Contributo a fondo perduto per chi completa il progetto e rendiconta entro i termini del bando.
Diciassette milioni di euro, un tasso all’1% e metà del debito che sparisce a progetto finito. Le domande sono aperte da ieri, 4 settembre, alle 12, e si chiuderanno il 31 dicembre alle 12: chi non si muove in fretta resta a guardare. È quanto prevede il bando Fonti Rinnovabili 2026 gestito da Gepafin, pubblicato lo scorso 23 luglio sul Bollettino Ufficiale della Regione Umbria n. 36 e finanziato con le risorse del PR FESR Umbria 2021-2027 – Azione 2.2.1, con una dotazione di 17 milioni di euro elevabili fino a 20 milioni.
Il regalo nascosto nel prestito
Il cuore dell’agevolazione è un finanziamento a tasso agevolato: 1,00% di interesse, durata complessiva di 84 mesi, di cui 12 di preammortamento e 72 di ammortamento, con rimborso in rate semestrali costanti posticipate. Ma il dettaglio che cambia i conti è un altro: il 50% del prestito ricevuto non deve essere restituito una volta completato il progetto e rendicontate le spese. In pratica, metà del debito si trasforma in contributo a fondo perduto soltanto alla fine, dopo aver dimostrato di aver realizzato l’intervento. È una condizione che premia chi ha già la capacità di anticipare i costi e di chiudere la rendicontazione nei tempi.
Ma chi può davvero sedersi al tavolo? La platea, secondo quanto comunicato dalla Regione Umbria, è aperta a micro, piccole, medie e grandi imprese di quasi tutti i settori produttivi. Non si tratta quindi di un canale riservato a pochi: la selezione avviene altrove, sui numeri minimi e sulle scadenze.
La soglia dei 25mila euro
La generosità ha un prezzo: per ottenere la quota a fondo perduto bisogna prima spendere, e spendere almeno 25mila euro. La soglia minima di spesa non è un dettaglio tecnico: esclude dal perimetro gli interventi più piccoli, quelli che un artigiano o un piccolo professionista potrebbero fare senza indebitarsi. Secondo la Regione Umbria, la soglia minima di spesa è fissata a 25 mila euro. Il bando conferma: la spesa minima ammissibile è pari a 25.000 euro; la spesa massima ammissibile sale a 350.000 euro per liberi professionisti, lavoratori autonomi, microimprese e PMI, e a 700.000 euro per le grandi imprese. In mezzo c’è spazio per impianti di taglia media, ma la soglia d’ingresso non è neutra.
A muovere i fili è Gepafin, la società finanziaria detenuta al 56% dalla Regione Umbria e per il restante 44% da 10 banche che operano nel territorio regionale. Questo significa che la regia dei bandi resta in larga parte pubblica, con il sistema bancario locale a fare da canale operativo. Non un semplice erogatore, ma il punto in cui la politica regionale e il credito si incontrano.
La gara silenziosa con il Lazio
Il bando umbro non nasce in un vuoto. La Regione Lazio ha già pubblicato un avviso per sostenere l’indipendenza energetica delle imprese tramite investimenti per l’autoproduzione di energia da fonte fotovoltaica e relativi sistemi di accumulo. La formula è analoga: investimenti in rinnovabili, sostegno pubblico, imprese come destinatarie finali. La differenza, per ora, è nei tempi e nei paletti: l’Umbria ha aperto i termini a settembre e li chiude a fine dicembre, chiudendo di fatto la partita entro l’anno. Il Lazio gioca la stessa partita, e le imprese che operano su più territori si troveranno a scegliere dove presentare domanda, con quali massimali e con quale velocità di risposta.
Le imprese umbre hanno poco meno di quattro mesi per trasformare un prestito agevolato in un contributo a fondo perduto. Ma la vera incognita non è il denaro: è il tempo per progettare, installare e rendicontare. Perché il 50% non si incassa alla firma, ma solo dopo aver chiuso i lavori e presentato le spese. E mentre l’Umbria corre, il Lazio non starà a guardare.




