Batteria da 500 MW è la più grande d’Europa, ma Thorpe Marsh arriverà a 1,4 GW

Lo scorso 12 agosto, nel South Lanarkshire, nella Scozia meridionale, un impianto da 500 MW con due ore di durata ha avviato le operazioni commerciali. Si chiama Coalburn 1 e, secondo l’annuncio ufficiale di Copenhagen Infrastructure Partners, è ora la più grande batteria operativa d’Europa. Sembrano numeri da comunicato. In realtà segnano il punto in cui lo stoccaggio scozzese smette di essere una promessa e inizia a competere davvero sul mercato.

Una miniera che ora accende la rete

Coalburn 1 è un sistema di accumulo a batteria agli ioni di litio da 500 MW con due ore di durata. La potenza, in megawatt, dice quanto l’impianto può erogare in un singolo istante; la durata dice per quanto tempo può farlo prima di scaricarsi. Non è un dettaglio tecnico: una batteria da 500 MW con due ore di autonomia è un asset pensato per la flessibilità veloce, non per immagazzinare energia per giorni.

Il luogo racconta un passaggio simbolico. L’impianto sorge sul sito di una ex comunità mineraria di carbone. È stato sviluppato da Copenhagen Infrastructure Partners attraverso il fondo Copenhagen Infrastructure IV, in partnership con lo sviluppatore britannico Alcemi. Nella stessa area, secondo gli sviluppatori, i due enormi parchi di batterie vicini — uno sul sito di una ex miniera di carbone a cielo aperto — immagazzineranno abbastanza elettricità da alimentare tre milioni di case. Nell’insieme, Coalburn 1, Coalburn 2 e Devilla forniranno 1,5 GW di potenza e 3 GWh di accumulo: anche guardando al portafoglio completo, la durata media resta di due ore per ogni megawatt installato.

Il contratto, non i megawatt

Un primato di potenza, da solo, non dice nulla su chi paga per quei megawatt. La lettura più utile arriva dai ricavi. Coalburn 1 includerà un accordo di ottimizzazione di 10 anni con SSE, più un contratto di capacity market di 15 anni su 300 MW e un contratto di sette anni su ulteriori 75 MW. Tradotto: una parte rilevante della capacità ha ricavi garantiti per anni, non legati alla sola vendita di energia sul mercato. Il primato va anche preso per quello che è: una fotografia dell’operativo, non della pipeline.

La Scozia, del resto, è un terreno particolare. La concentrazione di generazione eolica onshore e offshore, insieme ai vincoli di trasmissione che periodicamente costringono i parchi eolici a fermarsi per evitare sovraccarichi della rete, ha reso la regione attraente per gli sviluppatori di stoccaggio a batteria. Quando la rete non riesce a trasportare l’elettricità prodotta dal vento, il valore della flessibilità sale. È in quello spazio che una batteria può costruire margini, più che nella semplice vendita di energia.

Il primato con data di scadenza

Il record di Coalburn 1 va letto rispetto a dove sta andando il mercato. Secondo il governo britannico, il piano Clean Power 2030 prevede una capacità di batterie su scala di rete tra 23 GW e 27 GW. Coalburn 1 è 0,5 GW. Il primato attuale, in altre parole, è una frazione piccola di ciò che il Regno Unito si aspetta di installare entro il 2030.

E c’è già chi è pronto a superarlo. Thorpe Marsh, con una capacità di 1,4 GW / 3,1 GWh, diventerà il più grande sistema di accumulo a batteria del Regno Unito e uno dei più grandi in Europa. In termini di potenza è quasi il triplo di Coalburn 1. Quando arriverà a pieno regime,
l’era dei record scozzesi potrebbe chiudersi.

Un numero da tenere d’occhio: 1,4 GW e 3,1 GWh. È la taglia di Thorpe Marsh, il progetto che potrebbe togliere a Coalburn 1 il primato appena conquistato. La corsa allo stoccaggio europeo non è più una questione di chi accende per primo, ma di chi scala più in fretta.