Un recepimento tardivo ma completato nella prima ondata, con la procedura d’infrazione chiusa e gli obiettivi ricalibrati sul PNIEC aggiornato
Modificare il titolo del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199 può sembrare un atto notarile. In realtà è il punto in cui la cornice italiana degli obiettivi rinnovabili al 2030 ha smesso di coincidere con quella del 2021: l’innesto della direttiva (UE) 2023/2413, la RED III, ne ha spostato il perimetro. Come risulta da la Gazzetta Ufficiale del 20 gennaio 2026, l’articolo 1 del provvedimento — il D.Lgs. 5/2026 — sostituisce il titolo del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, per recepire la direttiva (UE) 2023/2413.
L’iter che ha portato a quel testo si è chiuso in coda d’anno. La deliberazione preliminare del Consiglio dei ministri risale all’8 ottobre 2025; l’intesa in sede di Conferenza unificata è stata sancita nella seduta del 18 dicembre 2025; la deliberazione definitiva è arrivata nella riunione del 29 dicembre 2025.
Un titolo modificato che muove il 2030
Per capire perché quel cambio di titolo è più di un dettaglio tecnico, serve guardare a cosa vincola. Il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199 era lo strumento che dava attuazione alla precedente direttiva rinnovabili e definiva la cornice nazionale. Sostituirne il titolo equivale a dichiarare che quel perimetro è stato ricalibrato sulla RED III. Tra le modifiche, il testo innalza gli obiettivi nazionali al 2030, in coerenza con il PNIEC aggiornato, come riportato da TuttoAmbiente. Il recepimento, in altre parole, ha spostato il punto di arrivo al 2030 rispetto alla cornice del 2021.
L’anno perso: infrazione e calendario
La risposta a quella domanda è in un calendario che l’Italia ha giocato in rimonta. Nella procedura d’infrazione INFR(2024)2277, la Commissione europea aveva inoltrato un parere motivato entro il 17 febbraio 2025 per il mancato recepimento della RED III, come documentato da Elettricità Futura. La legge di delegazione europea 2024, la legge 13 giugno 2025 n. 91, è entrata in vigore soltanto il 10 luglio 2025, stando a quanto riportato su Normattiva. Nel frattempo, alla scadenza legale del maggio 2025 solo la Danimarca aveva notificato la trasposizione completa; il 24 luglio 2025 la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora a 26 Stati membri, secondo la comunicazione ufficiale della Commissione europea.
Davanti a Germania e Francia: a che punto siamo davvero
Il confronto europeo ribalta in parte la narrazione del ritardo. Secondo il tracker sulla trasposizione della RED III, a marzo 2026 Danimarca, Italia e Paesi Bassi risultavano gli unici ad aver confermato la trasposizione completa della direttiva. L’Italia, pur avendo mancato la scadenza del maggio 2025, si è ritrovata tra i primi paesi a completare il recepimento, davanti a Germania, Francia e Spagna.
Il dato non cancella il ritardo: il parere motivato era già stato notificato a febbraio 2025 e la deliberazione definitiva è arrivata solo a fine dicembre. Ma aiuta a tarare la lente. In un quadro in cui 26 Stati membri hanno ricevuto lettere di costituzione in mora a luglio 2025, il caso italiano si presenta come un recepimento tardivo ma completato nella prima ondata — non come un’inadempienza aperta.
Per chi opera sugli impianti, la traduzione pratica è duplice. Da un lato, l’innalzamento degli obiettivi al 2030 coerente con il PNIEC aggiornato ha sostituito il riferimento del 2021 e superato l’incertezza legata alla procedura d’infrazione: il quadro normativo non dipendeva più dal difetto di recepimento contestato dalla Commissione europea. Dall’altro, la cornice da sola non muove nessuna pratica autorizzativa. Il punto in cui la partita si è spostata — e dove si deciderà — è la velocità con cui gli obiettivi innalzati si trasformano in procedure autorizzative effettive e in cantieri. L’Italia non è stata la prima, ma a marzo 2026 risultava tra i primi ad aver completato il quadro.




