Nel Regno Unito le allodole evitano i pannelli di un parco solare del 2013 e nidificano nei prati vicini.
Secondo un’analisi pubblicata il 3 agosto su EnergMagazine, il banco di prova del fotovoltaico a terra è la convivenza con suolo e biodiversità. Per capirlo conviene partire dal Suffolk: nel dicembre 2013 il Broxted Solar Farm ha iniziato a generare elettricità ed era all’epoca il secondo parco solare più grande del Regno Unito. Quasi tredici anni dopo, il dato che colpisce non è la taglia dell’impianto ma un’assenza: secondo Environment Journal, le allodole, che prediligono ampie distese continue di prato, sono sparite dall’area interna ai pannelli, mentre continuano a nidificare nei prati adiacenti conservati deliberatamente durante la progettazione. Il gigante del 2013 ha tenuto la biodiversità fuori dai moduli, non dentro.
Il gigante del 2013 e il silenzio delle allodole
Il contrasto è tutto qui: un parco da primato nazionale, ma per una specie legata ai grandi spazi aperti il recinto solare è diventato un luogo vuoto. Non è una condanna del solare, ma un promemoria su come misurare un impianto. La potenza installata dice quanto può produrre; la presenza o l’assenza di fauna e vegetazione dice cosa succede al suolo mentre produce. Nel caso di Broxted la differenza è passata da una scelta progettuale minima: i prati esterni conservati durante la progettazione sono rimasti habitat, l’area interna no. Ma cosa significa questo per un Paese come l’Italia, che deve decidere il futuro del fotovoltaico a terra?
Dalla Consulta all’agrivoltaico: la sterzata italiana
La domanda arriva fino a Roma. La Corte Costituzionale ha frenato il fotovoltaico a terra tradizionale e per Coldiretti lo stop conferma una scelta precisa: puntare su soluzioni innovative, dai tetti all’agrivoltaico sostenibile, con pannelli elevati da terra che permettono la coesistenza tra produzione di energia e attività agricola. Non è un rifiuto dell’energia solare: è una gerarchia di priorità. Prima i tetti e le superfici già compromesse, poi gli impianti capaci di convivere con l’agricoltura.
Il ragionamento si estende anche alla natura. Il concetto che circola tra esperti e progettisti è quello dei sistemi conservoltaici: impianti che integrano le esigenze della conservazione della natura con la funzione energia, ma anche con pratiche gestionali come agricoltura e allevamento. In questa lettura, il caso Broxted non è un incidente isolato ma un errore di impostazione: se il suolo viene considerato solo come supporto meccanico per i moduli, la biodiversità si sposta altrove. L’agrivoltaico e il conservoltaico rovesciano l’impostazione: il pannello rialzato, la distanza tra le file, la gestione del prato diventano parte del progetto.
L’ironia è che lo stop della Consulta indirizza il settore verso impianti più complessi da progettare e più costosi da costruire, ma potenzialmente più difendibili nel tempo. Il fotovoltaico a terra tradizionale era semplice: massima densità, minimo ingombro, resa alta per ettaro. La nuova scommessa è opposta: produrre bene, non soltanto tanto. Ma chi sta già investendo concretamente su questa scommessa?
Cubico, BESS e l’incognita della coesistenza
Tra gli operatori che hanno raccolto la sfida c’è Cubico, che sviluppa in Italia progetti agri-PV con potenziale co-locazione di sistemi di accumulo a batteria, i BESS, pensati per sostenere la resilienza della rete e l’integrazione della generazione rinnovabile. Il dettaglio non è secondario: accanto ai pannelli rialzati, le batterie servono a spostare l’energia prodotta nelle ore di sole verso i momenti in cui serve, riducendo la dipendenza dell’impianto dalle condizioni atmosferiche. Ma la co-locazione non dice ancora nulla sulla qualità della convivenza con il suolo.
È qui che il caso Broxted torna utile. L’assenza delle allodole dentro i pannelli non è un problema di megawatt: è un problema di progetto, misurabile solo con dati ecologici, non con la potenza autorizzata. La presenza di BESS e pannelli elevati indica una direzione tecnologica, ma non sostituisce la verifica sul campo. Il prossimo indicatore da monitorare non sarà solo la potenza autorizzata, ma quanti impianti sapranno documentare la coesistenza con suolo e fauna, non solo produrre energia.
Il trend dei prossimi mesi si misurerà non sui megawatt annunciati, ma sulla capacità dei nuovi impianti agrivoltaici di dimostrare, dati alla mano, che le allodole possono continuare a cantare dentro i pannelli. Broxted, con il suo silenzio, ha già mostrato cosa succede quando la coesistenza resta solo un’ipotesi.




