La conferma giudiziaria della riforma del 2023 non ha accelerato le code di interconnessione, che restano lente e imprevedibili
Lo scorso 31 luglio, tre anni e tre giorni dopo che la FERC aveva emesso l’Order No. 2023, la Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha confermato l’Order No. 2023 della FERC. Il dato non è tanto il sì della corte, quanto quello che è successo nel frattempo: la coda di interconnessione non è diventata più rapida. Anzi, il collo di bottiglia sembra essersi spostato dalle regole ai tempi reali.
Tre anni e tre giorni
Conviene partire dal calendario. La FERC emise l’Order No. 2023 il 28 luglio 2023, introducendo riforme per migliorare le procedure di interconnessione dei generatori. Tre anni e tre giorni dopo, la Corte d’Appello per il Distretto di Columbia ha respinto le sfide presentate da produttori di energia pulita e fornitori di trasmissione.
Non tutte le riserve, va detto, sono state superate. Advanced Energy United, che nel complesso aveva sostenuto l’ordine, aveva contestato un elemento specifico: le penalità punitive per i progetti che si ritirano in fase avanzata a causa di picchi di prezzo imprevisti. È una questione che tocca direttamente il tasso di ritiro, un indicatore che tornerà. La conferma della D.C. Circuit non crea una nuova regola, ma trasforma una riforma in un vincolo stabile. Per gli operatori significa che i mandati dell’ordine non saranno rimessi in discussione a breve. Ma la stabilità normativa non si traduce automaticamente in velocità operativa, e qui sta il punto. Se la regola ora è confermata, cosa è cambiato davvero nelle code di interconnessione?
Una mappa a due velocità
La risposta arriva dal rapporto pubblicato a giugno da Advanced Energy United con Brattle Group e Grid Strategies. Il quadro è più sfumato di quanto suggerirebbe la sola conferma giudiziaria. La maggior parte dei gestori di rete sta facendo progressi nell’alleviare i colli di bottiglia della coda di interconnessione, ma i processi restano, secondo il rapporto, ancora troppo lenti e imprevedibili.
Il progresso non è uniforme. Secondo una valutazione, gli sforzi di riforma dell’interconnessione di mostrano “miglioramenti promettenti”, mentre il Midcontinent Independent System Operator ha fatto “progressi incompleti”. È la prova che avere una regola confermata non basta: la sua applicazione dipende dalla capacità e dalle scelte di ogni gestore. Miglioramenti promettenti in due mercati e progressi incompleti in un terzo raccontano di un sistema in cui la stessa regola produce esiti diversi. Non è una sorpresa: le code di interconnessione dipendono da infrastrutture locali, procedure amministrative e carichi di domanda che variano da regione a regione.
Il punto più delicato è un altro. I gestori hanno implementato i mandati dell’Order No. 2023, ma non ci sono ancora prove che i progetti vengano connessi più rapidamente. In altre parole, la riforma ha prodotto procedure nuove, non necessariamente tempi più brevi. È una distinzione importante: implementare una procedura non equivale a connettere un impianto. La prima è un atto amministrativo, la seconda richiede tempi, costi e coordinamento tra soggetti diversi. Questo sposta l’attenzione dai testi normativi alla pratica quotidiana delle code.
Il numero da tenere d’occhio
Se la mappa mostra progressi a macchia di leopardo, dove si è incagliato il sistema? Il rapporto lo dice senza giri di parole: l’interconnessione rimane una barriera principale con alti tassi di ritiro e ritardi opachi post-interconnessione. A pesare non sono più soltanto le regole, ma quello che accade dopo: progetti che si ritirano in fase avanzata e ritardi difficili da spiegare.
Il tasso di ritiro in fase avanzata è l’indicatore da guardare perché misura quanto il sistema riesce a trattenere i progetti fino alla connessione. Un ritiro tardivo segnala che i costi o i tempi diventano insostenibili proprio quando il progetto è più vicino all’obiettivo. Per Caitlin Marquis di Advanced Energy United, «il processo rimane inutilmente lento e imprevedibile». La frase chiude il cerchio: una riforma può essere confermata dai giudici eppure non ancora utile agli operatori. Nei prossimi mesi il numero da osservare non è una nuova regola, ma il tasso di ritiro dei progetti in fase avanzata. Se non scende, la riforma sarà confermata ma non ancora utile.




