EOLIAN ha prodotto laminati in basalto tra ambiente e 80°C, ma la sfida è la chimica giusta
Un laminato in fibra di basalto che raggiunge alta qualità tra temperatura ambiente e 80°C: suona come un dettaglio da laboratorio, ma è la differenza tra una pala riciclabile sulla carta e una filiera del riciclo davvero percorribile. La ricerca sui vitrimeri bio-based per pale eoliche ha portato il team del progetto EOLIAN a produrre laminati di alta qualità rinforzati con fibra di basalto a temperature moderate, comprese appunto tra temperatura ambiente e 80°C.
Da qui in avanti il discorso si sposta su un piano concreto: non conta soltanto annunciare un materiale riciclabile, ma capire quale chimica consente di fabbricarlo, ripararlo e smaltirlo in modo sensato. Su questo fronte si muovono progetti di ricerca e costruttori con approcci molto diversi.
La lavorazione a bassa temperatura che cambia il gioco
Il dato tecnico rilevante del progetto EOLIAN non è il basalto in sé, ma la finestra termica entro cui il materiale è stato lavorato. Riuscire a ottenere un laminato di alta qualità tra temperatura ambiente e 80°C significa, in linea di principio, non dover spingere il processo verso condizioni estreme: meno energia in gioco, attrezzature potenzialmente più semplici, e la possibilità di produrre componenti di grandi dimensioni senza portare l’intero pezzo in temperatura. È il tipo di dettaglio che distingue un materiale interessante in un laboratorio di ricerca da un materiale che può entrare in una linea di produzione vera.
Il progetto non si riduce a una singola prova, ma delinea una strategia di lavorazione con un’idea precisa alle spalle: un composito vitrimero che, grazie a questa finestra termica, può essere trattato con processi industrialmente realistici. Non è una promessa di prestazioni meccaniche straordinarie, è una promessa di praticabilità. Il punto non è spettacolare, ed è esattamente questo a renderlo degno di attenzione.
Ma una lavorazione a temperatura contenuta conta solo se risolve un problema concreto. E il problema, nel caso delle pale eoliche, ha una scala misurabile.
Il problema che pesa 2,5 milioni di tonnellate
La scala la dà un numero: a livello globale, nel settore dell’energia eolica sono in uso 2,5 milioni di tonnellate di materiale composito. Lo riporta la scheda di progetto pubblicata su CORDIS, e la stessa fonte non si ferma alla cifra: i compositi attuali per pale eoliche hanno una durata relativamente breve, sono problematici da riparare e sono notoriamente difficili da riciclare.
La combinazione è il punto. Non si tratta solo di fine vita, ma di un materiale che durante l’esercizio può richiedere interventi complessi e che, una volta smontato, non trova facilmente una seconda strada. Con 2,5 milioni di tonnellate già in servizio, la questione non è accademica: è il parco installato che cresce e che, impianto dopo impianto, arriverà a fine servizio.
La gara sul campo: carbonio riciclabile contro vitrimero
Non è solo EOLIAN. Lo scorso gennaio Ming Yang ha presentato una pala eolica in fibra di carbonio da 110 metri, la MySE23X, descritta come completamente riciclabile. Il costruttore cinese ha così portato la sfida su scala di prodotto annunciato, non più soltanto su campioni di laboratorio. Resta da capire il passo successivo: la distanza tra una pala presentata e una flotta in esercizio è ancora da misurare.
Il meccanismo di riciclo scelto da Ming Yang è diverso da quello del vitrimero. Secondo Ming Yang, la nuova pala può essere separata chimicamente tramite una soluzione di degradazione che opera a temperatura e pressione ambiente. È un approccio che aggira il nodo termico in un altro modo: non lavora il materiale a bassa temperatura in produzione, ma lo separa a bassa temperatura a fine vita.
Siemens Gamesa, dal canto suo, rivendica un percorso proprio con la tecnologia RecyclableBlade. Il ragionamento dell’azienda parte da un dato di fatto: prima, l’industria non era in grado di riciclare le pale eoliche a fine vita, che finivano in discarica; ora, grazie a questa tecnologia, i materiali della RecyclableBlade possono essere riciclati e riutilizzati in altri settori. È la stessa premessa di Ming Yang — la pala in discarica come fallimento di sistema — ma con una risposta di materiale diversa.
La pala riciclabile, insomma, non è una singola tecnologia: è una scelta di materiale che cambia manutenzione, processi di fine vita e filiera. Il vitrimero bio-based su basalto punta a una produzione a temperatura contenuta; la fibra di carbonio separabile chimicamente punta a un recupero del materiale in condizioni blande. Per chi progetta o gestisce impianti eolici, il confronto non è più se riciclare, ma quale chimica scegliere in base ai conti che dovrà fare lungo tutta la vita dell’impianto.




