Piano indiano da 2,5 miliardi: decuplicare il biogas compresso entro il 2035

Dieci volte. È il moltiplicatore che Delhi ha appena approvato per la produzione di biogas compresso. Ma il dettaglio che fa la differenza non è il volume di metano: è il carbonio biogenico che l’India sta mappando prima che arrivi a Bruxelles. Secondo il notiziario globale della World Biogas Association pubblicato lo scorso 21 agosto, il gabinetto indiano ha approvato un nuovo schema da 237,31 miliardi di rupie indiane (2,5 miliardi di dollari USA) per aumentare di dieci volte la capacità di produzione di biogas compresso (CBG), utilizzando meccanismi che includono offtake fissi, prezzi fissi e sussidi. Ma con questi numeri sul tavolo, perché SECI, l’agenzia indiana per le rinnovabili, stava dedicando risorse alla mappatura delle fonti di carbonio biogenico o riciclato? La risposta sta nel fatto che il nuovo schema non è solo una scommessa produttiva: è una corsa preventiva contro le regole europee.

La promessa: dieci volte il CBG e un pool da 128 milioni

Il piano indiano si chiama GOBARdhan, formalmente National Circular Bioenergy Scheme, e porta con sé un orizzonte decennale. Sarà attuato dall’anno fiscale 2026-27 all’anno fiscale 2035-36, con l’obiettivo di quasi decuplicare la produzione nazionale di CBG rispetto ai livelli attuali. Come riporta la fonte specializzata Bioenergy News, si tratta di un piano nazionale per la bioenergia da 23.731 crore di rupie (2,5 miliardi di dollari) per espandere la produzione di biogas compresso nell’arco di un decennio.

L’Europa, dal canto suo, aveva già mobilitato capitali comparabili. Waga Energy ha ottenuto un accordo di finanziamento da 128 milioni di euro da un gruppo di 8 banche per accelerare lo sviluppo di progetti di biometano in Europa. Il pool di banche include Crédit Agricole CIB, Société Générale, BNP Paribas e ING Bank, con Crédit Agricole CIB nel ruolo di coordinatore globale e green coordinator. Nello stesso contesto, Sindal Biogas ha ottenuto 182 milioni di corone danesi (28 milioni di dollari) dalla Nordic Investment Bank per raddoppiare la capacità del suo impianto di biometano da 22 a 44 milioni di metri cubi all’anno, con la possibilità di aggiungere in futuro la cattura del carbonio.

Il collo di bottiglia: carbonio biogenico e riconoscimenti RED III

I miliardi annunciati si fermano contro un muro non tecnologico: le regole europee. L’India, attraverso la sua agenzia per le rinnovabili SECI, stava mappando le fonti di carbonio biogenico o riciclato per isolare la futura produzione di metanolo verde e altri combustibili rinnovabili di origine non biologica dalle restrizioni UE nell’ambito della RED III. La logica è preventiva: se il carbonio non è mappato e riconosciuto, il prodotto finale rischia di non essere conforme.

Il nodo è tecnico e regolatorio al tempo stesso. La roadmap politica pubblicata da PtX Hub dettaglia le regole UE sui combustibili rinnovabili di origine non biologica (RFNBO) non risolte, incluso il riconoscimento del Carbon Credit Trading Scheme indiano ai sensi della RED III. Questo rende l’approvvigionamento di carbonio biogenico o riciclato un fattore critico per le esportazioni indiane di metanolo verde. In altre parole, SECI stava mappando il carbonio biogenico per prevenire penalità UE ai sensi della RED III: la conformità regolatoria decide la redditività dell’intera filiera.

Il contesto globale non aiuta a rallentare. La Cina aveva riavviato il proprio mercato volontario dei crediti di carbonio (CCER) dopo una pausa di sei anni, con il governo che cercava attivamente di espandere il programma e aumentare l’offerta di crediti di carbonio. La corsa alla mappatura e al riconoscimento del carbonio era globale, e l’India non poteva restare indietro. Resta da capire chi, sul campo, ha già trasformato il potenziale in metri cubi reali.

Il campo: il 40% europeo contro il 5% indiano

Se il collo di bottiglia è regolatorio, il divario di sfruttamento è ancora più netto. La produzione europea di biometano è più che raddoppiata dal 2019, raggiungendo 5,2 miliardi di metri cubi già nel 2024, di cui 4,3 miliardi nell’UE. L’investimento totale pianificato da investitori e sviluppatori di progetti era salito a 28 miliardi di euro già a giugno 2025, con un aumento di 1 miliardo di euro rispetto all’anno precedente. Eppure, l’80% del potenziale sostenibile per la produzione di biogas si trova nelle economie emergenti e in via di sviluppo, guidate da Brasile, Cina e India. L’Unione Europea utilizza la quota maggiore del proprio potenziale sostenibile, circa il 40%, rispetto a meno del 5% dell’India. Il piano indiano da 2,5 miliardi di dollari potrà colmare questa distanza, o resterà una promessa che si ferma al cancello del digestore?

Per chi installa o gestisce impianti, il trade-off non è più tra tecnologie di upgrading: è tra capacità produttiva e sicurezza di approvvigionamento di carbonio biogenico riconosciuto. Senza mappatura e allineamento alla RED III, anche un digestore decuplicato resta fermo al cancello.