HySCALE100 da 194 milioni era già nel bilancio 2023, ma Heide cita la mancanza di un quadro stabile.

Centonovantaquattro milioni di euro. È la cifra che il bilancio 2023 dello Schleswig-Holstein prevede per il progetto HySCALE100, l’impianto di idrogeno verde su larga scala presso la raffineria di Heide. Eppure lo scorso 18 agosto, come riportato da Renewables Now, il progetto è stato cancellato. Non è la prima volta che succede, e questo è il punto.

Un progetto cancellato due volte

La cancellazione del 2026 è il secondo fallimento per l’idrogeno verde presso la raffineria di Heide, come ricostruito da Clean Energy Wire. A rendere diverso questo stop è la motivazione. I partner del progetto HyScale 100 hanno citato una mancanza di certezza pianificatoria, secondo gasworld. Come riportato dalla NDR, la raffineria ha spiegato il dietrofront, tra le altre cose, con una Planungssicherheit assente: la stabilità del quadro regolatorio e infrastrutturale che dovrebbe accompagnare un investimento di questa scala.

La domanda che emerge è immediata: come si arriva a stornare un progetto per cui il denaro pubblico era già stato iscritto in bilancio? Nel caso di Heide la risposta non sta nei soldi. Sta in una parola che la raffineria ripete: certezza. Non tanto il costo dell’idrogeno, quanto l’impossibilità di sapere che cosa accadrà tra due, cinque o dieci anni.

La certezza che non arriva, oltre Heide

Heide non è un caso isolato. Nella rassegna di Hydrocarbon Processing, ArcelorMittal risulta aver accantonato un piano da 2,5 miliardi di euro per convertire due acciaierie tedesche all’idrogeno verde. L’azienda lo ha fatto nonostante un’offerta di 1,3 miliardi di euro in sussidi pubblici. Il rapporto è eloquente: la mano pubblica metteva più della metà dell’investimento, eppure il progetto si è fermato. Se il prezzo dell’idrogeno fosse l’unico ostacolo, un sussidio così rilevante dovrebbe risolverlo. Non è bastato.

Lo stesso vale per LEAG. L’operatore energetico ha rinviato a tempo indeterminato i piani per costruire uno dei più grandi hub di energia verde in Europa sul sito di una centrale a carbone dismessa nella Germania orientale. Anche qui il passo indietro non è presentato come una rinuncia definitiva, ma come un congelamento in attesa che il contesto diventi leggibile. Il denominatore comune è la prevedibilità: senza un orizzonte di regole stabile, i grandi progetti industriali restano sulla carta.

Il confronto è impietoso. A Heide si parla di un impianto su scala industriale collegato a una raffineria esistente, con un territorio pronto a ospitarlo. ArcelorMittal e LEAG sono attori che per dimensioni e bilancio possono permettersi di aspettare. Se anche loro ritirano o rinviano, la filiera tedesca dell’idrogeno verde mostra un freno che non è tecnologico né finanziario: è di orizzonte temporale.

Dithmarschen e i prossimi mesi

Il cerchio si stringe sul territorio. Il circondario di Dithmarschen, che avrebbe dovuto ospitare l’impianto, ha reagito con rammarico e ha parlato di probabili ulteriori ritardi nella pianificazione della produzione e dello stoccaggio di idrogeno verde. La dichiarazione, riportata sempre dalla NDR, non assegna colpe: registra una conseguenza concreta su un’area che aveva scommesso sull’idrogeno come leva industriale.

Resta una domanda: i 194 milioni di euro stanziati dal Land verranno riconvertiti o resteranno congelati? Nei prossimi mesi è questo il numero da osservare. Se lo Schleswig-Holstein li destinerà altrove, il segnale sarà di una ritirata. Se li manterrà in bilancio in attesa di un quadro più stabile, vorrà dire che il problema non è la volontà politica, ma la capacità di dare agli investitori una data e delle regole fisse.