Il solare copre il 13% dei consumi, ma il carbone genera ancora quasi metà dell’elettricità.

Un gigawatt. Tanto separa la capacità solare cinese dalla capacità a carbone a fine luglio 2026: 1.286 TW contro 1.285 TW. Per la prima volta il fotovoltaico ha superato il carbone, ma è il dato giusto per la conclusione sbagliata.

La potenza installata non è energia, e nel fotovoltaico cinese questa differenza si è allargata proprio mentre la capacità toccava il record.

Il 31,5% non è un terzo dell’elettricità

Il fotovoltaico rappresenta ormai il 31,5% della capacità installata totale della Cina. Un dato che apparentemente dice un’era nuova.

Poi si guarda l’energia: nei primi sette mesi del 2026 la generazione solare ha prodotto 802,4 TWh, in crescita del 15,5% anno su anno, secondo i dati di generazione solare cinese. Equivale a circa il 13% dei consumi elettrici nazionali. Il carbone, nel solo primo semestre, ha generato 2,5 PWh e ha coperto il 49,7% della generazione totale.

Il -66% che conta più del sorpasso

Nel primo semestre 2026 la Cina ha installato 71,8 GW di fotovoltaico. Nello stesso periodo del 2025 erano stati 212,2 GW di nuove installazioni: il calo del 66% rispetto a un anno fa è la vera notizia.

Il tasso di utilizzo medio del parco solare è al 91,4%, contro il 94% di un anno prima. E la produzione di moduli, secondo la China Photovoltaic Industry Association, è calata del 35,1%: la manifattura cinese dei moduli arretra.

Wang Bohua, ex segretario generale dell’associazione, parla di «deep adjustment», come riporta l’analisi del settore fotovoltaico cinese.

L’integrazione si decide altrove

La correzione cinese non è solo interna. In India, la proposta della Central Electricity Authority impone ai nuovi progetti solari ed eolici inverter grid-forming e stoccaggio co-locato dal 1° luglio 2027. In Europa, il capacity market tedesco approvato dalla UE dovrà essere aperto a tutte le tecnologie: generazione, stoccaggio, demand-side response, capacità esistente e transfrontaliera.

Il numero da guardare nei prossimi mesi non è il primato di capacità, ma il 91,4%. Se il tasso di utilizzo della flotta solare cinese scivola ancora, il sorpasso sul carbone rischia di restare un conto da pagare, non un vantaggio.