Per i piccoli impianti non c’è più una tariffa garantita: i nuovi tassi EEG premiano l’immissione totale
Avevi quasi deciso di mettere i pannelli, poi è arrivata la bolletta e hai rimandato. A oltre un mese dalla pubblicazione dei nuovi tassi di sostegno, quel dubbio è ancora lì: conviene davvero investire nel solare oggi? Non serve una laurea in ingegneria per accorgersi che qualcosa è cambiato: basta leggere i tassi di sostegno EEG per gli impianti solari pubblicati dalla Bundesnetzagentur a inizio agosto. Ma prima di firmare un preventivo bisogna capire cosa dicono davvero questi numeri e perché il passato non è una buona guida.
Il dubbio di chi ha un tetto: conviene ancora il fotovoltaico?
La domanda non è banale, soprattutto per chi ha un impianto piccolo. Per i piccoli impianti domestici, con le nuove regole non sarà più prevista una tariffa di immissione garantita: chi produce dovrà vendere autonomamente l’elettricità sul mercato. In più, l’aumento di 1,5 centesimi per gli impianti da 40 kW previsto dal Solarpaket I non era ancora stato approvato dalla Commissione europea al momento della pubblicazione dei tassi. Le regole per i piccoli impianti stanno cambiando, e non sempre in modo lineare. Prima di firmare, conviene capire come si legge la tabella dei nuovi valori.
I tassi di agosto e il contesto: cosa dicono davvero i numeri
Per rispondere al dubbio iniziale, bisogna aprire le tabelle pubblicate a inizio agosto. Per gli impianti su edifici o barriere antirumore entrati in funzione dal 1° agosto 2026 al 31 gennaio 2027, i tassi sono questi: fino a 10 kW, 7,70 centesimi per kWh in immissione parziale e 12,22 in immissione totale; fino a 40 kW, 6,66 e 10,24; fino a 100 kW, 5,44 e 10,24. Per gli impianti di taglia maggiore (fino a 400 kW e 1.000 kW), i valori scendono ancora, mentre per gli impianti non su edifici si applica un unico valore di 6,19 centesimi.
Due cose saltano all’occhio. La prima: chi immette tutta l’energia in rete prende più di chi ne trattiene una parte per autoconsumo. La seconda: più grande è l’impianto, più basso è il valore per l’immissione parziale. Questo non significa che il fotovoltaico domestico sia morto, ma che la convenienza va calcolata in modo diverso rispetto al passato.
Il passato, del resto, insegna. Nel 2012 il mercato solare tedesco raggiunse il suo picco con oltre 8 GW installati in un solo anno. Poi, con la modifica degli incentivi, il mercato crollò e molte aziende del settore fallirono. Oggi la situazione è diversa, ma il meccanismo è simile: quando cambiano le regole, i conti vanno rifatti. C’è anche un altro elemento: con la modifica del § 51 EEG introdotta dal Solarspitzengesetz, in caso di prezzi negativi in borsa il sostegno per i nuovi impianti fotovoltaici viene posticipato a un periodo successivo. In pratica, anche il momento in cui si immette energia può incidere su quanto si incassa. Finché la Commissione europea non concederà l’autorizzazione, le norme elencate nel § 101 restano in vigore. Restano quindi due incognite: l’approvazione UE per l’aumento da 1,5 centesimi e un mercato globale che corre più veloce delle regole tedesche.
Cosa conviene fare adesso: autoconsumo, mercato e concorrenza cinese
Se i tassi da soli non bastano a decidere, è perché la partita si gioca altrove: nei prezzi di mercato e nella scala industriale cinese. A fine 2025 la capacità solare installata in Germania era di 117 gigawatt. Per raggiungere l’obiettivo di 215 gigawatt entro il 2030 servirebbero in media 19,6 GW di nuova potenza all’anno. Nel frattempo, nel 2025 la Cina ha installato circa 365 GW di nuovi impianti fotovoltaici: un valore che è ormai un multiplo dell’intero parco solare tedesco. La differenza di scala incide sui prezzi dei componenti e sulla convenienza delle installazioni, ma non deve spaventare chi ragiona in termini di autoconsumo.
Il punto vero, per chi ha un tetto, non è tanto “quanto prendo per ogni kWh immesso”, ma “quanto riesco a non comprare dalla rete”. I nuovi tassi premiano l’immissione totale, ma se si riesce a usare l’energia prodotta nelle ore di sole, il risparmio sulla bolletta può valere più di una tariffa. In più, bisogna considerare l’esposizione ai prezzi negativi: se si immette in rete quando i prezzi crollano, il sostegno può slittare. Per questo, oltre a guardare i centesimi per kWh, conviene farsi simulare il proprio impianto con i valori della propria classe di potenza e confrontarli con i consumi reali.
Chi ha un tetto oggi non deve chiedersi solo “quanto prendo per kWh immesso”, ma “quanto riesco a non comprare dalla rete”. I tassi di agosto sono un punto di partenza, non una promessa: fate simulare il vostro impianto con i valori per la vostra classe di potenza e confrontateli con i consumi reali prima di firmare.




