A sei settimane da il comunicato stampa del 29 luglio, i numeri dell’assegnazione a TCL Solar fanno ancora rumore: 720 MWp di moduli a contatto posteriore in un solo progetto, quando fino a poco tempo fa il back contact era considerato roba da laboratorio. Accanto c’è anche una batteria da 2.400 MWh. Non è un progetto pilota, è un ordine da gigante.
720 MWp di back contact: il salto di scala che spiazza i produttori tradizionali
L’assegnazione riguarda le centrali di Smoky Creek e Guthrie’s Gap, in Australia. Insieme, comprenderanno 720MWp di generazione solare e un sistema di accumulo a batteria da 600MW / 2.400MWh. Con questa taglia, le due centrali diventeranno il più grande progetto solare al mondo a utilizzare la tecnologia a contatto posteriore. Da parte sua, TCL Solar rivendica il primato mondiale della più grande centrale solare back contact mai realizzata.
Il back contact non nasce certo ieri. SunPower, riconosciuta dal 1985 come pioniera della tecnologia a contatto posteriore, è stata integrata nel portafoglio di energie rinnovabili di TCL nel marzo 2025 per formare TCL SunPower. Da allora la proprietà del know-how si è concentrata, e i numeri dello sviluppo australiano mostrano che il back contact può passare dalla nicchia alla scala industriale. Dietro la taglia record, però, resta una domanda scomoda: chi possiede davvero i mattoni tecnologici di questa accelerazione?
La guerra dei brevetti: LONGi, AIKO e TCL Zhonghuan si contendono il futuro del silicio
La risposta parziale arriva dai numeri di mercato. Le vendite di moduli BC hanno raggiunto 19,55 GW, con un aumento del 125% su base annua, e hanno rappresentato oltre il 65% delle spedizioni totali di LONGi. In altre parole, il back contact è già una parte importante del portafoglio di uno dei maggiori produttori al mondo, non un esperimento marginale.
La contesa sui brevetti lo conferma. Lo scorso febbraio, Maxeon ha accordato ad AIKO la licenza su tutti i brevetti BC su celle e moduli solari al di fuori degli Stati Uniti, inclusi quelli esistenti e quelli che saranno aggiunti nei prossimi cinque anni. Non è un dettaglio legale: Maxeon detiene il portafoglio di brevetti IBC erede di SunPower, e cederlo in licenza extra-americana sposta l’equilibrio dei costi e delle alleanze.
A sua volta, secondo pv magazine, TCL Zhonghuan, braccio manifatturiero di TCL e controllante di SunPower, ha approvato un investimento di 385,1 milioni di dollari per convertire 20 GW di capacità di celle TOPCon e 25 GW di capacità di moduli TOPCon in linee di produzione BC. È la conferma che il back contact non è solo una scelta tecnica, ma una posta industriale da miliardi: chi non ha brevetti o alleanze rischia di restare fuori. Se la Cina converte 20 GW di capacità TOPCon in BC, cosa resta ai produttori senza brevetti o senza alleanze? E cosa succede all’Australia, che si lega per vent’anni a una tecnologia in piena ridefinizione?
Australia, vent’anni di scommessa: chi paga se il back contact delude?
Dal gioco globale si torna al territorio. I progetti sono australiani, l’acquirente è Rio Tinto, e il contratto dura vent’anni. Secondo la scheda progetto di Edify Energy, Rio Tinto acquisterà il 90% della capacità di energia e stoccaggio generata dalle centrali per 20 anni. È una scommessa a cielo aperto: il back contact promette efficienza e durata superiori, ma su un orizzonte così lungo i margini di errore sono ridotti. Il back contact reggerà le promesse su vent’anni di sole australiano, con una batteria da 2.400 MWh a fare da cuscinetto?
Il lettore resta con una domanda: il gigantismo del back contact è una scommessa tecnologica già vinta o un rischio non prezzato, che ricadrà su chi compra energia e su chi paga le bollette australiane per i prossimi vent’anni? I numeri dicono scala, i brevetti dicono concentrazione, il contratto dice vent’anni. Manca solo la risposta sul campo.




