie a un produttore terzo certificato, senza immobilizzare capitale
Succede a molti imprenditori: il tetto del capannone è grande, il fotovoltaico conviene, ma immobilizzare capitale non è un’opzione. Poi scopri che un consorzio idrico abruzzese ha risolto il problema senza mettere un euro: da luglio 2026 condivide oltre 11,3 milioni di kWh all’anno con dieci impianti fotovoltaici finanziati da un soggetto terzo. Com’è possibile? La risposta arriva da una formula poco raccontata, documentata nei dati comunicati da Comunità Energetiche S.p.A., la società che ha costruito la configurazione di autoconsumo individuale a distanza più grande d’Italia.
Il dubbio del capannone e la formula del Produttore Terzo
Il dubbio da cui partono molte piccole e medie imprese è semplice: il tetto c’è, il sole pure, ma i pannelli vanno pagati. E immobilizzare decine di migliaia di euro in un impianto non è un’opzione quando servono liquidità per la produzione. Comunità Energetiche S.p.A. lavora proprio su questo segmento: costruisce impianti fotovoltaici di taglia industriale, con potenze comprese tra 300 kW e oltre 1 MW, sui tetti o nelle aree idonee delle PMI.
La scorciatoia si chiama Produttore Terzo. Un soggetto esterno finanzia, costruisce e possiede gli impianti; l’impresa o il consorzio si limita a condividere virtualmente l’energia prodotta. Il Gestore dei Servizi Energetici stabilisce una condizione precisa: l’energia può arrivare da un produttore “terzo” che risulti essere una ESCO certificata UNI 11352. Non è una formalità: è la garanzia che il soggetto che costruisce e gestisce l’impianto sappia fare efficienza energetica. Ma come si traduce in numeri questa scorciatoia? La risposta arriva da un caso concreto.
La Marsica in numeri: 53,5 milioni, 8,8 MWp e zero Capex per il consorzio
Il caso concreto è quello del Consorzio Acquedottistico Marsicano (CAM). A luglio 2026 Comunità Energetiche S.p.A. ha ottenuto un finanziamento in project finance da 53,5 milioni di euro con BPER per sviluppare e valorizzare un portafoglio fotovoltaico industriale. Dentro c’è la configurazione di autoconsumo individuale a distanza più grande d’Italia: dieci impianti per 8,8 MWp installati, che permettono di condividere oltre 11,3 milioni di kWh all’anno. Per il consorzio idrico l’aspetto decisivo è che la configurazione è realizzata con la formula del Produttore Terzo, consentendo a CAM di condividere virtualmente energia rinnovabile senza alcun investimento iniziale in Capex. Il progetto si sviluppa su quattro cabine primarie e alimenta 80 punti di prelievo del consorzio.
Il finanziamento da 53,5 milioni è suddiviso in cinque linee. La quota principale, pari a 20,3 milioni di euro, servirà a ottimizzare e rifinanziare l’indebitamento degli impianti già in esercizio. Altri 15,9 milioni finanzieranno i costi di costruzione dei nuovi progetti fotovoltaici. Dietro Comunità Energetiche S.p.A. c’è FIEE SGR, operatore finanziario europeo attivo nella transizione energetica, che dal 2020 controlla il 100% della società tramite il proprio Fondo II.
Le garanzie non si fermano al capitale. Ad aprile 2026 Comunità Energetiche Spa ha ottenuto la certificazione UNI CEI 11352 ed è entrata nel registro delle Energy Service Company certificate, rafforzando l’offerta di servizi di efficienza energetica per imprese e pubbliche amministrazioni. Già a luglio 2025 la CER Marsica Società Cooperativa aveva ottenuto la qualifica ufficiale dal Gestore dei Servizi Energetici, che ne certifica la piena conformità ai requisiti normativi. E a gennaio 2026 la società ha ceduto a un primario fondo infrastrutturale i diritti di sviluppo di un portafoglio di tre impianti fotovoltaici per 13,7 MWp in Puglia.
Prima di aderire, guarda la cabina primaria (e la certificazione)
Se la Marsica è un caso concreto, le regole sono le stesse per chiunque voglia replicarla. Le comunità energetiche rinnovabili si realizzano attraverso l’adesione volontaria a un soggetto giuridico senza scopo di lucro da parte di cittadini, enti pubblici, aziende e attività commerciali. La condizione da verificare per prima è di tipo elettrico: i membri devono trovarsi nell’area sottesa alla stessa cabina primaria di distribuzione. Se il tuo POD non rientra in quel perimetro, l’energia non può essere condivisa, indipendentemente dalla convenienza.
Ecco perché la prima verifica per un’impresa o un ente pubblico non è il prezzo dei pannelli, ma il perimetro della cabina primaria. Chi parte da lì non si muove alla cieca: sa se può aderire, con quali vicini e a quali condizioni. La certificazione ESCO del produttore terzo è il secondo filtro: senza UNI 11352 non si accede ai benefici previsti dal meccanismo.
Alla fine il fotovoltaico condiviso non è più una scommessa: è una questione di perimetro elettrico, certificazione e capitale paziente. Chi ha un tetto industriale o un POD nella zona giusta può iniziare da lì, senza immobilizzare risorse. Il caso della Marsica lo dimostra: 53,5 milioni di project finance, dieci impianti e oltre undici milioni di chilowattora condivisi all’anno, mentre il consorzio idrico non ha messo un euro di Capex.




