Fraunhofer ISE e Himachal Pradesh University puntano su fotovoltaico galleggiante e agrivoltaica in India.
Lo scorso 30 luglio, il Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems ISE ha firmato un memorandum d’intesa con la Himachal Pradesh University (HPU) di Shimla, in India, per concentrare la ricerca sui sistemi fotovoltaici galleggianti e sull’agrivoltaica, secondo l’annuncio ufficiale di Fraunhofer ISE. A sei settimane da quella firma, il solare galleggiante indiano non è un problema di risorsa solare: è un problema di regole e costi. I numeri di partenza lo dicono con chiarezza: da un lato circa 700 MW di capacità fotovoltaica galleggiante in India, dall’altro un potenziale tecnico di 44 GWp solo sui laghi artificiali tedeschi, stimato dallo stesso Fraunhofer ISE.
Un paradosso in acqua: 700 MW indiani, 44 GWp tedeschi
Il divario tra 700 MW e 44 GWp non va letto come una gara fra Paesi. Serve a mettere a fuoco una differenza strutturale. In Germania, i laghi artificiali hanno un potenziale tecnico di 44 GWp, secondo uno studio di Fraunhofer ISE; in India la capacità installata di fotovoltaico galleggiante è indicata intorno ai 700 MW nei documenti governativi. Il punto è che il solare sull’acqua costa più di quello a terra. Lo ricorda un’analisi della Banca Mondiale: i criteri di idoneità per un sito galleggiante sono poco chiari, la capacità produttiva per le attrezzature dedicate è limitata e gli standard e le certificazioni per installare un impianto non sono completi.
In altre parole, l’India non è priva di superfici d’acqua né di domanda; le mancano piuttosto le condizioni per rendere questo tipo di impianti competitivo rispetto a quelli a terra. Il paradosso apre una domanda precisa: chi possiede il know-how per abbattere quei costi e colmare standard incompleti?
Un’alleanza nata da valigie e laboratori
La risposta arriva, almeno sulla carta, da un’alleanza accademica. Il memorandum non è il classico comunicato firmato in fretta: è il punto d’arrivo di una Early Career Research Fellowship congiunta per due ricercatori, Alexander Graef del Fraunhofer ISE e Manish Kumar di HPU, promossa dall’Indo-German Science and Technology Center (IGSTC). Già nel 2025 Manish Kumar aveva trascorso diverse settimane in Germania visitando istituzioni di ricerca; nella primavera del 2026 Alexander Graef ha trascorso cinque settimane in India conducendo ricerche presso organizzazioni indiane, in particolare la HPU. Da quegli scambi è nato un accordo che punta non solo sul fotovoltaico galleggiante ma anche sull’agrivoltaica, due settori in cui il trasferimento di know-how può avere un impatto diretto sulla riduzione dei costi e sulla definizione degli standard.
È qui che si gioca la tesi di fondo. Un memorandum non aggiunge megawatt; può però influire su ciò che li tiene fermi: criteri di idoneità, capacità produttiva, certificazioni. Se la ricerca comune riuscirà a tradurre la sperimentazione tedesca e indiana in parametri condivisi, l’accordo potrà avere un valore che va oltre la cooperazione accademica. Resta da vedere, naturalmente, se questo si trasformerà in capacità installata.
5.000 MW: promessa o sentiero?
Il banco di prova è un numero già scritto nei documenti governativi: il PM Surya Sarovar Yojana dovrebbe portare la capacità fotovoltaica galleggiante del Paese da circa 700 MW a 5.000 MW. Il salto è di un fattore sette, ma va letto dentro un contesto globale. Secondo un rapporto del National Institute of Solar Energy (NISE), la capacità cumulativa globale di fotovoltaico galleggiante ha raggiunto circa 9,6 GW entro il 2024, con aggiunte annuali comprese tra 1 e 1,2 GW. La crescita si è concentrata nell’Asia-Pacifico, dove pesano vincoli di terra, politiche favorevoli e disponibilità di bacini d’acqua.
Visti così, i 5.000 MW indiani non sono una cifra isolata: rappresentano una quota rilevante rispetto ai 9,6 GW globali cumulati fino al 2024, ma richiedono un’accelerazione ben superiore al ritmo annuo globale. La domanda non è se l’India firmerà abbastanza accordi, ma se saprà convertire 700 MW in 5.000 MW prima che costi e standard diventino un veto. Il numero da tenere d’occhio resta 5.000 MW: se la capacità installata non accelera oltre il ritmo di 1–1,2 GW all’anno osservato a livello globale, il divario rischia di restare sulla carta.




