Accordo Ue: stoccaggio quasi quadruplicato entro il 2030, con batterie a ferro-aria che trattengono energia per giorni.
La bolletta che verrà: cosa dicono i numeri
Il primo dato arriva dall’accordo europeo. Lo scorso giugno i ministri dell’energia dell’Unione europea hanno firmato un’intesa per portare la capacità di stoccaggio energetico da 55 GW odierni a un obiettivo di 200 GW entro il 2030, quasi quadruplicandola. Un primo passo concreto prevede l’aggiunta di circa 30-35 gigawattora di nuova capacità entro il 2028. Ma accumulare elettricità non basta: le batterie agli ioni di litio, oggi dominanti, possono trattenere energia solo per un massimo di circa quattro ore. È qui che entra in gioco una tecnologia diversa. All’inizio di agosto l’azienda olandese Ore Energy ha firmato il primo accordo europeo per batterie a ferro-aria, in grado di immagazzinare energia fino a quattro giorni, contro le quattro ore delle batterie al litio. Per chi paga la bolletta, la differenza è concreta: avere batterie capaci di conservare energia per giorni significa poter spostare l’eccesso di rinnovabile dei weekend verso i giorni di picco, riducendo la dipendenza dal gas quando i prezzi salgono. Ma mentre l’Europa prova a moltiplicare la capacità di accumulo, qualcun altro punta su una strada completamente diversa.
Mentre l’Europa accumula, l’Alaska trivella
Dall’accordo europeo sullo stoccaggio passiamo a una notizia che arriva dagli Stati Uniti. Il Bureau of Land Management ha in programma di pubblicare l’8 settembre la proposta di regola “National Petroleum Reserve in Alaska Production Site Development” nel Federal Register. Non è una novità isolata: già a dicembre 2020 l’amministrazione Trump aveva aperto oltre l’80 per cento della riserva alle concessioni e allo sviluppo, comprese parti dell’area del lago Teshekpuk. Il cuore economico della partita è il progetto Willow, stimato produrre 180.000 barili di petrolio al giorno al suo picco, con entrate previste tra 8 e 17 miliardi di dollari per il governo federale, lo stato dell’Alaska e le comunità del North Slope Borough. In pratica, mentre l’Europa investe su serbatoi e batterie a ferro-aria per ridurre la dipendenza dal combustibile fossile, l’Alaska punta ad aumentare l’offerta di greggio, con potenziali ricadute sui mercati globali e su ciò che arriva sulle bollette. Ma riaprire l’Artico non è una decisione senza ostacoli: i villaggi nativi e i tribunali sono già in campo.
Il paradosso legale: chi decide sul futuro energetico?
Proprio quando il governo federale spinge per lo sviluppo, la causa Nuiqsut Trilateral, Inc. v. Burgum riporta il diritto di passaggio al centro del conflitto: la riapertura della riserva è già oggetto di contenzioso e coinvolge villaggi nativi dell’area del lago Teshekpuk. Lo scorso 16 marzo il tribunale distrettuale dell’Alaska ha concesso un’ingiunzione preliminare che ripristina l’accordo sul diritto di passaggio fino alla risoluzione della causa. In altre parole, il via libera allo sviluppo convive con un equilibrio fragile, in cui le entrate miliardarie del progetto Willow si intrecciano con ricorsi e ingiunzioni. Resta la domanda: fino a che punto il diritto e i ricorsi potranno rallentare il petrolio mentre l’Europa accelera sullo stoccaggio?
Per chi osserva la bolletta del gas, il messaggio è semplice: aspettati volatilità nei prossimi mesi. La vera sicurezza arriverà solo quando le batterie a ferro-aria e lo stoccaggio ampliato saranno operativi, non prima del 2028. Nel frattempo, ogni permesso sul petrolio artico conta anche per il prezzo che pagherai.




